di Elena Bibolotti per Informare per Resistere
L’Italia è un gran paese!, lo devo proprio dire,
la gente che lavora ha, è vero, un grande agire,
e io che non ho impiego e devo navigare
in cerca di un annuncio e del posto da occupare,
so invece che in ufficio e in orario di lavoro,
il tempo del cazzeggio è pagato a peso d’oro.
In molti mi diranno: io no, non l’ho mai fatto!
Forse è anche vero, ma non per il Carletto,
oppure per Liliana che sta sempre lì a twittare
mentre la collega deve darsi un gran da fare.
Ma anche la Luisa che lavora da un privato
sta tutto il giorno in chat e a taggare foto.
Perché oggi l’impiegato è anche opinionista,
writer free lance e provetto giornalista.
L’Ansa ce l’abbiamo dall’amico che lavora
e che scrive a quattro euro le news dell’ultim’ora.
Persino la Giovanna impiegata da un dentista
racconta sul suo blog l’esperienza da ferrista.
Pino mio cognato che è un usciere graduato
è invece di Farmville un giocatore nato.
Lucia che è infermiera in una clinica privata
è anche opinionista in una piccola testata.
Marco mio cugino assistente da un notaio
sul web cerca ragazze e anche qualche guaio.
Non è così altrove dove anche un dirigente
ha l’accesso controllato ma social network niente.
Consentito è navigare ma solo per cercare
nuove soluzioni o il competitor da affondare.
Neanche l’e mail essi posson controllare
a meno che non sia proprio quella aziendale.
Così è anche in Giappone e in ogni altra nazione
che consideri il lavoro una benedizione.
Qualcosa che ha a che fare con l’etica e il rispetto
qualcosa che qui, forse, abbiamo solo letto.
Mi spiace se vi sembra una generalizzazione
ma da ciò vedo on line, è un vizio di nazione.
Statistiche alla mano so bene di che parlo,
non vedo il perché altrimenti dovrei farlo.
A me non mi diverte stare qui a criticare,
ma proprio certa roba mi fa imbestialire.
Feisbùk nei week end è meno frequentato,
forse è di riposo il nostro ligio impiegato?
Dobbiamo ritornare a dire ciò che non funziona?
Che è ancora la parentela a farla da padrona?
Che nemmeno i Professori –e l’hanno domandato-
saranno valutati in base a ciò che han dato?
In termini di tempi e di risoluzioni,
o anche di risparmio, idee e valutazioni?
Ma sì ma cosa importa, noi stiamo qui a guardare
tanto il posto fisso non ce lo possono levare.
-Perché io lo stipendio me lo sono guadagnato
facendo dei favori al cugino di mio cognato!
Ma a me che me ne frega della meritocrazia,
tanto scendo in Piazza poi per dire la mia!-.
Tanto poi si twitta e ci si lava la coscienza,
l’etica si mangia o se ne fa un’essenza?
Sentivo che è assai buona anche in insalta
ma forse in padella e con aglio ripassata.
-Stachanov, mi pare, era un grande attore,
o forse un letterato ma non un minatore!-.
Non sono reazionaria ma credo nel lavoro,
desidero servizi se li pago a peso d’oro.
Se poi chi qui mi legge si sente al sicuro,
gli dico: vai avanti! E ti prego tieni duro!-
E se pensassimo ogni tanto a ciò che non è personale,
potremmo ricavarne anche un profitto generale.
Fonte: http://bibolotty.blogspot.com/2012/02/teresa-e-letica-disattesa.html
Marco Volpini
26 febbraio 2012 at 11:22
non avrai molti fans su questo articolo, ma ammiro il coraggio di constatare la verità e scriverla così com’è… in bocca al lupo!
Flavia Caimi
26 febbraio 2012 at 13:29
Abbastanza melenso come poema, in questo clima di guerra totale contro i lavoratori ci mancava un’arringa contro i milioni, miliardi di fancazzisti, lavativi, assenteisti, irresponsabili, superficiali, garantiti e bla bla bla. Bei tempi quando c’erano i padroni delle ferriere e i lavoratori erano analfabeti, così non c’era pericolo che si distraessero sul web. Tranquilla, che ci ritorniamo.
Elena Bibolotti
27 febbraio 2012 at 11:41
L’etica (dal greco antico εθος (o ήθος)[1], èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) è un ramo della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. (Ovviamente fonte wikipedia).