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Informare per resistere Pubblicato da il 6 dicembre 2011.
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IL CASO ISLANDA: LA CRISI FINANZIARIA E’ FINITA E LA DEMOCRAZIA HA VINTO

I dati dell’agenzia parigina OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, parlano chiaro: la grave crisi finanziaria dell’Islanda è praticamente alle spalle e la democrazia difesa con forza dal popolo islandese ha vinto sulle oligarchie finanziarie mondiali.

Mentre l’OCSE prevede ancora un biennio 2012-2013 di profonda crisi economica, stagnazione e recessione (Italia, Grecia, Portogallo) per tutti i paesi dell’area euro, l’Islanda proprio nei prossimi due anni comincerà a virare in positivo dopo avere superato la fase più difficile della crisi finanziaria negli ultimi due anni.

 

L’OCSE ha previsto per il 2012 una crescita del PIL dell’Islanda del +2,4% (contro -3,2% del Portogallo, -3% della Grecia, -0,5% dell’Italia) e un calo della disoccupazione fino al 6,1% (contro 22,9% della Spagna, il 18,5% della Grecia e l’8,5% dell’Italia), confermando che la cura islandese ha stravinto contro il suicidio assistito proposto dalla trojka finanziaria FMI, BCE, UE per i paesi dell’area euro in odore di salvataggio.

La crisi finanziaria dell’Islanda era iniziata nel 2008, perchè le tre principali banche private sfruttando un periodo di interessi alti in Islanda avevano attirato enormi capitali dall’estero, investendo in titoli subprime americani e altri derivati e aprendo depositi ad alto rendimento (i cosidetti Icesave) in Gran Bretagna e Olanda, che avevano accumulato in pochi anni un debito di circa 4 miliardi di euro.

Quando è iniziata la bolla speculativa dei subprime americani, l’Islanda si è trovata all’improvviso sul bordo del baratro perchè le sue banche non avevano più soldi per pagare i correntisti inglesi e olandesi ed è proprio in questo momento che con un tempismo da becchino è spuntata dal nulla l’FMI che ha proposto all’Islanda un prestito di 3 miliardi di euro, da rimborsare con un programma pluriennale di sacrifici e tagli alle tasche del popolo islandese e un piano progressivo di espropriazione del patrimonio ambientale, della democrazia e dei diritti della gente d’Islanda.

A questo punto con un moto di orgoglio di nazionale il popolo dell’Islanda ha cominciato a ribellarsi, perchè in effetti non erano stati i cittadini ad accumulare quell’enorme debito, ma i banchieri privati che intanto dopo essersi arricchiti truffando i clienti erano fuggiti all’estero per non farsi arrestare.

 

Il governo che aveva tentato di approvare il piano di depredazione del FMI fu costretto a dimettersi, il primo ministro fu portato davanti un giudice di tribunale dove è tuttora in corso un processo per corruzione e il popolo dell’Islanda ha ripreso rapidamente il controllo della situazione, bocciando due referendum contro il piano di salvataggio del FMI, istituendo un’assemblea costituente per riscrivere la nuova costituzione e nazionalizzando tutte le banche private presenti nell’isola, compresa la banca centrale di emissione della moneta nazionale (la corona islandese).

Mentre l’FMI si occupava di risarcire gli incolpevoli clienti inglesi e olandesi truffati dai loro affiliati banchieri, l’Islanda ha dimostrato a tutto il mondo che la democrazia, quando il popolo viene mobilitato in piazza e sui forum internet, funziona ed è più forte di tutte le astruse regole della finanza, che sono fatte apposta per arricchire una minoranza (1%) e affamare il resto della popolazione (99%).

