(Traduzione in italiana di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Jean-Paul Pougala è uno scrittore Italiano di origine camerunese, direttore dell’Istituto di Studi Geostrategici e professore di sociologia presso “la Geneva School of Diplomacy di Ginevra in Svizzera”. E’ autore del libro autobiografico “in fuga dalle tenebre” Einaudi 2007
di Jean-Paul Pougala
Il primo satellite Africano RASCOM 1
È la Libia di Gheddafi che offre a tutta l’Africa la sua prima vera rivoluzione dei tempi moderni: assicurare la copertura universale del continente per la telefonia, la televisione, la radiodiffusione e per molteplici altre applicazioni, come la telemedicina e l’insegnamento a distanza; per la prima volta, diviene disponibile una connessione a basso costo su tutto il continente, fino alle più sperdute zone rurali, grazie al sistema di ponti radio WMAX.
La storia inizia nel 1992, quando 45 paesi africani creano la società RASCOM per disporre di un satellite africano e fare abbassare i costi delle comunicazioni sul continente.
Telefonare da e verso l’Africa presentava allora le tariffe più care al mondo, perché esisteva un’imposta di 500 milioni di dollari che ogni anno l’Europa incassava sulle conversazioni telefoniche, anche all’interno di uno stesso paese africano, per il passaggio delle comunicazioni sui satelliti europei come Intelsat.
In buona sostanza, il satellite africano veniva a costare 400 milioni di dollari da sborsare una tantum, e non bisognava versare ogni anno 500 milioni per avere in affitto i satelliti. Chi è quel banchiere che non finanzierebbe un tale progetto?
Ma l’equazione più difficile da risolvere era: come può lo schiavo affrancarsi dallo sfruttamento servile del suo padrone, sollecitando proprio l’aiuto di quest’ultimo per ottenere la sua liberazione? Quindi, per 14 anni, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, gli Stati Uniti, l’Unione Europea avevano fatto baluginare la possibilità del finanziamento e creato illusioni a questi paesi africani.
Nel 2006, Gheddafi mette fine al supplizio del chiedere inutilmente la carità ai presunti benefattori occidentali, che però praticano prestiti a tassi da usura; la Libia apre la strada mettendo sul tavolo 300 milioni di dollari, sono seguite la Banca Africana di Sviluppo con 50 milioni e la Banca dell’Africa Occidentale di Sviluppo con 27 milioni, ed è così che l’Africa, il 26 dicembre 2007, ha potuto gestire il suo primo satellite per le comunicazioni della sua storia.
Su questa scia si sono poste la Cina e la Russia, questa volta cedendo la loro tecnologia e consentendo quindi il lancio di nuovi satelliti, sud-africano, nigeriano, algerino, e la messa in orbita di un secondo satellito africano, nel luglio 2010.
Per il 2020 è prevista la messa in opera del primo satellite frutto al 100% della tecnologia africana, costruito su suolo africano, più specificamente in Algeria. Si prevede che questo satellite sia in grado di concorrere con i satelliti migliori del mondo, ma a costi 10 volte inferiori, una vera sfida!
Ed ecco come un semplice gesto simbolico di un pugno di 300 milioni possa cambiare la vita di tutto un continente. La Libia di Gheddafi ha fatto perdere all’Occidente, non solamente 500 milioni di dollari all’anno, ma i miliardi di dollari di debiti e di interessi che questo stesso debito permetteva di generare all’infinito e in modo esponenziale, contribuendo quindi a mantenere il sistema occulto che sta spogliando l’Africa.
Il Fondo Monetario Africano, la Banca Centrale Africana, la Banca Africana di Investimenti
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Mr. Obama appartengono alla Banca Centrale della Libia ed erano previsti come contributo finanziario libico idoneo alla costruzione della Federazione Africana attraverso tre progetti chiave:
È quindi comprensibile, e ancora una volta di più, la rabbia di Parigi contro Gheddafi.
