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Pubblicato da il 18 gennaio 2012.
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Schettino è stato già processato e condannato mediaticamente

di Claudio Velardi

Insisto: l’attacco al comandante della Concordia è segno di imbarbarimento civile. Non ci si può dividere tra innocentisti e colpevolisti: il mostro è lui. Si evince così chiaramente dalla ormai famosa telefonata col Capitano giusto, metafora finale della lotta tra il Bene e il Male. Ecco, io invece continuo a pensare che Schettino possa essere condannato solo dopo essere stato sottoposto a un giusto processo e che nessuno ha il diritto di ergersi a giudice morale nei suoi confronti.

Ma che cosa ci succede? O meglio, che cosa ci è già successo? E quando? E io dov’ero mentre ci succedeva?

Capita che stamattina posto su Twitter una mia opinione su Schettino e dintorni, in cui manifesto un sincero fastidio per “la crocifissione mediatica” cui è esposto ogni ora di più questo signore, in particolare dopo la telefonata con il Comandante della Capitaneria, oscenamente ascoltata, divulgata e vivisezionata con il compiaciuto e vile voyeurismo di sempre. Lo stesso di Cogne e Avetrana, di Amanda e Raffaele, di Salvatore e Melania.

In più, al Giglio non ci si può dividere in innocentisti e colpevolisti. È evidente, è solare che il mostro è lui: uno spaccone incosciente che, con inadempienze operative, palese infingardaggine e bugie conclamate, ha avuto delle chiare responsabilità nella tragedia vera, quella con tanto di morti e dispersi. E che poi, nella telefonata famosa, mette in scena la metafora finale della lotta tra il Bene e il Male. Da una parte il Comandante giusto e severo che, con voce solida e schietta, gli detta regole di comportamento e norme morali. Dall’altra lui, eterno italiota che, tra parole smozzicate e contraddizioni patenti, cerca scuse, viene meno ai suoi doveri e pare refrattario ad ogni richiamo etico.

Non c’è gara. E infatti la rete si scatena, dicendone di tutti i colori contro Schettino. “Vadaabordocazzo” vola in cima agli ashtag. Nascono t-shirt con la frase del giorno. Nessuno si esime dall’aggiungere considerazioni scandalizzate e lezioni di morale, con il contorno obbligato di freddure e battutine. (Nel frattempo parecchi dispersi sono ancora rinchiusi dentro il Concordia o chissà dove). E le poche voci che si sottraggono all’ondata di sdegno e risentimento a tanto al chilo provocano risposte infastidite e/o inferocite, che fanno perno su tre argomenti principali:

1) Schettino è colpevole, colpevolissimo. Il processo nei suoi confronti è solo – e non può essere che – una formalità. Io non la penso così. Siamo uno Stato di diritto perché qualunque cittadino ha diritto ad un processo giusto; nei processi si raccolgono testimonianze, reperti, prove, e le sentenze vengono fissate dopo tre gradi di giudizio. Sarà un processo “giusto” quello contro Schettino, dopo l’impiccagione mediatica che ha subito, con l’aggiunta della pubblicità – illegale, se non erro – data alla telefonata con il Comandante della Capitaneria?

2) In Italia non ci sono solo gli Schettino. E giù con riconoscimenti per il Comandante De Falco, emblema dell’altra Italia. Quella buona, onesta, che fa il suo dovere. Non quella della casta, dei politici, di Berlusconi, etc… Il popolo della rete, ormai rappresentativo dell’Italia intera (se non vado errato, paese di evasori fiscali e falsi invalidi, oltre che di poeti e – ops – navigatori) si specchia gioioso nel modello De Falco (almeno al momento, se non scopriremo qualche magagna anche sul suo conto) e mette al bando lo Schettino che è in noi. Autoassolvendosi, e tralasciando il fatto che è in Italia che Schettino fino all’altro ieri ha vissuto e lavorato, è stato promosso e ha fatto carriera.

3) Schettino non ha dignità di essere umano. Quanta premura, quanta fretta e veemenza da parte di tanti nello sbandierarlo ai quattro venti, proprio come se in tanti avessero dei dubbi su se stessi. Cosa avrei fatto io al posto di Schettino? Non lo so, e non è questo il problema (potrei dirvi dei miei principi e della mia vita quotidiana, ma lascio stare). Il punto è che lì c’era Schettino, e noi non abbiamo il diritto di fargli la morale. L’unica lezione morale consentita è quella che ognuno mette silenziosamente in pratica ogni giorno e di cui risponde solo a se stesso.
Ecco, i tre argomenti usati per crocifiggere Schettino li trovo un vero e serio segno di imbarbarimento civile. E mi chiedo che origini abbia. È il quasi-crash del sistema che lo genera? Sarà l’assenza di prospettive e di futuro? La crisi di rappresentanza, la crisi della politica, quella economica, o il semplice impazzimento del circuito mediatico-giudiziario? Mah, al momento mi sembrano tutte cazzate, onestamente. Alle ore 18 e 47 di martedì 17 gennaio 2012 sono preso solo da un vago, indelebile smarrimento. Non sono in sintonia con quello che mi succede intorno. Ma non fa niente.

http://www.linkiesta.it/schettino-velardi

29 Risposte a Schettino è stato già processato e condannato mediaticamente

  1. Ana Maria Rispondi

    18 gennaio 2012 at 16:03

    Sante parole, non avrei potuto esprimere meglio. Da dietro allo schermo siamo tutti bravi e coraggiosi.

  2. Antonella Rispondi

    18 gennaio 2012 at 17:02

    Egregio dottore Velardi,
    Non so se ha mai sentito parlare di responsabilità nel proprio lavoro quando si ha nelle mani le vite di persone, di incompetenza e di inerttitudine quando tutto questo manca e provoca danni irreparabili. Per cui non si scandalizzi se per me vale sempre che il comandante deve lasciare per ultimo la nave che affonda: la giustificazione ad ogni costo non è più accettabile e se i media non forniscono informazione più che tempestiva e appropriata ben venga. E’ questo il caso in cui NOI dobbiamo farla la morale, nonostante Lei si scandalizzi
    Non posso farci niente ma penso che in questa caso Lei debba ripensare alla sua ipocrisia!
    Antonella Di Fiore (Torre del Greco)

  3. asiia Rispondi

    18 gennaio 2012 at 17:46

    Si fanno le stesse gogne mediatiche anche per i vari presunti colpevoli dei vari processi messi in tv. Di cui nessuno sa nulla eppure ci mettiamo a fare i giudici ogni volta. Ma di questo genere di “massacro” nessuno se la sente di scrivere le stesse cose

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