Grazie alla ritrovata sovranità popolare dei suoi 320 mila abitanti, l’Islanda ha mantenuto salda la coesione sociale, ha svalutato la corona per rilanciare le esportazioni, ha messo regole più ferree ai nuovi tentativi di speculazione finanziaria e ha chiuso le porte a tutti quegli avvoltoi internazionali come l’FMI, che con la scusa di risanare un debito illegale e mai contratto dai cittadini, tentano in tutti i modi di togliere al popolo l’unica conquista che ha veramente importanza di questi tempi: la democrazia.

Written by Piero Valerio

 

Fonte: Ultime Notizie

49 Risposte a IL CASO ISLANDA: LA CRISI FINANZIARIA E’ FINITA E LA DEMOCRAZIA HA VINTO

  1. luca Rispondi

    6 dicembre 2011 at 17:27

    Se l’Islanda è riuscita a far pagare a chi ha creato la situazione di fallimento non possiamo fare anche noi, per quel che è possibile, invece di continuare a chiudere e togliere posti di lavoro ed aspettare che qualcuno si muove per noi…

  2. mario rattenni Rispondi

    6 dicembre 2011 at 19:03

    Il nostro problema è che: innanzitutto siamo 60 milioni di persone. secondo, anche volendo togliere 15 milioni di minorenni, 10 milioni di anziani, rimangono 35 milioni di individui che hanno 35 milioni di partiti in testa…. la vedo molto, ma molto, ma molto difficile…. quello Islandese per noi è un sogno…

  3. Pingback: IL CASO ISLANDA: LA CRISI FINANZIARIA E’ FINITA E LA DEMOCRAZIA HA VINTO | Informare per Resistere | Ho visto cose che voi umani…

  4. enrico soavi Rispondi

    6 dicembre 2011 at 22:54

    Situazione che trovo impossibile replicare in italia: l’islandese medio, per la scolarizzazione che ha, non lo compri nè con il grande fratello nè la partita di calcio di domenica. Non lo distrai con un caso ruby e non segue i processi-reality. Se ti metti a spiegare la casistica qua, il 90% delle persone ti prenderà per matto e ti dirà di tornare a pensare alla f!$).

  5. geppo Rispondi

    7 dicembre 2011 at 01:23

    La coesione sociale in Islanda è determinata dal fatto che sono tutti islandesi. Qui da noi con tutti gli immigrati che ci sono, non possiamo che essere divisi e incazzati l’uno contro l’altro.
    Ancora una volta si dimostra che le società mutliculturali sono destinate al fallimento

    • mirko Rispondi

      7 dicembre 2011 at 11:20

      non mi risulta che da noi gli immigrati abbiano diritto di voto, e quindi non possono essere parte del problema della democrazia italiana…

    • Lucifer's Kitty Rispondi

      8 dicembre 2011 at 22:34

      Una mia amica studia islandese e finlandese. In entrambi i libri di testo compare il velo islamico come abito tipico di quei paesi. E sono libri scritti, da un islandese uno e da un finlandese l’altro. E comunque, attualmente, tutte le società industrializzate sono mutliculturali, grazie alle globalizzazione, ai trasporti e a internet. Semmai intendevi multietniche…
      Ad ogni modo, il multiculturalismo è una risorsa. E poi è la gente come te che si incazza con gli altri e divide. Ha più senso prendersela con quelli come te che con gli immigrati.
      A me della nazione di provenienza frega poco. Il concetto di patria andrebbe abolito. Italiano? Francese? Rumeno? Marocchino? Chi se ne frega, siamo tutti umani.

      Detto ciò, applicare ciò che è successo in Islanda all’Italia non sarebbe difficile per le dimensioni del paese, bensì perché i cittadini italiani non sanno cosa sia la democrazia, non ci sono abituati. E poi, diciamocelo, non è che i cittadini italiani siano chissà che campioni di cultura e intelligenza.Concordo con Enrico Soavi.

      • Matteo Rispondi

        9 dicembre 2011 at 11:55

        Non sono d’accordo.
        E’ vero che siamo tutti umani, e in questo Einstein aveva grande ragione, ma siamo comunque diversi.
        Non è nè una questione di razzismo nè di intolleranza.
        Paesi diversi hanno culture, costumi, usanze, lingue, tradizioni, monete diverse e non si può pretendere, in nessun caso, che mischiando a caso etnie diversi ci sia la pace eterna.