Il Fondo Monetario Africano dovrebbe sostituire in tutto e per tutto le attività sul territorio africano del Fondo Monetario Internazionale, che con soli 25 miliardi di dollari di capitale ha potuto mettere in ginocchio tutto un continente attraverso privatizzazioni discutibili, come il fatto di obbligare i paesi africani di passare da forme di monopolio pubblico a monopoli privati.
Perfino gli stessi paesi occidentali hanno bussato alla porta per essere ammessi come membri del Fondo Monetario Africano, e però, fra il 16 e il 17 dicembre 2010 a Yaoundé, all’unanimità gli Africani hanno respinto questa commistione interessata, stabilendo che solo i paesi africani potevano essere membri di questo Fondo Monetario.
Inoltre, risulta evidente che, dopo la Libia, la Coalizione occidentale scatenerà la sua prossima guerra contro l’Algeria, paese che, oltre a detenere enormi riserve energetiche, possiede una riserva monetaria di 150 miliardi di euro.
Ciò che muove la bramosia di tutti i paesi che stanno bombardando la Libia, e che li accomuna tutti, è che sono tutti dal punto di vista finanziario in fallimento, gli Stati Uniti da soli hanno un debito pari a 14.000 miliardi di dollari, la Francia, la Gran Bretagna e l’Italia, ciascuna, quasi 2.000 miliardi di debiti pubblici, quando i 46 paesi dell’Africa Nera hanno in totale un debito pubblico inferiore a 400 miliardi di dollari.
Creare conflitti impregnati di falsità in Africa, nella speranza di trovare l’ossigeno per continuare nella loro apnea economica, cosa che peggiorerà la loro situazione, porterà gli Occidentali a sprofondare nel loro declino, che aveva visto il suo decollo nel 1884, a partire dalla famosa Conferenza di Berlino.
[N.d.tr.: la Conferenza di Berlino sull’Africa negli atti ufficiali si limitò a sancire regole commerciali, umanitarie e, solo riguardo alle coste, di colonizzazione. Su quest’ultimo punto, poi, c’è da considerare che quasi tutti i tratti costieri del continente erano già occupati. Tuttavia, dopo i lavori della conferenza, si fecero strada in diplomazia concetti come la “sfera di influenza da consolidare” e “Hinterland”, idea tedesca per cui una potenza con rivendicazioni sulla costa aveva diritto all’entroterra adiacente. Tali concetti consentirono alla Germania, già durante la Conferenza, di vedersi riconosciuto il Camerun e, poco dopo, le consentì di proclamare un protettorato sul territorio di quella che sarebbe divenuta l’Africa Orientale Tedesca. Da questo momento le varie potenze, ma soprattutto Francia e Gran Bretagna, si contrastarono per la conquista di nuovi territori all’interno del continente africano, ciò che in inglese venne chiamato lo Scramble for Africa (la Corsa per l’Africa)].
Come aveva profetizzato l’economista Adam Smith, quando sosteneva l’abolizione della schiavitù, “l’economia di quei paesi che praticano oggi la schiavitù dei neri sta innescando una discesa agli inferi, che sarà dura il giorno che inizierà il risveglio delle altre nazioni.”
Unioni regionali come freno alla creazione degli Stati Uniti d’Africa
Per destabilizzare e distruggere l’unità africana, orientata pericolosamente (per l’Occidente) verso la costruzione degli Stati Uniti d’Africa con Gheddafi a giocare un ruolo importantissimo, l’Unione Europea ha tentato fin dall’inizio, senza riuscirci, di giocare la carta della creazione dell’UPM, Unione per il Mediterraneo.
Era assolutamente necessario separare nettamente il Nord Africa dal resto dell’Africa, evidenziando le medesime tesi razziste del 18.esimo e del 19.esimo secolo, secondo le quali le popolazioni africane di origine araba sarebbero più evolute, più civilizzate di quelle del resto del continente.
La creazione dell’UPM è fallita perché Gheddafi ha rifiutato di entrarvi. Egli aveva compreso immediatamente il gioco, a partire dal momento in cui si parlava dell’Unione per il Mediterraneo associandovi solo alcuni paesi africani senza far partecipe di questo l’Unione Africana, ma invitandovi tutti i 27 paesi dell’Unione Europea.
