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Dispacci settimanali – #1

Dispacci settimanali – #1
novembre 07
10:20 2011


Questa e’ casa nostra.


Paolo Mossetti è nato a Napoli nel 1983. Vive tra l'Inghilterra, l'Italia e New York. Scrive di antropologia economica, anarchismo e minoranze ribelli per 'Liberazione', 'Lo Straniero', 'Rolling Stone' e altre riviste.

C’è l’ennesima alluvione finita in tragedia. Ma questa volta si mobilita il popolo di Twitter. Inflazione alle stelle per le citazioni di De André e Paolo Conte. Il cittadino si fa reporter: il video della ragazza che “è partito il divano” e di quella-parola-là ripetuta venti o trenta volte diventa virale. I morti annegati sono sempre morti annegati, oggi come ai tempi di Pappagone, ma noi rispetto al Bangladesh li possiamo contare in tempo reale.

L’ITALIA S’E DESTA. Intanto, a Roma, Berlusconi è sempre più solo. Se ne va, forse, anche Scilipoti. Scalfari non si contiene più e conclude il suo sermone domenicale con le note di Fratelli d’Italia. Poche righe prima, invoca accoratamente un nuovo “compromesso storico”, sul modello di quello dei Settanta, che traghetti il Paese fuori dalla crisi: “Non si tratta di un accordo tra forze antagoniste ma tra forze che torneranno ad essere alternative non appena la ricostruzione sarà stata avviata verso il suo compimento e nuove regole saranno entrate nella politica e soprattutto nel costume.” Ricordiamo che il “compromesso”, con buona pace dei sopravvalutati Moro e Berlinguer, fu innanzitutto spartizione del potere e criminalizzazione delle “autonomie” culturali e politiche. A chi verrà delegato l’inserimento, dall’alto, di nuove regole nel costume nazionale? All’arco costituzionale dei Buoni e Giusti, di Confindustria e Casini, della Benemerita e di Fabio Fazio?

Personalmente, se fossi Berlusconi, la notte dormirei sogni d’oro. C’è gente che ha passato anche vent’anni sperando che cadesse, e neanche si ricorda più di cosa si parlava prima che ci fosse lui. E se pure lui andasse in prigione domani, cosa che non accadrà, nessuno ci restituirà il tempo che abbiamo sprecato per inseguirlo. Credendo che fosse davvero lui a renderci peggiori.

Lontani dalle nostre sponde, quelli di Occupy Boston, non proprio dei black bloc insomma, occupano pure il consolato isrealiano. La colomba bianca Peres minaccia attacchi preventivi sull’Iran e la Freedom Flotilla è stata bloccata. In Italia, a quei poveri ragazzi, come minimo gli avrebbero somministrato una dozzina di editoriali di Magdi Allam e un’altra manifestazione indignata tipo questa qua.

RIMOZIONI. Due settimane fa, in Essex, una località ad un’ora di auto da Londra, veniva sgomberato il campo di Dale Farm, abitato da Irish travellers - nomadi irlandesi. Prima dell’intervento della polizia ci abbiamo fatto un giro, Gabriella ed io, per documentare la vita di quella gente, che ha costumi e tradizioni che mescolano cultura cattolica e kitsch britannico, passioni gitane e coloriti anglosassoni. Totale chiusura ad ogni compromesso da parte della comunità “di fuori”: quelli rubano, stuprano, mettono incinta le figlie, ci dicevano. Aggiungevano: sono CHAVS, quelli. “Chav” per gli inglesi vuol dire “terrone”, “tamarro”, versione scaduta di un “tronista”, personaggio indesiderabile.

INTERVISTE. 1/ Gheddafi è morto come un cane, nell’indifferenza se non nel giubilo generale, di destra di sinistra e di centro, e presto sarà archiviato come l’ennesimo bandito disarcionato dai coraggiosi cavalieri dell’ordine mondiale. In pochi anni siamo riusciti a fare quello che al cowboy Reagan non era riuscito in otto anni. Ripercorriamo il cursus honorum: Arafat morto in isolamento (2004), Saddam impiccato tra urla beduine (2005), Bin Laden sparato in fronte e gettato in mare. Sto cercando il grande reporter Fulvio Grimaldi, un dei pochi non embedded, per un resoconto sull’accaduto. Riascoltiamo nel frattempo quest’intervista che fa sembrare Biagi un Hemingway, a confronto dei giornalisti cuordileone di oggi.

INTERVISTE. 2/ Non siamo nostalgici, per carità – viviamo nel presente e ci tocca lottare nel presente. Però in questo video son da notare due cose: innanzitutto lui, un monumentale Gassman, capace di discorrere di argomenti che non riguardassero strettamente la promozione di sé stesso senza mai un balbettio, un vuoto, una banalità. In secondo luogo, la faccia tosta delle giornaliste dell’epoca, capaci di fargli domande davvero “cattive” e senza riverenze. Poi pensate per un attimo alle celebri interviste di Fazio.

BONTA’. A proposito di italiani che si sentono tanto buoni, ho letto per caso un saggio di qualche anno fa di Fofi su Alberto Sordi. Interessanti riflessioni non solo sul cinema, ma su cinquant’anni di storia del nostro Paese. I migliori di Sordi (’52-’63) ci riconsegnano un personaggio assai più degno di quelli che l’hanno adulato o, al contrario, disprezzato. Il ‘ve lo meritate” di Moretti qui viene capovolto: è assai meno italiano un Sordi che si fa carico della sua lucida cattiveria, piuttosto che i morettiani doc, con la loro presunta purezza borghese, da presentazione-libro in Feltrinelli.

Tornano in mente le immagini del 15 ottobre scorso. Ma cosa avrebbe detto Pasolini – sempre citato per la poesia sui poliziotti – di fronte a studenti che applaudono i Carabinieri? A NY sono ancora accampati con temperature che sono già sotto lo zero. Cosa avrebbe scritto, Brecht, di fronte a ragazzi che vengono arrestati non per averla rapinata, una banca, ma per aver chiesto di chiudere il conto? Per parlare dei viventi, cosa canterebbe oggi un Neil Young?

Buona serata a tutti quelli che sono usciti in strada e si sono bagnati, nonostante le raccomandazioni. Alla prossima settimana.


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