        Se abitiamo in zone diverse del mondo c’è un motivo e non è del tutto casuale, possiamo vivere tutti in armonia ma rispettandoci a vicenda e non è imponendo il meltin’ pot (vedi Europa Unita…”Unita” poi…) che ciò può funzionare.

  6. LinUs Rispondi

    7 dicembre 2011 at 10:05

    L’Islanda non era, e non è, nell’Euro…là il popolo è un pò più serio, responsabile, non ha inventato la mafia, non hanno abusivismo edilizio, la gente non andava in pensione nel pubblico con 20 di cotributi come succedeva da noi, non c’era l’evasione fiscale come da noi (ovvero le principali cause del nostro altissimo debito che ci stà riducendo così), insomma il popolo islandese era ed è decisamente un pochino + serio dei noi…
    La crisi italiana non è provocata dalle nostre banche invece, ma appunto dal nostro altissimo DEFICIT del quale moooolti italiani son responsabili e ne han tratto beneficio appunto…molti italiani votavan DC e pentapartito in cambio di posti di lavoro, quasi sempre non necessari, di pensioni fasulle d’invalidità, di condoni x abusi edilizi, di non controlli fiscali ecc. ecc.
    ISLANDA: bisogna però anche dire che prima di quella crisi gli Islandesi han fatto molti affari con quelle banche, cercavano interessi sempre + alti, investivano in fondi comuni mondiali…
    IMMIGRAZIONE: GEPPO…..certo, la “colpa” della mafia, evasione fiscale, clientelismo ecc ecc è colpa degli immigrarti! ehehehe , bravo bravo!

  7. Carlo Rispondi

    7 dicembre 2011 at 10:25

    Pienamente d’accordo con quanto scrive più sopra LinUs.
    Sottolineo solo il fatto che la felice Islanda ha più o meno la popolazione della provincia di Padova (un duecentesimo della popolazione Italiana)e questo certo aiuta ad avere una certa libertà di azione.
    Ah… un’ultima cosa. Che Guevara mi sembra un tantino tirato in campo a sproposito, ultimamente.

  8. il Moro Rispondi

    7 dicembre 2011 at 11:40

    Si si, andatelo a dire a tutti i poveretti che hanno investito i loro risparmi in prodotti che avevano come sottostante obbligazioni delle banche islandesi (che avevano rating AAA perciò considerati stra-sicuri). Questi poveracci non rivedranno un euro dei loro soldi e, ripeto, erano investimenti conservativi… perciò ci avevan messo sopra i risparmi le famiglie, i pensionati ecc…
    L’Islanda semplicemente si è guardata in casa e ha detto: “A chi devono i soldi le nostre banche?! All’estero?! Bene, cazzi loro! Lasciamole fallire tanto a noi non cambia niente!”. Bella democrazia… ;)

    • Alessandro Rispondi

      9 dicembre 2011 at 13:29

      Quei “poveretti” se la prendano con le agenzia “della tripla A”. Il nocciolo del problema sta tutto qua. L’islanda ha solo deciso che i debiti verso l’estero di banche PRIVATE li rimborsano chi ha creato il debito. Non è democrazia, è logica.

  9. Omkar Rispondi

    7 dicembre 2011 at 15:26

    Condivido il commento di LiNus. Da aggiungere e sottolineare che è la gestione della fiscalità delle spese e del malgoverno la causa del nostro problema, e che alla creazione dell’euro abbiamo partecipato in prima linea, e che le nostre banche piu’ grandi sono ormai derivazioni di multinazionali, e che probabilmente i costi per la nostra nazione dovrebbe affrontare sarebbero maggiori a livello istituzionale. D’accordo con Mario Ratenni ed Enrico Soavi. La nostra stessa classe dirigenziale, credo mancherebbe degli strumenti per una soluzione alternativa a questo livello.