L’UPM, senza il motore principale della Federazione Africana, è fallita ancor prima di iniziare, un nato morto con Sarkozy come presidente e Mubarak, come vice-presidente. Ciò che Alain Juppé tenta di rilanciare, naturalmente scommettendo sulla caduta di Gheddafi.
Quello che i dirigenti africani non comprendono è che, fintanto che sarà l’Unione Europea a finanziare l’Unione Africana, si sarà sempre al punto di partenza, in quanto a queste condizioni non si realizzerà una effettiva indipendenza.
Per centrare il medesimo obiettivo, l’Unione Europea ha promosso e finanziato in Africa raggruppamenti regionali. È evidente che la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO), che ha un’ambasciata a Bruxelles e che riceve la parte essenziale dei suoi finanziamenti dall’Unione Europea, è un importante ostacolo contro la Federazione Africana. Questo è ciò che Lincoln aveva combattuto con la guerra di secessione negli Stati Uniti, perché dal momento in cui un gruppo di paesi si coagulano attorno ad una organizzazione politica regionale, questo non può che rendere fragile l’organizzazione centrale.
Ciò che l’Europa voleva, e ciò che gli Africani non hanno ben compreso creando di volta in volta la COMESA (Mercato Comune dell’Africa Orientale e Meridionale), l’UDEAC (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale), la SADC (Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Meridionale) e il “Grande Maghreb”, non ha mai funzionato, ancora una volta grazie a Gheddafi, che aveva ben compreso le mire dell’Europa e degli Occidentali.
Gheddafi, l’Africano che ha permesso di lavare l’umiliazione dell’Apartheid
Gheddafi è nel cuore di pressoché tutti gli Africani come un uomo molto generoso e dallo spirito umanitario, dato il suo appoggio disinteressato alla battaglia contro il regime razzista del Sud-Africa. Se Gheddafi fosse stato un uomo egoista, per nulla sarebbe stato obbligato ad attirare su di sé i fulmini degli Occidentali a causa del suo sostegno finanziario e militare offerto all’African National Congress, ANC, nella lotta contro l’apartheid.
È per questo che, appena liberato dopo i suoi 27 anni di prigione, Mandela decide di non rispettare l’embargo delle Nazioni Unite contro la Libia, il 23 ottobre 1997.
A causa di questo embargo, anche aereo, per 5 lunghi anni nessun aereo aveva potuto atterrare direttamente in Libia. Per arrivare in Libia, bisognava prendere un aereo per la Tunisia; arrivare a Djerba, viaggiare in macchina per 5 ore verso Ben Gardane, attraversare la frontiera e dopo 3 ore di strada nel deserto si arrivava a Tripoli. Oppure, passare per Malta e compiere la traversata di notte su naviglio poco affidabile fino alla costa libica.
Un calvario per tutto un popolo, solo per punire un unico uomo, Gheddafi!
Mandela decise di spezzare questa ingiustizia e, rispondendo all’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che aveva giudicato questa visita “inopportuna”, insorse affermando: “Nessuno Stato può arrogarsi il ruolo di gendarme del mondo, e nessuno Stato può dire agli altri ciò che devono fare”. Ed aggiunse: “Coloro che ieri erano gli amici dei nostri nemici, ora hanno la sfacciataggine di propormi di non visitare il mio fratello Gheddafi, ci consigliano di mostrarci ingrati e di dimenticare i nostri amici di ieri.”
Effettivamente, per gli Occidentali, i razzisti del Sud-Africa erano loro fratelli, che bisognava proteggere. Era per questo che tutti i membri dell’ANC, compreso Nelson Mandela, venivano considerati dei pericolosi terroristi.
Bisognerà attendere il 2 luglio 2008, perché il Congresso degli Stati Uniti votasse una legge per depennare il nome di Nelson Mandela e dei suoi compagni dell’ANC dalla lista nera dei pericolosi terroristi, non perché il Congresso usamericano comprendesse la bestialità di una tale lista, ma perché si voleva fare un gesto di benevolenza per i 90 anni di Nelson Mandela.
