Cloro Pubblicato da il 24 febbraio 2012.
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Contro la guerra, contro le notizie mendaci sulla Siria. I morti

Potente, anche se non si capisce una cippa, il rap algerino ***Le Colonel Martyr Gaddafi*** Rap Algerien di: -Karim ElGanG- ft Rasta. Immagini dell’impiccagione di Saddam, del martirio di Gheddafi. Baghdad e Tripoli ridotte in cenere, la Palestina devastata. donne con il velo, cadaveri, musulmani armati, musulmani in ginocchio, yankee e IDF in divisa. E’ una guerra di supremazia razziale, territoriale e commerciale, ma ce la imbibono con la tematica dei diritti umani, da cui la feroce perculata delle “guerre umanitarie” , delle missioni -armate- di pace. Degli F35 il cui acquisto è subordinato ad ogni possibilità di salvarci dalla crisi economica.

In quest’intervista, Nelson Mandela spiega con parole semplici perchè non è proprio il caso di credere che gli interventi in Africa degli euroamericani  siano anche lontanamente animati dall’interesse per i diritti umani e dalla conseguente controversia con la Cina.
Perchè le “imprese”oggi fanno la stessa cosa che han fatto tutte le “imprese” da sempre: colonialismo economico (imperialismo). Che significa “decidere sul dove, il come e il quando” investire nel proprio paese gli aiuti che vengono da esse generosamente erogati.
I cinesi sono “una nazione” e anche se le imprese sono importanti, sono leali, rispettosi dell’autodeterminazione del popolo con cui interagiscono.
Addirittura Mandela (che è molto critico sulla questione palestinese, in senso antiisraeliano) è stato accusato dagli israelo-europei-yankees di appoggiare la violazione dei diritti umani da parte dei cinesi, così come era stato tollerante con Gheddafi. Ma giustamente egli dice “quando loro erano qui come coloni non parlavano di diritti umani, parlavano di business”

I MORTI DI SIRIA

I morti civili in Siria non li nega nessuno. Ma fare il body count è una cosa seria.
Gli uccisi in questi undici mesi darebbero 7mila per gli attivisti dell’opposizione (uno dei due gruppi basati a Londra parla solo di morti civili, l’altro anche di morti fra i militari); 4.500 per l’Onu (Alto Commissariato per i diritti umani); mentre il governo e i siriani non schierati con l’opposizione parlano di duemila morti fra i militari e moltissimi civili uccisi dai gruppi armati dell’opposizione.
Il rapporto (boicottato da Qatar e Arabia Saudita) degli Osservatori della Lega Araba ha smentito il luogo comune mediatico “un dittatore che uccide un popolo disarmato”: affermando http://www.peacelink.it/conflitti/a/35517.html. Ecco due punti molto significativi del rapporto:
28. La Missione ha osservato che molti partiti hanno riferito falsamente di esplosioni o di violenze si erano verificate in diverse località. Quando gli osservatori sono andati in quei luoghi, hanno scoperto che quei rapporti erano infondati.
29. La Missione ha inoltre osservato che, secondo le squadre in campo, i media hanno esagerato la natura degli incidenti, il numero di persone uccise in incidenti e le proteste in alcune città. Il tutto viene confermato da un’intervista rilasciata da uno degli osservatori.
Che cosa sta succedendo? Secondo l’agenzia di controinformazione francese Infosyrie, certamente agli inizi della rivolta, in marzo e aprile, ci sono state repressioni riconosciute e deplorate dallo stesso governo. Ma in seguito non si è più trattato di una protesta popolare pacifica: da mesi si tratta di scontri fra esercito e gruppi armati appoggiati dall’estero, e ben installati soprattutto in alcuni quartieri di Homs.
Quotidianamente le agenzie governative diffondono notizie con nomi, cognomi, professione, circostanze di persone uccise da bande armate. Notizie che i media non riprendono mai; così come la conta dei morti tentata da alcuni gruppi religiosi.
La fonte del media sono gli “attivisti dell’opposizione”, da Londra o dalla Siria. I media presenti in Siria (si pensi alla Bbc a Homs) diffondono comunque notizie che si basano sui contatti e sui materiali forniti dagli “attivisti”. Molti racconti di atrocità (come quello dei medici torturati perché avevano curato manifestanti feriti) non hanno alcuna prova. O sono Stati già smentiti, come spiega fra gli altri il libro Syriana del ricercatore turco-belga Bahan Simonguir.
Anche l’Onu e le organizzazioni dei diritti umani basano i loro rapporti sulle denunce degli“oppositori attivisti”. Le ultime cifre fornite dalla Commissaria dei diritti umani dell’Onu, Navi Pillay, stimano i morti in Siria dall’inizio delle proteste in oltre 4mila. Come in tutte le altre dichiarazioni della Commissaria, il condizionale è sottinteso anche solo talvolta è specificato che “è impossibile verificare”. Viene poi sottinteso che si tratti di non armati e che siano stati uccisi dalle forze governative (anche se ultimamente Pillay si è detta preoccupata anche per i rapporti sugli attacchi da parte delle forze dell’opposizione contro esercito e forze di sicurezza).

Ma quali sono le fonti dell’Onu?
Quella quasi unica dei media è il Syrian Observatory for Human Rights (Sohr) con sede a Londra che orgogliosamente informa “potete trovare le nostre notizie su tutti i grandi media internazionali”: una bella cassa di risonanza.
Da Londra il Sohr dà ogni giorno la conta dei morti ma senza indicare i nomi e senza dire se si tratti per caso di forze dell’ordine. L’ex corrispondente di Al Jazeera Alaa Ibrahim, ora giornalista della tivù siriana, si è procurato la lista di centinaia di nomi, ma quando ha iniziato a verificare presso le famiglie ha smesso dopo circa quaranta persone perché ha trovato tutti falsi. Ma il Sohr continua a essere accreditato. Benché il suo presidente Rami Abdel Ramane, oppositore da molto tempo e da Londra, abbia rapporti stretti con i Fratelli musulmani siriani. (contropiano)

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