  10. DAN Rispondi

    7 dicembre 2011 at 15:49

    Ci sono scorrettezze nell’articolo: L’Islanda ha un debito con l’FMI come tutti i Paesi che finiscono in default, un prestito a pacchetto di 2,1 miliardi. Puoi non pagare gli speculatori, che finiscono in galera, ma tutti quelli che hanno un giusto credito nei confronti dell’Islanda devono essere risarciti. Un altro prestito è stato concesso dai Paesi scandinavi (chi conosce la storia della scandinavia sa dello stretto rapporto che c’è sempre stato tra tutti questi Paesi del nord). Anche la Russia si era offerta di aiutare l’Islanda, ma gli islandesi hanno rifiutato in quanto c’è il sospetto che dietro la crisi islandese ci sia la mafia russa. La crescita islandese era molto elevata anche prima e mi auguro continui così di modo che possano liberarsi al più presto del loro debito soprattutto nei confronti dell’FMI.

  11. marco Rispondi

    7 dicembre 2011 at 17:48

    non sarebbe il caso di dare informazioni corrette e complete???
    al di là di tutte le differenze con il caso Italiano, giustamente sottolineate nei commenti (sufficienti a cestinare articolo e autore), l’islanda HA ricevuto prestiti FMI pari al 40% del PIL islandese. La missione del fondo si è conclusa ad agosto e l’FMI l’ha valutata un grande successo.
    Inoltre il primo paragrafo è puro delirio: correlazione non vuol dire causalità!! Guarda caso la traiettoria di molte variabili macro islandesi sono simili a quelle irlandesi (e.g.PIL: http://goo.gl/kE3FG), che pure è stata la più ortodossa nell’affrontare la crisi.
    Dimenticanze o informazione squallidamente asservita alla propria causa?

  12. Enzo Rispondi

    7 dicembre 2011 at 22:15

    Non capisco questa mitizzazione continua dell’ islanda che si legge dappertutto.
    Mica si sono rifiutati di pagare i debiti dello stato.
    Hanno rifiutato di accollarsi i debiti di alcune banche private.
    Sbaglio o è la stessa cosa che ha fatto Bush quando ha lasciato fallire Lehman Brothers?

  13. Pingback: Anonimo

  14. marco Rispondi

    9 dicembre 2011 at 14:02

    che buffonata demagogica; e l’estonia allora? 10 volte gli abitanti, pienamente in UE ed eurozona e con una crescita al 2011 dell’8%… sarebbe da dire “facciamo tutti come l’estonia”, che nel 2009 era in recessione del 14% circa, altro che islanda (il minimo era poco sopra -7%). è proprio vero che coi dati si prende per il culo chiunque non abbia voglia di leggerseli …

    senza contare il commento del mio omonimo riguardante i prestiti FMI dei quali l’islanda già gode …

  15. marco Rispondi

    9 dicembre 2011 at 14:02

    (errata, l’estonia ha 4-5 volte gli abitanti, chiedo venia)

  16. Francesco D'Agostino Rispondi

    9 dicembre 2011 at 23:30

    In questo momento per noi italiani non dovrebbe avere nessuna importanza sapere o meno tutti i dettagli di questa storia islandese.
    Dovremmo coglierne solo il messaggio principale.
    Ossia che il popolo se e quando vuole si prende la propria sovranita’ costi quel che costi e non importa come e quando importa solo il si o il no.
    L’italiano non deve e non puo’ pagare per errori commessi dai cattivi governi passati e presenti.
    I politici italiani non hanno mai avuto veramente a cuore le sorti del popolo italiano.Per loro la popolazione e’ solo fonte di ricchezza punto e basta.
    Lo dimostra il fatto che si parla tanto di ridurre o eliminare l’evasione fiscale ed invece vanno a chiedere sempre piu’ soldi a chi ha un reddito dichiarato che da sempre paga per tutti.
    Eppure la storia del nostro passato dovrebbe renderci fieri.
    Perche’ i nostri nonni e bisnonni hanno dato la vita per darci cio’ che abbiamo.
    Mi chiedo perche’ facciamo fatica a capire ed a comprendere il senso del potere della sovranita’ di popolo.
    Insieme siamo la forza piu’ potente che possa esistere e non ci puo’ essere governo che possa opporsi al volere di un popolo deciso a prendere in mano il propio destino.
    Il detto “volere e’ potere” vale per tutti, non solo per gli islandesi.