Se oggi gli Occidentali sono veramente pentiti del loro sostegno di ieri concesso ai nemici di Mandela, e sono veramente sinceri quando dedicano il suo nome a strade e piazze, perché continuano a fare la guerra contro Gheddafi, colui che ha permesso la vittoria di Mandela e del suo popolo?
Coloro che vogliono esportare la democrazia, sono loro stessi dei democratici?
E se la Libia di Gheddafi fosse più democratica degli Stati Uniti, della Francia, della Gran Bretagna e di tutti coloro che fanno la guerra per esportare la democrazia in Libia?
Il 19 marzo 2003, il presidente George Bush sgancia bombe sulla testa degli Iracheni con il pretesto di esportare la democrazia.
Il 19 marzo 2011, vale a dire 8 anni più tardi, e giorno dopo giorno, è il presidente francese che sgancia le sue bombe sulla testa dei Libici con il medesimo pretesto di offrire loro la democrazia.
Il signor Obama, Premio Nobel per la Pace 2009 e presidente degli Stati Uniti d’America, a giustificazione del fatto che sta procedendo allo sganciamento di missili Cruise dai suoi sottomarini sulla testa dei Libici, ha affermato che questo avviene per cacciare dal potere il dittatore Gheddafi ed instaurare la democrazia.
La domanda che ogni essere umano dotato di medie capacità intellettuali di valutazione e giudizio non può non porsi è: questi paesi come la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, l’Italia, la Norvegia, la Danimarca, la Polonia, la cui legittimità di andare a bombardare i Libici si basa sul solo fatto di essersi autoproclamati “paesi democratici”, sono essi stessi realmente democratici?
Se sì, sono più democratici della Libia di Gheddafi? La risposta, senza ombra di equivoci è NO, per la semplice e buona ragione che la democrazia non esiste!
Non è il sottoscritto che afferma questo, ma l’uomo la cui città natale, Ginevra, ospita la maggior parte dei centri gestionali delle Nazioni Unite. Si tratta ben inteso di Jean-Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712, che afferma nel capitolo IV del III Libro del suo celeberrimo “Contratto Sociale”: “Non è mai esistita una effettiva democrazia, e non esisterà mai”.
Perché uno Stato sia effettivamente democratico, Rousseau ha posto 4 condizioni, secondo cui la Libia di Gheddafi è tanto lontana dalla democrazia quanto lo sono gli Stati Uniti d’America, la Francia e tutte le altre nazioni che pretendono di esportare in Libia la democrazia, vale a dire:
Nel 1956, il sociologo statunitense C. Wright Mills ha descritto la democrazia negli Stati Uniti d’America come “la democrazia delle élite”.
Secondo Mills, gli Stati Uniti d’America non sono una democrazia perché, in definitiva, è il denaro che parla nelle elezioni, e non il popolo. Il risultato di ogni elezione è l’espressione della voce del denaro e non la voce del popolo. Dopo Bush-padre e Bush-figlio, per le primarie del Partito Repubblicano del 2012 si parla già del Bush-junior.
Per di più, se il potere politico si basa sulla burocrazia, Max Weber (1864 – 1920) [N.d.tr.: è stato un economista, sociologo, filosofo e storico tedesco. È considerato uno dei padri fondatori dello studio moderno della sociologia e della pubblica amministrazione.] mette in risalto che negli Stati Uniti sono 43 milioni di funzionari e militari a comandare effettivamente il paese, ma costoro non sono stati votati da nessuno e non rispondono direttamente al popolo delle loro attività.
Dunque, viene votata una sola persona (un ricco!), ma il vero potere in buona sostanza è gestito dalla sola casta di ricchi, che puramente e semplicemente è il risultato di nomine, non di votazioni, come per gli ambasciatori, i generali di armata, ecc….
Quante persone nei paesi autoproclamatisi “democratici” sanno che in Perù la costituzione proibisce un secondo mandato consecutivo al presidente della repubblica uscente?
