Cosa nostra dispone di 300.000 voti: radicato il rapporto mafia-politica Settori di grande guadagno: edilizia, videopoker, distribuzione alimentare, estorsioni Sono questi i due elementi di pericolosità della mafia che rendono difficilissima la sua repressione. Il luogo storico in cui “Cosa nostra” è nata e si è sviluppata è il territorio delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento. La mafia, inoltre, è solo quella siciliana per gli anzidetti elementi di pericolosità. Le altre mafie sono associazioni criminali pericolosissime e violente ma, non avendo questo tipo di implicazione territoriale sono facilmente riconoscibili ed isolabili. Attualmente la “cupola mafiosa” sembrerebbe non esistere in quanto da alcune intercettazioni si è appreso che la mafia, non essendo riuscita a ricostituire le sue strutture di comando, non ha più compiuto gesti eclatanti. I procedimenti di sostituzione dei capi sono lentissimi e passano attraverso una serie di regole molto rigide che non possono essere violate. Attualmente, dopo l’arresto dei capi mafia storici e dopo la stagione delle stragi, l’organizzazione si trova in un momento di debolezza istituzionale ed operativa relativamente al solo aspetto militare. Le strutture di comando vengono sempre ricostituite puntualmente ma il livello dei capi è qualitativamente peggiorato; inoltre non ci sono più (ad eccezione di Gaspare Spatuzza) collaboratori di giustizia di grande spessore.La mafia è nel territorio, controlla il territorio e cerca di farlo meglio dello Stato.
Complessivamente, negli ultimi quattro anni, si sono verificati otto omicidi di mafia in ragione di due all’anno che costituisce una numero molto basso in confronto alle varie decine di omicidi all’anno verificatisi in passato. La vera sterzata alle strategie di “Cosa nostra” si è avuta nel momento in cui il posto di Totò Riina è stato preso da Bernardo Provenzano; successivamente tutti i capi che hanno fatto seguito a quest’ultimo sono rimasti fedeli alle sue linee strategiche. È stata abbandonata la strategia stragista e la mafia ha ripiegato sulle attività criminali tradizionali (come le estorsioni, che gli studiosi distinguono in “predatorie” e “tangenti”).Occorre, però, precisare che la mafia non è vinta o distrutta, ma attualmente è solo contenuta, in quanto è stata costretta ad immergersi, sommergersi, inabissarsi o occultarsi, come dir si voglia, conservando intatta la sua micidiale potenza e la sua vocazione alla violenza, tant’è vero che si è verificato qualche omicidio, chirurgicamente mirato, e sono stati anche sequestrati depositi di armi.
Gli imprenditori che svolgono attività nel settore dei lavori pubblici prima di iniziare i lavori si “mettono a posto” pagando il 3% sull’importo lordo degli appalti, ovvero assumendo personale consigliato dai mafiosi o assegnando a ditte di mafiosi, subappalti, forniture di cemento, movimento terra e l’esecuzione di determinate lavorazioni, ricavando, da tutte queste attività, ingentissime somme di denaro. In particolare, la mafia nel settore del cemento ha una presenza economica propria negli stabilimenti di produzione, con il possesso di una serie di macchinari di cantiere e di ogni sorta di bene strumentale alle costruzioni (peraltro, trattandosi di beni solitamente intestati a prestanome, non sempre è facile sottoporli a sequestro).
Il vero guadagno della mafia non proviene dalle estorsioni “predatorie”, il cosiddetto “pizzo”, che viene riscosso due volte l’anno. Con l’estorsione la mafia manifesta il potere in funzione del controllo del territorio ed il ricavato serve al suo mantenimento, a quello dei carcerati e delle loro famiglie.
Il grosso dei guadagni la mafia lo ricava dalle c.d. “messe a posto”, dalle macchinette dei videopoker o dalla droga che importa. “Cosa nostra” non ha più, come negli anni 70, la leadership internazionale del traffico di stupefacenti, che raffinava dopo avere importato la materia prima. Il ricavato delle predette attività è stato riversato nel settore dell’edilizia e l’investimento si è rivelato disastroso a seguito dei numerosi sequestri. Sono stati scoperti singoli investimenti anche negli Stati Uniti d’America, ma in generale questi investimenti sono difficilissimi da individuare perchè gli accordi internazionali, in presenza di trattati, passano attraverso una lenta e complessa attività rogatoriale. In ordine ai reinvestimenti all’estero, le indagini hanno accertato un canale di riciclaggio che da Palermo, attraverso la Svizzera, si dirigeva verso i paradisi fiscali delle Bahamas, dove sono stati sequestrati alcune decine di milioni di euro in partecipazioni societarie.
Altro settore privilegiato dall’organizzazione mafiosa è quello della grande distribuzione commerciale, ove la mafia privilegia le concessione in franchising.
