Salvatore Baglieri Pubblicato da il 29 settembre 2011.
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DDL anti-blog al contrario: l’effetto sarà l’impunità.

Il ddl  “anti-intercettazioni“, “anti-blog“, “ammazza-internet“, “legge-bavaglio“, se approvato, comporterebbe un vero e proprio sconvolgimento del sistema dell’informazione “di testata” online, mentre avrebbe una ridotta applicabilità sui blog degli utenti italiani.

La norma prevede che “i siti informatici (nell’accezione più ampia possibile), ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, nonchè senza commento.

In pratica, da quando e se questa legge entrerà in vigore, se qualcuno desiderasse far rettificare una notizia, i siti internet saranno obbligati ad eseguire (indipendentemente dal fatto che la rettifica sia fondata o no!), inserendo l’articolo di rettifica esattamente nello stesso punto della pagina su cui era apparsa la notizia iniziale. Per far ciò sarà sufficiente una mera richiesta di rettifica da parte di chiunque ne abbia interesse. Chi non eseguirà, sarà sanzionato con una multa fino a dodici mila euro.

Aprendo Repubblica.it. o il sito del Corriere, è facile notare che qualunque articolo in home page potrebbe scontentare qualcuno a tal punto da indurlo ad una richiesta di rettifica. Teoricamente (e probabilmente) avremo home page fatte di rettifiche obbligatorie che, da una parte toglieranno spazio all’informazione real-time, e, dall’altra daranno vita ad una situazione letteralmente grottesca, unica al mondo che porterà al collasso dell’informazione e della ricerca della verità della notizia.

Chi invece si salverà sarà il blog “comune”, quello personale o quello creato con un semplice nickname. L’89% dei blog italiani sono registrati su fornitori stranieri, come Blogspot, WordPress, o su provider che consentono di restare anonimi o nascosti dietro uno pseudonimo, come Libero.it.

In questi casi, l’interessato alla rettifica, a chi potrà inviare la richiesta? Di certo non al provider (non ha nessuna responsabilità ex D.Lgs. 70/2003), nè può chiedere allo stesso di fornirgli il nominativo del gestore del blogger poichè quest’ultimo commetterebbe una grave violazione dalle norme sulla privacy.

L’interessato alla rettifica si troverà dunque costretto ad inviare un’email all’indirizzo verosimilmente presente nel blog. Ma se il blogger, in questo caso, non dovesse rettificare nè rispondere, nessuno potrà mai provare di avergli inviato un’email semplice, nessuno potrà mai associare quell’email a lui, ed anche se l’email fosse del tipo nome.cognome@qualcosa.it potrebbe sempre sostenere che si tratta di un omonimia. Tutto in nome della libertà di espressione, ovviamente.

Insomma, arrivare alla irrogazione della sanzione amministrativa sarebbe veramente difficile nella pratica. Si tratta più che altro di una fortissima forma di pressione sui blogger che, di fronte al rischio di sanzione, preferiscono cavarsela rettificando.

Appurato ciò, col tempo, i blogger italiani conoscibili si renderanno non conoscibili, chi ha registrato un .it passerà ad un dominio .com, chi utilizzava un provider italiano sposterà il proprio sito fuori dai confini (con l’ulteriore conseguenza della crisi di chi opera nel settore). L’effetto sarà un pericolosissimo web anonimo, in cui chiunque agirà dietro la firma di un “nome di battaglia”, nell’impunità totale. Un disastro.

La responsabilità di chi scrive per quello che scrive è un principio sacro per una società civile, che rischia di essere minacciato dal legislatore incompetente che persegue un obiettivo ed ottiene l’opposto.

Avv. Antonino Polimeni

1 Risposta a DDL anti-blog al contrario: l’effetto sarà l’impunità.

  1. Stefano De Pietro Rispondi

    29 settembre 2011 at 08:26

    Ho approfondito una parte tecnica alla quale nessun giornalista ha fino ad ora dedicato tempo: le modalità di comunicazione della richiesta sono insostenibili dal punto di vista legale. Ecco l’articolo: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/genova/2011/09/parlamento-quando-si-scrive-a-caso-un-ddl.html

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