Quante persone sanno che in Guatemala, non solamente il presidente uscente non può più presentarsi come candidato a questa carica, ma in aggiunta nessun membro della sua famiglia, a qualsiasi grado di parentela appartenga, non può più concorrere a questa elezione?
Quante persone sanno che il Rwanda è il paese in tutto il mondo che integra politicamente al meglio le donne, con il 49% di parlamentari donne?
Quante persone sanno che nella classifica della CIA 2007 [N.d.tr.: La CIA World Factbook contiene informazioni e statistiche sulla geografia, popolazione, economia, esercito, governo, ecc. per tutti i paesi del mondo.], sui 10 paesi meglio governati al mondo, 4 sono africani? Con la palma d’oro assegnata alla Guinea equatoriale, il cui debito pubblico è rappresentato solo dall’1,14% del suo PIL.
Rousseau sostiene che la guerra civile, le rivolte, le ribellioni sono gli ingredienti di una democrazia nascente. Perché la democrazia non è un fine, ma un processo permanente per riaffermare i diritti naturali degli uomini [un insieme di norme di comportamento dedotte dalla “natura”; si parla di darwinismo sociale], dato che in tutti i paesi del mondo (senza alcuna eccezione) un pugno di uomini e di donne, confiscando il potere al popolo, l’orienta a tutto vantaggio dei propri affari.
Si possono trovare qui e là forme di casta che usurpano la parola “democrazia”, che dovrebbe essere l’ideale a cui tendere e per cui lottare, e non un’etichetta da appiccicarsi o un ritornello da millantare, per cui si è in grado di gridare più forte degli altri.
Se un paese è tranquillo, come la Francia o gli Stati Uniti, vale a dire dove non si verificano rivolte, per Rousseau questo ci permette molto semplicemente di affermare che il sistema dittatoriale è sufficientemente repressivo per impedire qualsiasi tentativo di ribellione.
Se i Libici si rivoltano, per Rousseau questo è un avvenimento positivo. Pretendere che i popoli accettino stoicamente il sistema che li opprime in tutti i paesi del mondo senza reagire, questa sì che è cosa molto cattiva.
A Rousseau la conclusione: “Malo periculosam libertatem quam quietum servitium – traduzione: Se ci fosse un popolo di dèi, il loro governo sarebbe democratico. Un governo così perfetto non si addice agli umani.”
Affermare da parte della Coalizione che si ammazzano i Libici per il loro bene, per portare loro la democrazia, diventa un baluginio per allocchi.
Quali lezioni per l’Africa?
Dopo 500 anni di relazioni fra dominatori e dominati con l’Occidente, è dimostrato che non abbiamo i medesimi criteri per definire il buono e il cattivo. Noi abbiamo interessi profondamente divergenti.
Come non deplorare il “sì” dei 3 paesi africani sub-sahariani, la Nigeria, il Sud-Africa e il Gabon, in favore della risoluzione 1973, che inaugura la nuova forma di colonizzazione battezzata “protezione dei popoli”, che convalida la teoria razzista che gli Europei veicolano dal 18.esimo secolo secondo cui l’Africa del Nord non ha nulla da spartire con l’Africa sub-sahariana, secondo cui l’Africa del Nord sarebbe quindi più evoluta, più istruita e più civilizzata del resto dell’Africa. Tutto avviene come se la Tunisia, l’Egitto, la Libia, l’Algeria non siano parte dell’Africa. Le stesse Nazioni Unite sembrano ignorare la legittimità dell’Unione Africana sui suoi Stati membri. L’obiettivo è quello di isolare i paesi dell’Africa sub-sahariana, con il proposito di meglio tenerli frazionati ed esercitare su di loro il controllo.
In effetti, nella capitalizzazione del nuovo Fondo Monetario Africano (FMA), l’Algeria contribuisce con 16 miliardi di dollari e la Libia con 10 miliardi di dollari, per un 62% del capitale totale che si aggira sui 42 miliardi di dollari. Il primo paese dell’Africa sub-sahariana e il più popolato, la Nigeria, seguito subito dopo dal Sud-Africa, contribuiscono decisamente in modo inferiore con 3 miliardi di dollari ciascuno.