Nel settore economico si opera con i sequestri penali in senso stretto e l’intervento viene duplicato in sede di prevenzione. Se, infatti, il bene sfugge al sequestro nel corso del procedimento penale (cosa che può avvenire in sede di riesame), difficilmente può sfuggire in sede di procedimento di prevenzione, che richiede un livello probatorio più basso. Altro elemento positivo nel contrasto al fenomeno mafioso è stata la cattura dei più importanti latitanti (attualmente manca all’appello solo Matteo Messina Denaro, essendo stato arrestato nei mesi scorsi il boss Gerlandino Messina), cui hanno contribuito l’enorme impegno delle forze di polizia ma anche la magistratura, con una complessa serie di attività (intercettazioni audiovideo, impiego di Gps, ecc.), che possono essere autorizzate solo dall’Autorità Giudiziaria. È stata positiva la reazione della società civile con Confindustria, Confcommercio e le associazioni di “Addio Pizzo” e “Libero Futuro” anche se le denunce degli estorti sono perimetrate entro il limite delle decine e molti imprenditori che pagano il “pizzo” negano di pagarlo, come è emerso dalle indagini effettuate più di recente anche a mezzo di intercettazioni telefoniche.La mafia – che ottiene facilmente le autorizzazioni commerciali e dispone anche di adeguati locali – è privilegiata dalle grandi catene di distribuzione, che sono ben felici di fare affari con i mafiosi. Con i supermercati la mafia perpetua il potere sul territorio, in quanto realizza un alto rapporto tra impiego di capitale e numero di persone occupate, offrendo così la possibilità di lavorare non soltanto ai figli di mafiosi, ma anche a persone estranee all’organizzazione che vengono così gratificate e rimangono ad essa grate.
Per quanto riguarda Trapani, emerge una scelta contraria all’uso della violenza della sua provincia, ove sembrerebbe regnare una sorta di pax mafiosa (anche con poche estorsioni “predatorie”). Sussiste, invece, una fortissima tendenza all’affarismo con una mescolanza di soggetti appartenenti alla mafia ed all’imprenditoria. Ad Agrigento, la mafia è potenzialmente più violenta con le estorsioni che sono praticate con grandissimo impegno e senza alcuna esenzione, neanche per gli imprenditori mafiosi che negano di essere tali solo perché sono oggetto di estorsione. In passato il territorio dell’agrigentino è stato teatro di violente guerre tra la mafia e la “Stidda”, organizzazione criminale parallela e diversa dalla mafia. Quanto a Palermo, la situazione è fluida per la distribuzione delle strutture di comando e per l’incertezza dei nuovi quadri dirigenti, con il tentativo dei vari “mandamenti” di contattarsi tra di loro e di raggiungere accordi anche con “cosa nostra” degli Stati Uniti d’ America. Come area di future criticità si segnala la possibile esplosione di una guerra di mafia nel triangolo Corleone, San Giuseppe Iato e Partinico. Il “mandamento” di quest’ultima località tenta una parte egemone per alcune presenze di soggetti rimessi in libertà dopo il loro arresto, anche se il muoversi in guerra tra di loro passa attraverso una serie di decisioni che i capi detenuti non sono in grado di prendere e di padroneggiare.Sul piano elettorale, 3500- 4000 mafiosi sono un numero consistente, in quanto riescono a influenzare un gran numero di elettori con i quali si relazionano. È possibile stimare riduttivamente la forza elettorale della mafia tra 200.000 e 300.000 voti che, se distribuiti in alcune realtà locali, incidono in maniera consistente nella scelta degli amministratori.
Musso Dino
14 agosto 2011 at 19:42
nelle cifre…sono compresi i parlamentari e politici vari????
Eduardo de Vita
14 agosto 2011 at 19:48
Beh,tolti i 4000 uomini che non sono i politici perchè non sono uomini di onore,restano gli 8000 fiancheggiatori che meglio rispondono all’indole dei nostri politici.
Fabrizio Sbaraglia
14 agosto 2011 at 19:53
SPERO CHE SIA VERO, PENSAVO DI MOLTO PEGGIO
Salvatore Pirrone
14 agosto 2011 at 19:56
12.000 persone che reggono le sorti della povera Italia che in una notte si potrebbero fare sparire, ma non ci credo ci sono tutti i politici che sicuramente non sono nella conta !!!!
Carlo Marselo
14 agosto 2011 at 19:58
scusate sono molti di piì, avete contato i 400 che sono in parlamento, quelli non sono soldato son capi banda, capi regime altrochè !!!
Rosario Sorrentino
14 agosto 2011 at 20:07
chi c e al capo di tutto questo?!?!?!?!?!la politica!!!
Vianella Zucconelli Benetti
14 agosto 2011 at 20:12
ragazzi, come siamo messi male!!!ma ha ragione carlo, quelli che cisono in parlamento sono i peggiori, nn si nascondono nemmeno!!!!
Gabriele Volpi
14 agosto 2011 at 20:29
La metà solo Milano e Provincia(visto che ci vivo )