di ilBuonPeppe
Si affannano tutti ad abbellire la cosa, a trovare espressioni diverse e, più in generale, a mantenere il tutto sotto tono per evitare che le persone si rendano realmente conto di ciò che è successo. La verità nuda e cruda però è tanto grave quanto semplice: la Grecia è fallita.
Dopo una trattativa che, a quanto pare, è stata piuttosto dura, il debito greco, pari complessivamente a circa 350 miliardi di Euro, è stato tagliato di un centinaio di miliardi. Il che non significa, ovviamente, che la Grecia lo ha rimborsato e quindi estinto, ma che i creditori lo hanno dichiarato perso, per cui accettano un rimborso parziale dei titoli che possiedono.
E quando un soggetto non paga i propri debiti, c’è poco da fare giri di parole: é fallito.
Più in dettaglio poi c’è da capire come questo taglio si concretizza. I soggetti creditori che hanno accettato la cosa sono banche private prevalentemente europee; non riguarda invece la BCE né, a quanto sembra, i singoli cittadini. Bene! Vuol dire che il prezzo per la cattiva gestione finanziaria greca lo pagano le banche che, in molti casi, di quella cattiva gestione nel tempo si sono rese complici; le istituzioni e i singoli cittadini non vengono toccati e mantengono intatti i loro crediti. Benissimo!
No. Temo che le cose stiano diversamente. Quanto vale un credito verso un soggetto fallito? Zero. I titoli pubblici greci che la BCE, i cittadini e chiunque altro hanno ancora in tasca oggi valgono zero. Se con un tratto di penna hanno cancellato 100 miliardi, chi gli impedisce di fare altrettanto con gli altri 250? Quando si verificherà che la Grecia, nonostante tutto, non riesce a risollevarsi, perché le politiche suicide che il suo governo (sempre su ordine di BCE e soci) ha applicato hanno ridotto le persone in miseria, e anche il debito residuo risulterà troppo pesante da sostenere, cosa faranno? Un altro tratto di penna e altri miliardi scompariranno.
Ancora una volta la verità è piuttosto semplice: i titoli greci oggi valgono zero.
E le banche che hanno accettato questo taglio? Hanno ricevuto l’ordine di ricapitalizzarsi mediante ristrutturazioni e cartolarizzazioni (che oggi significano inevitabilmente svendite). Ovviamente l’idea di cercare risorse sul mercato non compare: chi vuoi che corra per mettere soldi in una banca che ha appena perso crediti per qualche miliardo e necessita di capitali freschi per recuperare? Ricapitalizzare. Se poi non ci riescono si potranno rivolgere ai rispettivi Stati per un aiuto. Ma va? Dove l’ho già sentita?
Stati che però, come ben sappiamo, sono tutti in crisi finanziaria e declineranno quindi tali richieste. L’ultima spiaggia per le banche sarà l’EFSF, e così il cerchio si chiude.
Mi pare di vederlo già. Le banche tenteranno la ricapitalizzazione (o più probabilmente faranno finta); non raggiungendo gli obiettivi imposti chiederanno aiuto agli Stati, che risponderanno picche; infine busseranno all’EFSF che, generosamente, sistemerà i loro conti. Con soldi pubblici, ovvio.
Così i soldi dei cittadini europei, che gli Stati verseranno nelle casse dell’EFSF (nel frattempo rimpinguate fino a 1000 miliardi di Euro) serviranno a coprire le perdite che le banche hanno subìto accettando il taglio dei crediti verso la Grecia.
Il saldo finale per le banche è zero, a pagare saremo noi. Qualcuno aveva dei dubbi?
La situazione greca, dovuta alla cattiva gestione dei suoi governanti e ai giochi speculativi del mondo finanziario, la pagheremo noi. Il tutto con la benedizione dell’Europa, della BCE e degli illuminati governanti europei.
Abbiamo davvero bisogno di un’Europa così? Se questo è il prezzo da pagare per utilizzare l’Euro, ne vale davvero la pena?
E se questo vi sembra grave, aspettate a vedere cosa sarà il MES…
EFSF: si scrive “fondo salva stati”, si legge “fondo salva banche”. I cittadini? Ma chi se ne frega?
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http://www.pleonastico.it/modules/news/article.php?storyid=230
http://www.reset-italia.net/2011/10/28/terza-guerra-mondiale-la-grecia-e-fallita/
Teresa Palazzo
29 ottobre 2011 at 17:29
Beh!…direi che è da stupidi investire in azioni adesso….meglio poco e sicuro, che troppo e insicuro….
Lino Ghiraldotti
29 ottobre 2011 at 17:34
investire? si con la macchina per investire ci vogliono i soldi mica le parole
Donatella Alfieri
29 ottobre 2011 at 17:36
Teresa. molte volte, anzi tutte le volte, gli stupidi che investono in borsa sono quelli che hanno in mano i nostri soldi, i nostri interessi e non da ultimo i nostri destini. Loro non rischiano nulla, nemmeno i loro alti stipendi.
Luca Capster Rizzuti
29 ottobre 2011 at 17:39
nn ho ben capito la storia della terza guerra mondiale :/
Ruggero Bruzio
29 ottobre 2011 at 18:17
Programma: fuoruscire dall’euro, nazionalizzare la Banca d’Italia; emettere in proprio la moneta nazionale, azzerare il debito contratto per pagare gli interessi sul prestito dell’euro, moneta privata e straniera. In breve, riprenderci la nostra sovranità monetaria,; stracciare tutti i trattati-forca della unione cosidetta e sedicente europea e ricostruirci e riappropriarci dello Stato nazionale.
E.P.
29 ottobre 2011 at 20:16
Trovo questo articolo veritiero e dettagliato, spogliato anche di quella patina rassicurante che molti condannano ai media e che contribuisce a nascondere la verità cambiando il nome alle cose. Però ho una domanda, per niente provocatoria sia chiaro, perchè l’allusione alla terza guerra mondiale del titolo se poi nell’articolo non vengono spigati direttamente possibili rimandi a tale ipotesi? Non sono una lettrice che ama essere rassicurata, ma altrettanto non amo i catastrofismi.
Lorenzo Oropallo
29 ottobre 2011 at 21:22
Così dopo i primi mesi di (tiepida) ripresa dovuti al passaggio di valuta e all’aumento delle esportazioni, tutt’un tratto ci troveremo sommersi da una concorrenza insormontabile, senza alcuna protezione né sostegno, impossibilitati a fare alcunché perché intanto costretti a dover pagare un debito (in euro) con una moneta sempre più vicina al valore della carta-straccia. Vogliamo stralciare il debito, allora? Bene, ma la nostra credibilità sul mercato sarebbe sottozero, e partiremmo dai livelli del Burundi: la soluzione non è nazionalizzare, ma cambiare radicalmente il sistema vigente, e a livello globale!
Maurizio Giacalone
30 ottobre 2011 at 10:06
lasciamo l’euro ai tedeschi, ci stanno comprando tutti!!!!!!
Gianfranco Bernazzi
30 ottobre 2011 at 15:28
..E ADESSO TOCCA A NOI……