Risulta molto inquietante constatare che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, è stata dichiarata la guerra ad un popolo senza avere innanzitutto minimamente esplorato un terreno di pacificazione per dare una soluzione al problema.
L’Africa occupa ancora un suo posto in tale Organizzazione? La Nigeria e il Sud-Africa sono disponibili a votare “sì” a tutto ciò che l’Occidente domanda loro, in quanto credono ingenuamente alle promesse che provengono da molte parti, anche dalla Francia, di poter ricevere un posto di membro permanente al Consiglio di Sicurezza con dirito di veto come per tutti gli altri. Questi due paesi dimenticano che la Francia non ha alcun potere di attribuire loro una minima collocazione. Se la Francia avesse questa possibilità, molto tempo fa Mitterand l’avrebbe fatto per la Germania di Helmut Kohl.
La riforma delle Nazioni Unite non è all’ordine del giorno. La sola maniera di farsi valere consiste nel metodo cinese: tutti i 50 paesi africani devono abbandonare le Nazioni Unite; e se decidessero di ritornarvi un giorno, lo dovrebbero fare solo dopo avere ottenuto ciò che domandano da tanto tempo, un posto per tutta la Federazione Africana, altrimenti niente.
Questo metodo della non-violenza è la sola arma di giustizia di cui dispongono i paesi poveri e i non potenti, quali noi (paesi dell’Africa) siamo. Semplicemente, noi dobbiamo abbandonare le Nazioni Unite, in quanto questa Organizzazione, per la sua configurazione e per il suo ordine gerarchico, è al servizio dei più forti.
Dobbiamo abbandonare le Nazioni Unite per dare risalto alla nostra disapprovazione di questa visione del mondo basata unicamente sull’oppressione dei più deboli. I potenti saranno liberi di continuare a farlo, ma almeno non con la nostra firma, facendo finta che siamo d’accordo quando sanno benissimo di non averci mai interpellato. E perfino quando abbiamo espresso il nostro punto di vista, come nell’incontro di sabato 19 marzo 2011 a Nouakchott [N.d.tr.: in Mauritania, l’Unione Africana ha tentato una mediazione, che proponeva una road-map per uscire dalla crisi libica, proposta respinta dai ribelli per i quali il presupposto a qualsiasi negoziato doveva essere la deposizione del Colonnello] con la dichiarazione di contrarietà all’azione militare e per un dialogo fra le controparti, tutto ciò è passato molto semplicemente sotto silenzio, unicamente per portare a compimento il delitto dei bombardamenti sulle genti africane.
Quello a cui stiamo assistendo oggi è lo scenario già visto in precedenza con la Cina. Oggi, si riconosce il governo di Ouattara [Costa d’Avorio], si riconosce il governo degli insorti in Libia.
È quello che è successo alla fine della Seconda guerra mondiale con la Cina.
La cosiddetta comunità internazionale aveva scelto Taiwan come unico rappresentante del popolo cinese al posto della Cina di Mao. Bisognerà attendere 26 anni, vale a dire il 25 ottobre 1971, perché la risoluzione 2758, che tutti gli Africani dovrebbero leggere, mettesse fine a questa ingiustizia umana. La Cina veniva ammessa, ma rinunciando di pretendere ed ottenere un seggio come membro permanente con diritto di veto, previa la sua ammissione.
Soddisfatta questa esigenza ed entrata in vigore la risoluzione di ammissione, comunque bisognerà attendere ancora un anno il 29 settembre 1972, il Ministro cinese degli Affari Esteri invia una sua risposta con una lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite, non per dichiarare il suo “sì, grazie!”, ma per comunicare alcune puntualizzazione a salvaguardia della dignità e della rispettabilità della sua nazione.
Cosa spera di ottenere l’Africa dalle Nazioni Unite, senza porre in atto un’azione forte per farsi rispettare?
