Informare per resistere Pubblicato da il 9 febbraio 2012.
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Faccia a Faccia con Roberto Saviano. La storia dietro il video

- Valentina Lamanna e Matteo Manfredi -

…Caro Saviano, lascia la parte dei carnefici, scendi dal carro armato e vieni ad abbracciare le vittime. Restiamo Umani”. Così Vittorio Arrigoni, nell’ottobre del 2010, terminava il suo video-messaggio rivolto allo scrittore di Gomorra che, pochi giorni prima, aveva partecipato a una manifestazione di chiara matrice sionista chiamata: “Per la Verità, per Israele”.

Durante il suo intervento, infatti, Saviano diede un’interpretazione molto soggettiva della realtà politica e sociale israeliana, definendo questo paese come una “democrazia sotto assedio” nonché “terra di grande accoglienza e tolleranza”.
La questione palestinese, i massacri subiti dalla popolazione civile, i bombardamenti al fosforo bianco e quant’altro perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza sono stati deliberatamente omessi dal suo discorso.
Questi furono di fatto i principali motivi che spinsero Vittorio a realizzare il suo video-messaggio “Gaza risponde a Saviano”.

Al video di Vittorio non ci fu mai una risposta seria e ponderata da parte dell’autore campano, semplicemente una nota molto generica nella quale non citava nemmeno nome di Vittorio.

Poco tempo dopo, il 15 aprile scorso, quasi fosse l’epilogo di una morte annunciata, Vittorio venne barbaramente assassinato.
É bene ricordare che, nonostante fosse minacciato di morte da anni, per lui non c’é mai stata una scorta che lo difendesse, nessun media aveva mai parlato di lui.
Dall’Italia ben poche persone conoscevano, sostenevano e difendevano la lotta per i diritti umani che Vittorio portava avanti con coraggio e dignità. Nel nome dei suoi ideali di pacifismo attraverso il suo blog, i suoi articoli e i suoi video aveva aperto a noi tutti una finestra sulla realtà palestinese che fino a quel momento non avevamo mai visto così da vicino.

All’indomani della morte di Vittorio noi, insieme a molte altre persone, mossi dalla necessità di voler continuare a credere che Saviano potesse dare finalmente una risposta degna, seppur postuma, abbiamo creato un evento su Facebook – che poi si sarebbe trasformato in gruppo: “Per la verità, Per Vittorio Arrigoni” (ci sembrava giusto che la parola “Verità” andasse affiancata al nome di Vittorio, piuttosto che a quello d’Israele).

Per la prima volta dopo l’affermazione mediatica del personaggio Saviano, su Facebook diventammo “protagonisti” e testimoni di una frattura interna tra i suoi sostenitori. Infatti, molti di coloro i quali che, fino a quel momento lo sostenevano incondizionatamente, iniziarono a chiedere a gran voce una presa di posizione chiara, delle spiegazioni per il suo silenzio e una sopratutto una risposta per Vittorio. In seguito alle ripetute censure che si sono perpetrate nella sua area di discussione di Facebook abbiamo assistito a qualcosa di veramente inedito: da quel momento chi criticava Saviano non erano solo quelli che avevano già espresso dubbi sul suo modo di portare avanti la sua lotta contro le mafie, ma anche da chi fino a quel momento credeva in lui e nel potere della sua parola. C’é stato addirittura chi, ingenuamente, pensava che la voce di Saviano avrebbe potuto dare il giusto rilievo alla triste storia di un attivista pacifista come Vittorio.

Ieri sera alla libreria “La Central” di C/Mallorca qui a Barcellona abbiamo assistito all’incontro con Roberto Saviano e Josep María Martí. Era da tempo che aspettavamo l’occasione di potergli finalmente domandare da vicino il perché del suo silenzio. Sfortunatamente il protocollo dell’atto non prevedeva nessuna sessione di domande. E così, il nostro intento di porgli pubblicamente la domanda su Vittorio veniva frustrato sul nascere. Avevamo preparato questo breve testo, la nostra intenzione era poterglielo leggere per avere finalmente un confronto sull’argomento:

“C’era un ragazzo che come te – per difendere i valori di giustizia, quelli dello stato di diritto, della legalità – ha dovuto convivere per anni con minacce di morte. Come te, infatti, credeva nella necessità di non dover tacere difronte ai soprusi di cui era testimone. Pertanto aveva scelto di combattere la sua battaglia proprio come te, e cioè attraverso la parola scritta. Coraggiosamente denunciava ciò che vedeva in una terra martoriata da una lunga storia fatta di sangue e violenza, ma questa terra non é Napoli. Dico “c’era un ragazzo” perché, ahimè, questo ragazzo adesso non c’é più. Il suo nome era Vittorio Arrigoni e la terra martoriata di cui raccontava la storia é quella di Palestina. Vittorio, pochi mesi prima di essere barbaramente assassinato, ti aveva rivolto un appello. Ti invitava a conoscere da vicino la realtà del popolo palestinese prima di poter affermare che Israele é una terra di libertà, tolleranza e accoglienza così come hai fatto nell’ottobre del 2010. Sono passati circa 9 mesi dall’assassinio di Vittorio. In altre occasioni hai avuto modo di manifestare grande sensibilità per la morte di giovani ragazzi. Ricordo un tuo articolo dove esprimevi il tuo cordoglio per la morte di Pietro Taricone. Non pensi che anche Vittorio – nel nome dei suoi alti ideali di pacifismo – meriti una risposta seppur postuma? Grazie. Restiamo Umani.”

Nell’impossibilità di potergli porre questo quesito, ci siamo avvicinati a lui e con il pretesto di farci autografare un suo libro abbiamo colto l’occasione per guardarlo finalmente negli occhi e parlagli di Vittorio Arrigoni, regalandogli il suo libro “Restiamo Umani”.
Fino a pochi minuti prima Saviano parlava dell’importanza delle librerie come luoghi “pericolosi”. Aveva infatti affermato che chi fa veramente paura non sono gli autori dei libri ma i lettori. Perché chi legge ha il diritto di pensare e chi pensa diventa una persona libera.
Ma, a ben guardare il video, risulta quantomeno strana la reazione di Roberto che alla domanda “Perché non rispondi ancora all’appello di Vittorio?” prima ci guarda con aria di sfida e poi dice: “ho già risposto e non ho niente da dire … polemiche!” e dopo pochi istanti incalzandomi dice: “Chi l’ha ucciso? Lo ha ucciso Israele?” quando fino a quel momento nessuno gli aveva parlato della questione tra Palestina e Israele, ma solo di Vittorio.

Come é ben visibile nel video. Siamo stati gentilmente allontanati dalla sala. E il nostro faccia a faccia é finito lí.

Chiudiamo questa nostra breve ricostruzione dei fatti con con le parole solidali di chi ha apprezzato il nostro gesto inviandoci questo messaggio: “Ecco, volevo solo dirvi che secondo me la mancata risposta di Saviano è stata vissuta male da tutti noi, proprio per l’assenza di un confronto che probabilmente avrebbe aperto qualche soluzione, di sicuro sarebbe stato esemplare, mentre questa chiusura di Saviano apre solo il divario e lo scontro tra due punti di vista diversi da troppo tempo. Rimane una forte delusione, credetemi”.

Fonte foto sueddeutsche.de

http://spaghettibcn.com/20120207_faccia-a-faccia-con-roberto-saviano-la-storia-dietro-il-video-vittorio-arrigoni.html

 

12 Risposte a Faccia a Faccia con Roberto Saviano. La storia dietro il video

  1. Carmela Rispondi

    9 febbraio 2012 at 14:54

    ma ha davvero senso andare in una libreria e dire, quasi lacrimando, povero Vittorio? …a un giornalista che neanche si impegna tanto sul fronte estero? Se è un modo per portare l’attenzione su questo tema, temO abbia fallito: perché, almeno per me, invece di farmi avere interesse sul conflitto israeliano – palestinese, suscita solo interesse intorno ad una diatriba sterile. Mi spiace che vittorio sia morto, è una vicenda orribile, così come è deplorevole ogni atto di violenza in ogni parte del mondo. Ma boh… mi sembra una polemica sterile. (e voglio sperare che “sostenitori” di saviano sia un errore di battitura, perché mi auguro che sappiamo tutti che se vogliamo informazioni e notizie c’è ben poco da “tifare”.

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