Informare per resistere Pubblicato da il 5 febbraio 2012.
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Italianate

- Lameduck -

Io non mi meraviglio affatto che la giustizia italiana sia così tenera nei confronti degli stupratori di gruppo.
Si, lo so che scostando il velo pietoso che copre la decisione della Cassazione c’è un delicatissimo pizzo a tombolo ricamato sul concetto di costituzionalità di una sentenza pregressa ma alla fine il risultato è comunque sgradevole. Si ha la sensazione che la giustizia, in questi casi, si comporti come una mamma e la mamma dello stupratore di solito crede al figlio e non alla puttana che lo ha inguaiato.

MEDICO Dica, signorina, o signora, durante l’aggressione lei ha provato solo disgusto o anche un certo piacere… una inconscia soddisfazione?
POLIZIOTTO Non s’è sentita lusingata che tanti uomini, quattro mi pare, tutti insieme, la desiderassero tanto, con così dura passione?
GIUDICE È rimasta sempre passiva o ad un certo punto ha partecipato?
MEDICO Si è sentita eccitata? Coinvolta?
AVVOCATO DIFENSORE DEGLI STUPRATORI Si è sentita umida?
GIUDICE Non ha pensato che i suoi gemiti, dovuti certo alla sofferenza, potessero essere fraintesi come espressioni di godimento?
POLIZIOTTO Lei ha goduto?
MEDICO Ha raggiunto l’orgasmo?
AVVOCATO Se sì, quante volte?

(dal blog di Franca Rame)

Gli uomini, se fanno questo tipo di domande è perché pensano che lo stupro di gruppo sia una cosa sessuale.  Pensano alle gang bang dei film porno, con le maiale che più ne prendono in tutti i buchi e meglio stanno. Anche le mamme degli stupratori pensano che il figlio sia in carcere per qualcosa di sessuale durante il quale si è divertita più la sgualdrinella che il suo bambino.

 …Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano…

(dal monologo di Franca Rame)

Lo stupro di gruppo non è niente di sessuale, è sempre una punizione, un atto di violenza pura, un atto di GUERRA. Un’alternativa all’omicidio a volte ancora più letale. E’ qualcosa che devasta, squarcia, lacera il corpo e la mente.
Per la vittima è un’esperienza talmente orribile che, non a caso, quando gli uomini la subiscono – e in guerra succede a chi la perde, come nelle carceri e nei luoghi di segregazione, ai danni di disabili fisici e mentali o maschi percepiti dal branco come sottomessi perché, ad esempio, omosessuali – la rimuovono completamente, non ne parlano, lo negano come eventualità e, per difendersene, la fanno diventare un fatto sessuale che riguarda solo le donne e che non è poi così grave. Qualcosa di leggero e divertente o perfino esteticamente artistico se riprodotto a ritmo di “Singin’ in the rain” o fotografato – in versione gay – per una campagna pubblicitaria modaiola.

Invece, l’essere stati violati è qualcosa che ti condanna ad una premorte che durerà tutta la vita. Ti rimarrà sempre dentro quel dolore, la fitta dell’umiliazione, la disperazione della rabbia di non esserti difesa ed essere stata difesa. Il ricordo del tuo dolore e di loro che invece ridevano. Di te.
Come potevano ridere? Perché era la gioia di farti del male e di farlo anche al tuo compagno, a tuo padre, al tuo capo di Stato che stava perdendo la guerra, quel coglione. Perché loro pensano che lo stupro di gruppo sia soprattutto una vendetta trasversale della quale a soffrire sarà il maschio ferito nell’onore. La donna è solo un mezzo. Se dopo schiatta o sopravvive ma distrutta, sono solo dettagli.

Lo stupro di gruppo come punizione e atto di guerra nei confronti di avversari politici. L’ideale, se questi sono donne da colpire al cuore.

Volevano dare una lezione a Franca Rame e scelsero il modo più efficace per farlo. Qualcuno brindò in una caserma, alla notizia del rapimento dell’attrice. Dello stupro si parlò solo anni dopo ma, chi sapeva, sapeva esattamente cosa era successo. Terrorismo, marocchinata di Stato. Un tocco di regime sudamericano nei nostri fottuti anni settanta. I soliti che a volte ritornano.
E poi trent’anni dove non è cambiato nulla, nonostante il Circeo, nonostante i tanti episodi di cronaca. Non c’è certezza che sia avvenuto lo stupro, non siamo sicuri, ipergarantismo per gli accusati. Non in carcere, per carità, che potrebbe succedere anche a loro. Benevolenza, pignoleria nell’applicare la legge. Pizzo a tombolo.

Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…
Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani.

  (dal monologo di Franca Rame)

http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2012/02/italianate.htm

33 Risposte a Italianate

  1. luigi Rispondi

    5 febbraio 2012 at 17:50

    tutte belle parole, ma in che misura riguardano la SENTENZA DELLA CASSAZIONE non si capisce.
    sentenza che rinuncia alla idea di carcere preventivo obbligatorio in caso di un reato. in questo caso di stupro di gruppo. basta tutta sta manfrina.