In Costa d’Avorio, si è visto un funzionario delle Nazioni Unite considerarsi al di sopra di una istituzione costituzionale di questo paese. Noi siamo entrati in questa Organizzazione accettando il ruolo dei servi, e credere di venire invitati a mangiare con gli altri nei piatti che “noi!” abbiamo lavato è semplicemente ingenuo o, peggio, da stupidi.
Quando l’Unione Africana ha riconosciuto la vittoria di Ouattara, proprio per fare piacere ai nostri padroni di una volta, senza nemmeno tenere in conto le conclusioni contrarie dei suoi stessi osservatori inviati sul posto, come potremo ottenere rispetto? Quando il presidente del Sud-Africa Zuma dichiara che Ouattara non ha vinto le elezioni e poi vira di 180° dopo una sua visita a Parigi, bisogna domandarsi cosa valgono questi dirigenti, che rappresentano e parlano a nome di 1 miliardo di Africani.
La forza e la vera libertà dell’Africa arriveranno dalla sua capacità di porre azioni rifletute e meditate, e di affrontare le conseguenze. La dignità e la rispettabilità hanno un prezzo. Noi siamo disposti a pagarlo? Altrimenti, il nostro posto resta la cucina, alle toilettes, per garantire lo stato di benessere e il conforto degli altri.
Jean-Paul Pougala
pougala@gmail.com
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Rachele
27 agosto 2011 at 02:18
Articolo veramente interessante che analizza finalmente dalla prospettiva opposta il governo di Gheddafi e la posizione dell’Africa.
Spero che divulgarlo il più possibile apra gli occhi e le menti di tanta gente. Grazie a Voi di Informare per resistere che avete trovato il coraggio di pubblicarlo ed al signor Jean Paul Pougala che, con le sua conoscenza, è riuscito a scriverlo.
Marco
27 agosto 2011 at 11:00
L’articolo è un pot-pourri di informazioni parziali e di congetture e non ci sono riferimenti documentari seri alle affermazioni fatte. Cari compagni, la controinformazione non è l’informazione e la propaganda dei regimi nazionalisti e social-fascisti (come quello di Gheddafi).
Il primo capitolo sul satellite è pura propaganda di regime (andrebbe bene anche per i treni puntuali di Mussolini).
Il secondo capitolo omette di dire che le divisioni dentro il continente africano hanno creato le difficoltà e l’impasse.
In particolare, la stessa Libia (ma anche il sud-africa, l’egitto ecc…) si è opposta al testo: e per una buona ragione,si dava troppo potere ai piccoli paesi e troppo poco ai maggiori finanziatori come la Libia.
La verità che Gheddafi si prende per un Napoleone africano e voleva imporre la sua egemonia su un continente che è tutt’altro che una nazione.
“Le représentant de l’Egypte à cette rencontre dénonce des vices de forme et de fonds et déclare qu’il n’y a ‘pas mal de question plutôt vagues et des fonctions qui ne sont pas adaptées aux institutions financières’.
‘Il y a des questions concernant la répartition des contributions et le droit de vote. On a pénalisé les plus grands contributeurs. Nous voulons protéger les petits contributeurs mais pas au détriment de tout le monde. A cette allure, le conseil d’administration risque de tomber dans le chaos. Le gouvernement d’Egypte ne va pas risquer davantage l’argent du contribuable…Nous ne serons pas en mesure de signer les accords prévalant à la création de cette institution, avant d’être sûr qu’elle sera une institution crédible… ‘, a-t-il soutenu.
Il propose que soit mis en place un comité d’experts nationaux et internationaux spécialistes des questions d’institutions financières pour réexaminer les statuts afin de faire du FMA un fonds crédible. Il exige également que les pays membres soient consultés et que tout soit mis en œuvre avant la fin de l’année.