  17. Maja Mann Rispondi

    10 dicembre 2011 at 03:05

    1) l’Islanda non era nell’euro (circostanza che aveva già determinato una profonda deriva nflattiva antecedente alla truffa subìta dagli investitori ); 2) ha ancora quindi il potere sulla propria politica monetaria ; ciò detto è ovvio che sono contrarissima a far pagare ai cittadini la mala gestio o i crimini del potere. Crimini finanziari di questo tipo dovrebbero essere giudicati da un tribunale internazionale come veri e propri crimini contro l’umanità).invece fa comodo vederseli sfuggire da sotto il naso mentre gli organismi di controllo pagati profumatamente dormono sonni tranquilli senza che nessuno li chiami alle proprie doverose e super retribuite responsabilità di omessa sorveglianza.senza contare la non regolamentazione dei conflitti di interesse nei sistemi bancari/finanziari/creditizi di cui nessuno parla ma che sono una delle principali cause di tutte queste gravissime conseguenze di questi ultimi decenni.

  18. Paolo Rispondi

    24 dicembre 2011 at 14:09

    Leggendo i commenti, si capiscono molte cose.
    Dall’Islanda ci deve venire solo un insegnamento:

    essere un popolo unico e unito

    Ma sappiamo bene che noi italiani siamo “particolari”, pronti a condannare il vicino, ma a difendere a spada tratti gli interessi personali.

    Essi siano di casta, di corporazione o di associazione.

    Una cosa possiamo fare movimentarci pacificamente per cambiare finalmente le regole del gioco, che sono così fin dall’Antica Roma.
    Corruzione, evasione, illecito ecc… sono nel nostro DNA.
    Impariamo questo dalla lezione “Islanda”, usiamo Internet, e tutti i canali a nostra disposizione ( e non sono molti quelli che ti danno palcoscenico) e diamo vita al cambiamento.
    Buon Natale a tutti

  19. pippo Rispondi

    25 dicembre 2011 at 02:00

    Da un po’ vivo e lavoro all’estero ma vedo che le abitudini italiane non sono cambiate ultimamente…
    Non capisco xchè agli italiani piace denigrarsi da soli. Non capisco perche’ tutti sono così bravi a sottolineare i lati negativi dell’Italia e mai quelli positivi.
    Vi vorrei fare notare che gli stranieri pensano degli italiani esattamente quello che gli italiani dicono parlando di loro stessi.

  20. GIULIA Rispondi

    3 gennaio 2012 at 09:05

    L’Italia è meravigliosa, abbiamo paesaggie opere d’arte che i popoli dl nord si sognano… e in fatti vebgon in Italia a palate. Basterebbe far pagare una tassa simbolica, dico simbolica a chi viene in Italia… Oppure divulgare la possibilità di prendere un monumento, una piazza, un colle in affido…. io penso che molti extraitaliani lo farebbero, ma anche molti italiani lo farebbero. Io mi prenderei carico, secondo le mie possibilità economiche o di tempo intendo, di sostenere un pezzo della mia adorata Italia. Il giardino d’europa, un museo a cielo aperto… perchè ci trattano così…perchè abbiamo questi stereotipi da sopportare. Mafia, pizza e mandolino.
    A parte che pizza l’è proprio bbbona eh?

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