- di Frédéric Lordon -
traduzione di Maurizio Blondet
Così parla Frédéric Lordon, famoso economista francese, direttore delle ricerche del CNRS, in una lunga intervista alla Revue des Livres. A proposito delle forze che stanno per scatenarsi, ecco cosa prevede:
«Se, come si poteva prevedere dal 2010 col lancio dei piani di austerità coordinati, lo scacco annunciato conduce ad un’ondata di default sovrani, seguirà immediatemente il collasso del sistema bancario (o li precederà, per semplice effetto d’anticipazione degli investitori); e questo, contrariamente a quello del 2008, sarà irrecuperabile, perchè gli Stati (che hanno salvato le banche nel 2008, ndr) sono finanziariamente a terra. Allora non resterà altra alternativa che l’emissione monetaria massiccia, oppure l’esplosione della zona euro se la Banca Centrale Europea (e la Germania) rifiutano questa prima soluzione.
«In un week-end cambierà letteralmente il mondo e vedremo cose inaudite: re-instaurazione del controllo sui capitali, nazionalizzazioni-lampo o addirittura requisizioni di banche, riarmo delle Banche Centrali nazionali – misura che segnerà da sè la fine della moneta unica – la dipartita della Germania seguita da qualche satellite, la costituzione di un blocco euro-sud oppure il ritorno alle monete nazionali. Quando avverrà? Nessuno può dirlo con certezza (…) ma tra sei o dodici mesi, quando s’imporrà la constatazione della recessione generale, risultante dalla austerità generalizzata, e gli investitori vedranno salire irresistibilmente le ondate dei debiti pubblici che si supponeva di arrestare con le politiche restrittive, la consapevolezza dell’impasse totale che albeggerà in quel momento porterà gli operatori stessi a dichiarare una ‘capitolazione’, ossia alla loro fuga massiccia dai mercati-titoli, e per il gioco dei meccanismi di propagazione creati dalla finanza liberalizzata, una dislocazione totale dei mercati dei capitali, in tutti i settori.
«… Quella che vien chiamata ‘crisi dell’euro’ non è in prima istanza una crisi monetaria. Una delle stranezze degli eventi attuali è che la moneta europea non viene rifiutata affatto, nè dai residenti della zona nè dagli investitori internazionali, e lo dimostra la paritò euro-dollaro, che a parte qualche fluttuazione, si mantiene. È un fatto: non c’è (per ora) fuga dall’euro. Se ci sarà, sarà come sviluppo terminale di una crisi la cui natura è altra. Quale? La risposta è che si tratta di una crisi istituzionale.
«È il quadro istituzionale della moneta unica, come comunità di politiche economiche, che minaccia di volare a pezzi in seguito a crisi finanziarie aventi come epicentro i debiti pubblici e le banche. Se l’euro esplode, sarà per default sovrani che trascineranno crolli bancari – a meno che questi non vengano prima, per anticipazione dei default sovrani. In ogni caso il cuore della cosa sarà ancora una volta il sistema bancario, e l’impossibilità di lasciarlo andare in rovina, perchè la rovina totale del sistema bancario ci porterebbe in cinque giorni all’equivalente ineconomia dello stato di natura. Ma ciò non deve significare ‘rimetterlo sui binari per un altro giro’, senza cambiarne le regole.
«Anzi, approfitto per dire che, dopo avermi fatto per lungo tempo paura, la prospettiva di questo collasso quasi quasi mi piace, perchè creerà infine l’occasione di nazionalizzare integralmente il sistema bancario per pura e semplice requisizione (senza indennizzo) (…). Nell’ipotesi del collasso bancario, si tratta di sapere quale sarà – in assenza degli Stati, essi stessi rovinati – l’istituzione capace di organizzare la riattivazione delle banche per far loro riprendere l’attività di fornitura del credito. In questa ipotesi, non ne resta che una: la Banca Centrale Europea. Non dovrà solo assicurare alle banche un sostegno di liquidità (lo sta già facendo) ma liberarle degli attivi svalorizzati e ricapitalizzarle. Inutile dire che, data la scala del settore bancario intero, si tratta di un’operazione di creazione monetaria massiccia a cui bisognerà consentire. La BCE è pronta a questo? Sotto l’egemonia tedesca, direi di no. Ma l’urgenza estrema di restaurare nella loro integrità gli incassi monetari e di ristabilire il funzionamento del sistema di pagamenti richiederà un’azione ‘in giornata’! Significa che le lunghe tergiversazioni per ‘parlare ai nostri amici tedeschi’ o rinegoziare un trattato, saranno sparite dalla lista delle soluzioni pertinenti. Di fronte a quelli che si devono identificare come interessi vitali del corpo sociale, uno Stato, di fronte al non-volere della BCE, prenderebbe immediatamente la decisione di riarmare la propria Banca Centrale per farle emettere moneta in quantità sufficiente e ricostituire al più presto un troncone di sistema bancario capace di operare. La Germania, osservando nella zona una o due fonti di creazione monetaria fuori controllo, ossia di euro impuri suscittibili di corrompere gli euro puri di cui la BCE ha sola il privilegio di emissione, decreterebbe immediatamente l’impossibilità di restare in una tale ‘unione’ monetaria divenuta anarchica e l’abbandonerebbe subito, per rifare un blocco con qualche seguace selezionato sul momento (Austria, Olanda, Finlandia, Lussemburgo). Quanto alle altre nazioni, dovranno allora scegliere fra ricostituire un blocco alternativo oppure tornare ciascuna al proprio destino monetario; la Francia cercherà in tutti i modi di imbarcarsi con la Germania, senza la minima sicurezza di essere accettata a bordo (…)».