Le Ghana, la Libye, le Nigeria, la Zambie, l’Afrique du Sud et l’Algérie ont abondé dans le même sens, amenant ainsi la conférence des ministres à surseoir à l’adoption du projet de statuts qui a été renvoyée à une session ultérieure.”
http://www.afriquejet.com/fonds-monetaire-africain-echec-de-ladoption-des-statuts-201103306914.html
Il capitolo sulla democrazia è RIDICOLO!!!!! Toglie ogni credibilità a tutto l’articolo! Delle citazioni da Weber e Rousseau per dimostrare che in Europa non c’è democrazia e si finisce per dire che la DEMOCRAZIA NON ESISTE. Quindi alla fine si lascia intendere che i regimi paternalistici e islamofascisti equivalgono alle democrazie occidentali.
Emerge qui la vera natura propagandistica e reazionaria di questo articolo!
Il resto dell’articolo pesca a piene mani nella retorica terzomondista. Ma è incapace di fare i conti con il razzismo, il classismo e lo sfruttamento che le classi dirigenti di molti paesi africani mettono in atto nei confronti delle loro popolazioni.
Non è così che si può costruire un movimento internazionale di liberazione che abbia come obiettivo la liberazione dei popoli dalle dittature nazionali e di lotta contro l’egemonia della finanza internazionale.
Francesco
28 agosto 2011 at 08:18
Rimane il fatto che il Regime di Gheddafi, in Libia, abbia usato strumenti di repressione interna che hanno implicato l’eliminazione degli oppositori e dei dissidenti! Per gli intenti di modernizzare l’Afria e di affrancarla dalla sudditanza, dalla stretta economica e finanziaria dall’occidente nulla da dire se non un Plauso! Da dire invece, oltre che riflettere sulla proliferazione nei paesi africani di gente che da posizioni di dominio pratica ancora il cannibalismo(simbolico) sulle proprie genti che mantiene schiave di miseria, ignoranza, fame e predazioni con complici, strumenti e mezzi, occidentali.
Filomena
1 settembre 2011 at 13:29
Non ci rendiamo ancora conto, purtroppo – anche noi siamo schiavi di ignoranza, ma in maniera diversa perchè “solo” manipolati, anche noi siamo schavi, perchè siamo solo (e obbligatoriamente) consumatori, anche noi siamo liberi solo di adeguarci… si, da noi non si uccidono così spesso le persone, ma le si compra! La nostra decantata democrazia alla fine si sustanzia nel diritto basilare di voto: noi bombardiamo intere popolazioni perchè possano finalmente godere del diritto di libere elezioni ed esprimere ognuno il proprio voto – cosa che noi stessi non facciamo! perchè la politica fa schifo, è lontana dalla gente comune, perchè e perchè… ma alla fine qual è la percentuale di non votanti nelle nostre, diciamo così, democrazie? E dunque? Bombardiamo i civili perchè possano i sopravvissuti pure loro finalmente godere del diritto di non votare? Ma come siamo ingenui – e quanto siamo manipolati – e quanto poco siamo liberi di pensare con la nostra testa – altrochè essere i depositari unici dei diritti e della libertà!
Marco
5 settembre 2011 at 00:01
Filomena. vacci a vivere tu sotto quei regimi di merda… cerchiamo di essere onesti. Parli come quei fascisti che giustificano il fascismo, degli stalinisti che giustificano lo stalinismo… sarà che sei un po’ fascista in fondo. Anche tu disprezzi le nostre democrazie… esattamente come i fascisti.
a proposito interessante questo parere su Le Monde Diplomatique in riferimento all’Unione Africana e alla Lega Araba
Perdants. Les grandes organisations régionales concernées ont été roulées dans la farine. Elles ont été violées par les Occidentaux lors du vote de la résolution, en mars dernier. Puis ont pris leurs distances après les premiers bombardements. Et se sont emmêlées dans des médiations improbables, pour enfin finir par rallier le camp victorieux, aux derniers jours. Spectacle plutôt pitoyable d’une Union africaine qui a longtemps joué le jeu du despote Kadhafi, « roi de l’Afrique »… et empoché les dividendes de ses prosternations. Et d’une Ligue arabe qui n’a su sur quel pied danser, entre la gigue des « révolutionnaires » et le freinage des quatre fers de ses rois ou caciques peu suspects d’ardeurs démocrates…
http://blog.mondediplo.net/2011-08-23-La-Sirene-de-Tripoli