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Quando la Lega era unita e a favore dell’arresto dei parlamentari

Quando la Lega era unita e a favore dell’arresto dei parlamentari
gennaio 16
08:40 2012
«La storia della Lega non è mai stata forcaiola», ha detto Umberto Bossi a proposito della decisione di non votare a favore dell’arresto di Nicola Cosentino. Una scelta che ha spaccato in due il partito: sul fronte opposto Roberto Maroni, che si è detto «deluso» ed è stato attaccato dal capogruppo della Lega nord alla Camera, Marco Reguzzoni. Ma nella storia della Lega Nord c’è la battaglia per l’abolizione dell’autorizzazione a procedere per i parlamentari: era il 1993 e la Prima Repubblica era alle prese con Tangentopoli. Alla Camera si discuteva della modifica dell’art. 68 della Costituzione, E Umberto Bossi nel giorno dell’approvazione della legge, disse: «Per la Lega nord il dogma giuridico che la legge è uguale per tutti». Sull’immunità per l’arresto, quella su cui si è discusso a proposito di Cosentino, Bossi diceva: «Siamo al colmo dell’illegittimità!». Ecco il discorso integrale del deputato Umberto Bossi tenuto alla Camera dei deputati il 22 luglio 1993.

Umberto Bossi nel 1996 (Afp)
Umberto Bossi nel 1996 (Afp)

13 gennaio 2012 – 17:25UMBERTO BOSSI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la lega nord abbia valutato a fondo l’articolo 68 della Costituzione, di cui chiediamo la completa abrogazione. Ritengo che oggi la sua soppressione, dopo l’utilizzo direi distorto che per tanti anni della norma si è fatto, significhi in fondo rispettare la vera filosofia che giustifica la sostanza dell’articolo 68. Infatti, si voleva evidentemente una garanzia di eguaglianza per tutti rispetto alla legge e non, invece, un comodo deterrente costituzionale per impedire alla legge di seguire il suo corso naturale. Si voleva che il parlamentare, espressione concreta di sovranità popolare, potesse disporre nel modo più ampio di tutte le protezioni al suo mandato, secondo i princìpi costituzionali che stanno alla base della democrazia stessa.

Sappiamo, invece, che numerose volte lo spirito della Costituzione è stato tradito dai partiti: da partiti — loro sì — che sono invasivi, falsi, ipocriti, sepolcri imbiancati dell’incostituzionalismo. Molti colleghi durante il dibattito hanno sottolineato con varie interpretazioni giuridiche la necessità di mutare il testo dell’articolo 68. Leggendo le relazioni di maggioranza e di minoranza degli onorevoli Carlo Casini e Berselli, ma anche le singole proposte di legge all’ordine del giorno, devo dire che compariva qualche tentativo di revisione, ma devo anche aggiungere che certamente la nuova formulazione del testo unificato accolta dalla Commissione, e che ci apprestiamo a votare, non convince. Mentre dai commenti e dalle dichiarazioni si rileva generalmente la necessità di sopprimere il secondo ed il terzo comma dell’articolo 68, il testo proposto dalla Commissione conserva una formulazione, direi, generale e, a dir poco, ambigua. Infatti, mi pare che in Assemblea a più riprese abbia subito l’attacco di emendamenti peggiorativi provenienti dalla parte più retriva e conservatrice del Parlamento. Sono d’accordo con l’onorevole Berselli, il quale ha sottolineato la differenza tra parlamentari appartenenti ai maggiori partiti, coperti quindi dall’immunità per i reati comuni, e quelli appartenenti ai partiti minori, rinviati a giudizio per reati politici, in particolare per reati di opinione!

Nella realtà le cose stanno proprio in questi termini: in materia di immunità i parlamentari sono divisi in eccellenti e peones. Ai membri eccellenti della nomenklatura sono realmente riservate le guarentigie sancite dall’articolo 68; i peones, invece, così come gli esponenti dei partiti e delle forze di vera opposizione al regime, possono disporre dell’immunità in via del tutto teorica. Ma vi è di più: la mia esperienza personale mi ha insegnato che si gode della guarentigia solo quando con essa si vuole impedire al parlamentare dell’opposizione di colpire o reagire contro chi l’ha accusato ingiustamente, per diffamarlo, per sporcarne l’immagine. Sappiamo che in fondo un uomo politico vive di immagine. La mia condotta in questi casi si è ispirata in ogni occasione al rifiuto assoluto di ogni garantismo tipico di signorie medievali.

Infatti per la lega nord il dogma giuridico che la legge è uguale per tutti non ha niente a che vedere con i tanti dogmi della partitocrazia e del regime (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord). Evidentemente, si tratta di dogmi ad usum delphini (magari parenti ed affini), anche se dopo i fatti di Milano, visto che nessuno sembra aver intascato per sé le tangenti, si potrebbe correggere la definizione in dogmi ad usum fabricae (la fabbrica del Duomo: in questo caso la grande fabbrica dei partiti), le cui iniziali (a u f) nella coinè linguistica lombarda significano — guarda caso! — «sbafo». La tradizione linguistica popolare scopre un malizioso ma per niente improbabile collegamento tra il privilegio dell’immunità e la teorizzazione e conseguente prassi del latrocinio di Tangentopoli. La tradizione linguistica popolare offre la chiave di lettura dell’operazione indegna che si sta compiendo in quest’aula: salvare l’immunità per salvare i ladri di regime! (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord).