Se volete leggere il resto, qui:
http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2012/01/e-il-crollo-di-un-mondo-forze-immense.html
Luca Tavernese
10 gennaio 2012 at 20:09
Nn per niente ma ne sarei felice,anche perché l’euro ha fatto solo danni e ha dato da mangiare solo ai ricchi , l’euro cadrà e anche le banche ma Vivo sarà un nuovo modo di gestire il tt alla perfezione!
Donatella Alfieri
10 gennaio 2012 at 20:21
Secondo me stiamo cosi’ tanto con le spalle al muro che il sogno piu’ bello che hanno certi italiani è fallire completamente e tornare alla miseria piu’ nera. Io, forse perchè abituata da anni a vivere di poco, a quel punto non vorro’ arrivarci. Non voglio rinunciare al mio seppur poco, per non avere niente. ..Quel mondo non mi interessa e non vorro’ nemmeno viverci. Per questo mi affido agli sforzi di coloro che faranno di tutto perchè non ci si arrivi….. E non ditemi che è il Governo attuale quello che vuole portarci alla resa totale. Semmai sono quelle persone che sognando il default hanno già smesso di lottare….
Sergio Laricchio
10 gennaio 2012 at 20:24
ma allora i maya…….
Giancarlo Topputo
10 gennaio 2012 at 20:30
Mi ricorda una vecchia frase dei tre tre. L’acqua è bassa e la papera non galleggia. La situazione attuale e da papera non galleggiante :D
Tullio Mariani
10 gennaio 2012 at 20:43
Mamma che pizza.
Cinzia Lopumo
10 gennaio 2012 at 20:52
ecco una nuova profezia…con la differenza che di questa, abbiamo le prove tangibili!!!!
Deborah Coccinella
10 gennaio 2012 at 21:22
di economia ne capisco ben poco ma so che immettere grandi quantità di denaro nel mercato vuol dire svalutarne il valore…e non credo sia una cosa positiva…chi mi delucida cortesemente su quello che questo articolo sostiene che avverrà?
Angelo Neroni
10 gennaio 2012 at 22:15
la svalutazione è meglio della bancarotta.
Lorenzo Piccolo
10 gennaio 2012 at 22:24
@Deborah…
http://www.lettera43.it/economia/finanza/31874/krugman-contro-draghi-ma-quale-credibilita.htm
Carla D'Annunzio
10 gennaio 2012 at 22:33
molto interessante.
Luigi Cangiano
10 gennaio 2012 at 22:55
La maggior parte degli italiani ha debiti o nn ne ha soldi, quindi va bene fallire o svalutare… Bell articolo.
Marina Giribone
10 gennaio 2012 at 22:58
e noi, come al solito, le prendiamo…. sottogamba… pagheremo anche per questo….
Eros Belotti
11 gennaio 2012 at 00:33
gli economisti sanno benissimo che questa crisi arriva dai divorzi… centinaia di milioni di uomini separati senza potere di acquisto perche’ le banche non fanno loro credito… la grande industria (auto moto edilizia) viaggia sui crediti delle banche, se le banche non ti accendono un mutuo non comperi auto o casa… milioni di uomini non possono acquistare questi beni e queste fabbriche chiudono creando ulteriore disoccupazione! questo e’ quello che sta accadendo non altro!
Donatella Alfieri
11 gennaio 2012 at 06:53
La maggior parte degli italiani ha debiti o non ha soldi, per cui va bene fallire!!!! Allucinante, degna del peggiore dei banchieri!!!