    • Flavia Rispondi

      5 febbraio 2012 at 19:21

      La sentenza lancia il messaggio che lo stupro di gruppo non MERITA le misure cautelari, neanche fosse il furto di una merendina. Immagino che ti sembri una manfrina perchè non sei mai stato stuprato ripetutamente da un branco di ipergarantiti che magari abitano nel tuo stesso quartiere. Quando ti capiterà ripenserai a questa sentenza.

  2. mirko Rispondi

    5 febbraio 2012 at 17:53

    un “ma non ti vergogni” a quelle mer… che dovrebbero difendere le persone, e invece vanno solo in calore.. bestie….

  3. mirko Rispondi

    5 febbraio 2012 at 17:55

    la manfrina, da come la capisco io, è che in 2 o 3 persone contro una donna, che alla fine di tutto, davanti alla “giustizia” invece di essere la vittima, è quella che ci ha goduto più di tutti messi assieme.. questa non è democrazia, e nemmeno politica…

  4. Daniel Rispondi

    5 febbraio 2012 at 22:58

    E’ difficile commentare questo post, in quanto agita diversi sentimenti contrastanti. Cercando di essere obiettivo e non lasciarmi prendere dal orrore della violenza questo post mi è sembrato non femminista (che non sarebbe male) ma misandrico, quasi offensivo in certe parti, quasi come se lo stupro subito dagli uomini sia meno grave di quello subito dalle donne, perché gli uomini stuprati non solo se ne fregano, ma anzi sono pure colpevoli perché per negarlo “fanno diventare un fatto sessuale che riguarda solo le donne e che non è poi così grave”.

    Inoltre non capisco l’attinenza della pubblicità con il tema dello stupro visto che tutto mi sembra, ma non uno stupro semmai una volontaria sottomissione sessuale (dicesi orgia o gang bang che dir si voglia), non scambiamo la repressione sessuale (che porta ogni cosa che sia diversa dalla posizione del missionario al livello della perversione) con la definizione di moralità.

    Inoltre mi ha stupito la risposta di Flavia, perché ho subito ripensato alle poche garanzie che hanno avuto i rom del campo di milano bruciato per lo stupro inventato dalla sedicenne. Se in quell’incendio fosse morto qualcuno, magari un bambino, se l’accusato ingiustamente dello stupro fosse finito in galera come veniva chiesto e gli fosse capitato qualcosa, perché era lo sporco rom che aveva violentato una sedicenne (e sappiamo bene cosa può succedere in carcere). E se anche non fosse successo nulla, ma una persona venisse privata della sua libertà ingiustamente: sarebbe stato giusto in nome della prevenzione? Fermo restando le dovute cautele per le presunte vittime di stupro, dato che la legge deve valere per tutti e che i magistrati ancora non sono dotati di consulenti onniscienti in grado di confermare o smentire ogni accusa: siamo proprio certi che la soluzione sia solo una, cioè lo sbattere in carcere l’accusato solo sulla base di un accusa?

  5. Flavia Rispondi

    6 febbraio 2012 at 19:46

    Guarda Daniel che i magistrati non sbattono in carcere nessuno solo sulla base di un’accusa, questo è il mito che si vuole far passare quando c’è da difendere certi personaggi indifendibili, e non penso solo allo stupro ma anche alla corruzione. La procedura giudiziaria, per quanto umanamente fallibile, prevede che qualunque accusa, da testimone o vittima, sia supportata da qualche prova oggettiva, qualche indizio più pesante della semplice parola. Tanto è vero che ogni volta che qualche ragazza ha tentato di usare questa accusa è stata scoperta (alrimenti tu non saresti qui a parlarne). Come per le mazzette: se arrestano qualcuno è perchè hanno trovato degli indizi pesanti, altro che storie. Per lo stupro ad esempio ci sarebbe il kit eseguito all’ospedale, e se le donne non fossero scoraggiate dal denunciare si recherebbero in ospedale e grazie alla visita succederebbero 2 cose: 1) si potrebbero refertare e mettere a disposizione degli inquirenti prove materiali della violenza, per un processo più efficiente 2) il vero numero degli stupri in questo paese schizzerebbe verso il cielo, provocando un’enorme ondata di disgusto (e forse qualche legge più efficace). Invece abbiamo sentenze diseducative come questa, e la gente crede che a un magistrato basta andare a raccontargli una storiella e lui subito arresta l’accusato. E’ talmente vero che ci sono stupratori a piede libero e donne abusate costrette a convivere con uomini violenti (e grandi corrotti e corruttori liberi come l’aria!) Il nostro è un paese violentemente misogino e tu ci vieni a parlare di un problema marginale come il falso stupro?

  6. Flavia Rispondi

    6 febbraio 2012 at 20:11

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