Signor Presidente, mantenere in vita articoli costituzionali che finora sono serviti non per la difesa di princìpi democratici, ma addirittura per giustificare pretestuosamente il diritto di capovolgerli, sostituendoli con il «manuale Cencelli», rappresenta un’ulteriore, inaccettabile prevaricazione del centralismo partitocratico, per ribadirne la sua arrogante intangibilità. La nomenklatura è come la Piovra: i suoi tentacoli, attraverso la sua rete di disinformazione e di omertà, si estendono ovunque. Ecco perché mi chiedo come si agirebbe avanti a segretari di partito che proprio in quest’aula si sono scagliati, hanno manifestato pesanti dubbi, usando addirittura espressioni minacciose, contro la magistratura, nei confronti dell’inchiesta condotta dal giudice Di Pietro e dal suoi coraggiosi colleghi. Ricordando quello che ho visto in quest’aula, in un momento storico in cui la partitocrazia dimostra di non voler assolutamente cambiare niente, io, più che approfittare dell’occasione, sento il dovere di inviare, al giudice Di Pietro ed a tutti i magistrati che come lui hanno avuto il coraggio di affrontare la criminalità organizzata a tutti i livelli, compreso quello politico più protetto, l’augurio mio e del gruppo al quale appartengo di un completo successo per il trionfo della giustizia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord).

Non voglio peccare di orgoglio aggiungendo che la revisione dell’articolo 68, oggi in discussione (direi in «fallimento») in quest’aula, è stata sollecitata dalla presenza in forze della lega nord, la quale da tempo si era espressa contro il mantenimento di questo articolo. L’anomalia giuridica essenziale, abilmente manipolata a favore della nomenklatura, consiste proprio nella difficile interpretazione autentica dei motivi giuridici che devono ispirare l’applicazione dell’articolo 68. Ho già accennato ai cosiddetti reati di opinione, la salvaguardia dei quali è garantita proprio dall’articolo 68, che dovrebbe estendersi — e continuerà ad estendersi — ai reati comuni commessi dai parlamentari. Tale equiparazione, infatti, è confermata nei commi secondo e terzo dell’articolo 68 che estendono l’immunità all’arresto ed alla perquisizione, ad eccezione del caso della flagranza. Siamo al colmo dell’illegittimità! Seppure era valida a suo tempo l’immunità parlamentare concessa agli oppositori del principe o del monarca assoluto, oggi la sola conferma di questa immunità è la prova che si vuole mantenere la legalizzazione di una netta distinzione dalle cittadine e dai cittadini. Un atto delittuoso coperto dall’immunità sancita dai commi secondo e terzo dell’articolo 68 legittima un’inammissibile correità tra l’istituto parlamentare ed il colpevole.

Siamo quindi di fronte ad una incalcolabile ferita rispetto a qualunque ordinamento giuridico costituzionale, perché mai — e ciò è invece accaduto — un parlamentare reo di delitti gravissimi dovrebbe godere di privilegi tanto speciali a suo favore. Signor Presidente, è vero che oltre all’articolo 68 sarebbe necessaria una rapida revisione dell’articolo 27 il quale, al secondo comma, afferma il principio secondo cui l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Un principio giusto che però è inficiato dalle inaccettabili lungaggini degli iter processuali che ostacolano l’applicazione della legge e magari favoriscono la liberazione di mafiosi o di delinquenti dopo la sentenza di primo grado. È anche vero che lo stesso difetto di lungaggini vale per l’iter delle leggi costituzionali; tuttavia sono difficoltà che non posso essere prese a pretesto per battere scorciatoie gattopardesche. Ho detto all’inizio che personalmente sono stato vittima dell’uso distorto dell’articolo 68 ; non l’ho detto certo per autodifesa, bensì per sottolineare e sostenere la nostra richiesta di esplicita abolizione dell’articolo 68, da cui discende uno status anomalo e antigiuridico. Sono certo che questa mia tesi sarebbe accolta, ed anzi arricchita da ulteriori motivazioni, dalla Corte costituzionale. Per tale ragione noi della lega nord persistiamo nella richiesta di abrogazione dell’intero articolo 68 e voteremo quindi contro la proposta di legge che è oggi all’ordine del giorno. Siamo giunti all’ora delle grandi scelte, ma mi sembra che dal Parlamento emergano soltanto grandi paure e il tentativo di andare indietro, anziché avanti, rispetto alle richieste dato il 5 aprile esprimendo il voto.

Non riteniamo che l’emendamento predisposto dalla Commissione, che è stato approvato, introducendo il requisito della maggioranza assoluta dei componenti per decidere la sospensione del procedimento rappresenti un miglioramento. Esso, al contrario, rappresenta la codificazione e la legittimazione del silenzio-rifiuto alla sospensione del riguardi parlamentari avversari della partitocrazia. La maggioranza assoluta ci sarà, ma solo per salvare i propri uomini dai processi più imbarazzanti (ed anche più giustificati). È vero, quindi, che un cambiamento c’è stato, caro Pannella: l’immunità non esiste più, ma soltanto per gli avversari politici del regime (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord). Ne prendiamo atto! Ne prenderà atto il paese! La lotta politica per battere il regime sale di un altro tono! Nello stesso momento in cui voi della partitocrazia pensate di esservi salvati, più salvi di ieri, grazie all’introduzione del requisito della maggioranza assoluta, il paese viene informato che al potere c’è l’ancien regime al gran completo, senza che riesca più a mascherarsi. Questo è importante! Esso getterà l’uso discriminatorio dell’immunità nella sua ultima e disperata battaglia per fermare la storia che incalza. Presidente, a questo punto io sento il bisogno, tutto umano e poco parlamentare, di gridare: «Viva la libertà!» (Vivi applausi dei deputati del gruppo della lega nord che gridano «Viva la libertà»!

Fonte: http://www.linkiesta.it/lega-nord-arresto-parlamentari#ixzz1jVnub8u9

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