Bartlomeo
11 gennaio 2012 at 15:30
Il pianeta Terra vale circa 3,5 milioni di miliardi di euro. È la stima ritenuta attendibile dell’astrofisico Greg Laughlin dell’università di Santa Cruz.
La massa monetaria emessa da una nazione è teoricamente pari al valore calcolato con gli stessi criteri, e fa parte della sovranità nazionale (per esempio l’art. 1 della nostra costituzione recita: “ … la sovranità appartiene al popolo che la esercita… “).
Invece…Invece per strani motivi nel mondo occidentale a gestire questa massa monetaria (banconote e semplici click su computer) sono alcune banche private. Per l’Europa è la B.C.E. che crea crediti e stampa banconote delle quali: ne mantiene la proprietà e ne aggiunge i costi e gli interessi annui che oggi sono l’ 1% (signoraggio primario).
Le banche che lavorano nel territorio delle nazioni acquistano banconote e crediti. Queste ultime operano con prodotti finanziari e prestiti applicando il loro guadagno, gli interessi e i click su computer su denaro inesistente.
Se deposito 100 euro, una legge bancaria permette il prestito del mio denaro a condizione che la banca conservi la liquidità del 2% (riserva frazionaria).Ora 100 euro sono il 2% di 5.000 euro.
La banca lascia liquidi i miei 100 euro e con un click crea un prestito di 4.900 euro (signoraggio secondario).
Ha creato dal nulla un ulteriore valore inesistente ma che deve essere restituito gravato di spese e interessi.
Possono farci lavorare e morire come schiavi al servizio di una ricchezza inesistente.
Un’ ulteriore prova? A fronte del valore del Pianeta pari a 3,5 milioni di miliardi di euro, la stima per difetto dell’attuale massa monetaria è di 35 milioni di miliardi di euro.
Significa sia che le nostre proprietà valgono un decimo, ma che non sono neanche nostre ma di chi può vantare la riscossione di un debito spaventoso creato prestandoci denaro inesistente.
Non è Satana a capo di questa mostruosità ma poche decine di famiglie che potrebbero decidere di sfrattarci dalla Terra e il disegno forse è già in atto.
Non si spiega altrimenti la totale indifferenza all’inquinamento, ai sempre più frequenti disastri ambientali, alla mancata applicazione di tecniche compatibili con la salute del pianeta.
La soluzione ultima prevista sembra essere la progressiva riduzione della popolazione da 7 miliardi (in realtà oltre 9 miliardi) a 0,500 miliardi di persone.
Con mezzo miliardo di persone, in un centinaio di anni il Pianeta cancellerà le cicatrici e le risorse saranno infinite per una stretta cerchia di potenti a capo di un popolo di schiavi servi.
Il disegno forse è già in atto. È sufficiente continuare ad allargare continuamente la forbice di reddito da ricchi sempre più ricchi a poveri sempre più morti di fame.
I poveri morendo gradualmente, continueranno nell’estrema illusione a sostenere il lento declino del sistema che altrimenti collasserebbe travolgendo tutti, e i ricchi con piccoli ritocchi consolideranno quella che ora è già loro proprietà: la famosa Terra Promessa.
È sgradevole anche per il tragico epilogo di un romanzo di fantascienza e non per la cruda realtà di un consumismo globale che ogni anno porta la Terra in rosso ai primi di settembre (da settembre a fine anno si erodono le future risorse e l’avvenire delle nuove generazioni).
Bisogna tornare a credere di essere unici e a tornare a credere di essere più intelligenti che omologati. Rinunciare ad essere pecore blandite da qualche filo di erba fresca ma tenute a regime di paura dai cani con latrati e morsi ai garretti. Cani che fanno da tiranni e sembrano cattivi invece anche loro hanno il padrone. È il pastore che sceglie il pascolo, tosa, munge il latte, uccide, vende la pelle e la carne e sceglie la popolazione del gregge.
Bisogna attivare le paure delle soporifere bugie sepolte in noi, più o meno volontariamente attraverso i mezzi d’informazione. Paure installate con falsità ed omissioni dolci quanto il sesso e intriganti oltre la morbosità. Veri crimini per un’ignoranza indotta a cancellare ogni seria osservazione critica.
Eppure ogni notizia può mostrare il suo frammento di verità se si tiene conto attraverso quali censure è passata. È molto faticoso tornare a ragionare perché ci hanno impigriti (qualcuno timidamente sospetta addirittura che il degrado si stia estendendo al DNA). Bisogna recuperare la fatica al ragionamento.
È l’unica possibilità che abbiamo per conoscere, confrontarci, essere fieri e degni di appartenere alla razza homo sapiens-sapiens ed infine ribellarci per salvarci.
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