Salvatore Baglieri Pubblicato da il 24 marzo 2012.
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Atene liberalizza i taxi. Italia: solo il default piegherebbe la lobby?

ATENE – Il governo liberalizza i taxi, è l’Europa, e con lei il Fondo Monetario Internazionale, la Bce che lo vuole: non si allarmino i conducenti di taxi italiani, la notizia riguarda la Grecia. La famosa troika aveva subordinato l’erogazione di aiuti alla nazione praticamente fallita in cambio di un giro di vite complessivo e quindi taglio a stipendi e pensioni, licenziamenti, tasse e anche lotta a privilegi e oligopoli, giù giù fino alla regolamentazione delle licenze dei taxi. In Italia, che stava male ma non in coma come la Grecia, dall’Europa le stesse ingiunzioni son state rispettate fino alle tasse, alle pensioni e in ultimo all’articolo 18. “Sappiamo fare le riforme  da soli” rivendicava appena ieri il ministro Fornero. Derubricando a semplici consigli la lista delle cose inderogabili da fare della famigerata lettera che pure qualcuno alla Bce si era premunito di recapitare a Berlusconi prima e inoltrare a Monti dopo. Ma ai taxi ci siamo fermati: per liberalizzarli occorre stare a un centimetro dal precipizio, solo un default è in grado di vincere la resistenza della temutissima lobby?

Per più di un anno i tassisti greci si sono opposti ad una tale misura, proclamando anche una nutrita serie di scioperi che hanno provocato pesanti disagi a connazionali e turisti stranieri. Il nuovo ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Makis Voridis, ha accettato alcune delle richieste dei proprietari dei taxi, rendendo così possibile l’approvazione della legge.

Contro il nuovo provvedimento ha votato l’ex ministro dei Trasporti, Giannis Ragousis, perché – come ha sostenuto nella sua relazione – la proprietà pubblica (come sono le licenze di circolazione dei taxi) viene gestita come una proprietà privata che può essere trasferita, ereditata oppure regalata esattamente come succedeva finora. “Si tratta – ha detto Ragusis – di una triste eccezione, socialmente ingiusta e politicamente immorale”. La nuova legge prevede, fra l’altro, che per la concessione delle licenze di circolazione dei taxi vengano presi in considerazione anche parametri che riguardano il numero della popolazione presente sul territorio, i problemi del traffico e quelli ambientali. Il numero dei permessi sarà deciso ogni due anni dal presidente della Regione, mentre il coefficiente per la concessione delle licenze di circolazione dei taxi nella capitale è stato fissato a a 2,5 permessi per ogni 1.000 abitanti. In provincia tale coefficiente scende a 1,5 per ogni 1.000 abitanti.

 

 

http://www.blitzquotidiano.it/politica-europea/grecia-liberalizzazioni-taxi-pensioni-tasse-articolo-18-1166198

4 Risposte a Atene liberalizza i taxi. Italia: solo il default piegherebbe la lobby?

  1. Salvatore Luongo Rispondi

    26 marzo 2012 at 09:46

    PRIMA REGOLA CHE DOVRESTE SEGUIRE: ATTACCARE LA SPINA DEL CERVELLO PRIMA DI SCRIVERE
    SIETE VERAMENTE DEGLI ECONOMISTI ?

    Facciamo un po’ di chiarezza. Perché alcuni settori appaiono come un mercato chiuso e le licenze in tali settori hanno un valore molto alto? In alcuni settori di interesse pubblico le licenze per svolgere l’attività specifica, sono contingentate in base al cosiddetto “bacino d’utenza”, ovvero il numero di abitanti per città o quartiere. Tali settori, benché abbiano caratteristiche peculiari differenti tra loro, hanno tutti qualcosa in comune. Il contingentamento di tali attività ha essenzialmente due funzioni. La prima va ricercata nella garanzia di qualità e prezzo del prodotto o servizio offerto all’utenza e quindi alla collettività: ad esempio il prezzo dei farmaci, dei tabacchi, dei giornali e le tariffe dei taxi.

    Molti dei prezzi al consumo di tali settori o servizi, sono stabiliti da enti preposti o dagli stessi fornitori/produttori. Essi stabiliscono la percentuale di ricarico che andrà a favore dell’operatore. Qui arriviamo alla seconda funzione, che è quella di far produrre un reddito sostenibile a tali operatori. Come si può intuire, partendo da questi concetti, il fabbisogno di tali prodotti o servizi non varia in funzione della maggiore offerta; piuttosto esso varia dell’aumento della popolazione per città o quartiere. Su tale contingentamento pesano anche altri fattori più specifici per settore: le infrastrutture come aeroporti, porti, stazioni FS e altre attrattive tipo città d’arte, balneare, montana, lagunare, grandi Centri Congressi o Fiere, ospedali di rilievo, ecc. Alcuni piccoli banali esempi: sarebbe paradossale che la gente ad acquistasse più farmaci dello stesso tipo o ne faccia uso giornaliero e abituale senza motivo; oppure acquistasse più copie di giornali o prendesse più volte lo stesso taxi in una giornata se non per propria “comodità”. Aspetto in comune: trattasi, di beni o servizi non rientranti in quelli di prima necessità, largo consumo o soggetti a senescenza e obsolescenza. Conseguentemente a quanto detto, il prezzo del prodotto o servizio, non può variare al ribasso se a monte della filiera non si assista ad un abbattimento del costo che grava sull’operatore. Nello specifico caso dei taxi possiamo tradurlo in questi termini:

    1.Maggiore offerta: ad un aumento dei taxi in circolazione con parità di costi di gestione corrisponderebbe un minor reddito dell’operatore e conseguentemente la necessità di ritocco al rialzo delle tariffe, entrando in una spirale senza uscita. I costi di gestione o vanno abbattuti a monte o vanno finanziati attraverso l’aumento della spesa pubblica (utopico) e non è certo nelle intenzioni delle finanze statali attuare questa inversione di tendenza. Va ricordato che ogni singolo taxi subisce il “mercato” dei carburanti, delle automobili, delle assicurazioni, come e spesso peggio (assicurazioni) del semplice automobilista.
    2.Aspetto economico: il taxi, a differenza del TPL, non costa nulla alla collettività; i costi gravano totalmente sul rapporto operatore-utente . Il TPL ha un prezzo politico, cioè non copre i costi del servizio stesso che viene compensato mediante finanziamenti pubblici. Le tariffe dei taxi sono invece stabilite da apposite commissioni consultive e tenute di proposito basse, spesso per sopperire alla carenza stessa di trasporti pubblici di linea. In Europa siamo tra i taxi mediamente meno cari, a dispetto di leggende create ad hoc. L’eliminazione delle compensazioni per il TPL comporterebbe sicuri aumenti di tariffe. Le compensazioni non sono applicabili ai taxi in quanto porterebbero costi enormi per lo Stato.
    3.Concorrenza: A parità di bacino di utenza se i prezzi diminuiscono non è affatto detto che più gente prenda il taxi. Se una corsa invece di costare 15 di euro ne costasse 10, la diminuzione è certo evidente, ma non per questo chi si muove in bus e metro ad un euro massimo un euro e mezzo, cambierebbe le proprie abitudini. L’automobile è di per sé un veicolo antieconomico e ad alti costi di gestione. Le tabelle ACI sui costi chilometrici ce ne danno la prova certa. Il lavoro di tassista non ha nulla di esclusivo. Il paradosso e l’atipicità di questo lavoro consiste nel fatto che chiunque in possesso di patente, sia in grado di svolgere l’azione unica che serve allo scopo: guidare un automobile. Guidare è la cosa più semplice di tutte. Un esercito di tassisti sarebbe già pronto e tra essi, ogni specie di individuo. Per questi motivi, oltre alle concorrenze trasversali (NCC, auto alberghiere, auto di cortesia, bus turistici, bus panoramici, trasporto scolastico) esso è da mettere strettamente in concorrenza con il TPL, a prezzo politico e con le stesse auto private in circolazione nelle nostre città. Il servizio è lo stesso: trasporto pubblico (per pubblico si intende “aperto al pubblico”) di persone. L’unico aspetto differente è dato dai fattori rapidità + comodità, quindi dalla qualità del servizio offerto. I taxi Svolgono attività con “obblighi di servizio”, come la disponibilità notturna, ma noi non dobbiamo considerare il taxi un servizio pubblico, bensì un servizio di pubblica utilità: è questa l’esatta definizione.
    4. Diversificazione offerta e segmenti di mercato: Il taxi non ha sede fissa ma “ambulante”, ne consegue l’impossibile fidelizzazione della clientela; il sistema della “fila” nei posteggi è imprescindibile in quanto servizio da piazza. La fidelizzazione della clientela è possibile in settori che operano con sede fissa ed anche al settore NCC che opera su commessa. Il taxi “vende” un solo “prodotto” ed è sempre lo stesso, ovvero offre un solo servizio che è quello di prelevare i passeggeri e condurli a destinazione. Un “prodotto” tecnicamente non implementabile. Per offrire un servizio migliore si dovrà consentire al gestore di trarre un maggior profitto che gli consentirà di investire sul lavoro (es. una migliore vettura) e aggiornare professionalmente il proprio livello professionale (es. parlare più lingue). Così facendo non si creerebbe quella anomalia tutta italiana dei taxi di colore blu (ncc abusivi) ma avremmo dei taxi di alta qualità e congrua preparazione professionale. Gli altri segmenti del mercato libero, essendo a sede fissa, hanno potuto difendersi in qualche modo, diversificando l’offerta di prodotti o servizi creando un circuito concorrenziale che però presenta innumerevoli inconvenienti soprattutto per l’utenza o comunque per il consumatore finale. Spesso assistiamo infatti a vendite promozionali o sotto costo di cosiddetti “prodotti esca” ai quali ne vengono affiancati altri a prezzi notevolmente alti e/o fuori mercato. Sistematicamente anche questi ultimi vengono acquistati. Ebbene questi schemi non sono certo applicabili al settore taxi.
    5.Aspetto sociale: I tassisti sono assolutamente privi di alcun ammortizzatore sociale. Occorre, a tal proposito, ricordare, tra questi grandi assenti, una copertura sui i rischi enormi derivanti da malattie professionali note e facenti parte del mai riconosciuto “lavoro usurante”. Quando si parla di prezzo delle licenze o di “rendite di posizione”, bisognerebbe tener presente che il valore della licenza sia l’unica ancora di salvezza e rappresenti per alcuni il TFR, per molti addirittura TFR, previdenza integrativa e sostitutiva.Questo valore non deve quindi intendersi strettamente in relazione o proporzionato al reddito prodotto, bensì all’insieme di più fattori: il necessario numero chiuso (come già spiegato) , la qualità, la funzionalità in base al contesto lavorativo: il soggetto che acquista la licenza taxi, ad esempio, viene immediatamente messo a pari condizione di reddito con chi la detiene anche da 30 o più anni. Altro aspetto da evidenziare è che il fatto stesso di acquistare una licenza taxi, per molti giovani e per tanti tra i 40 e i 50 anni d’età che hanno perso il lavoro o vissuto di precariato, rappresenta l’ammortizzatore sociale per antonomasia: una sorta di “parcheggio” per coloro che aspettano tempi migliori o altre occasioni, ma nel frattempo devono sostenere la propria famiglia. Il precariato e la disoccupazione non l’hanno certo creata i tassisti.

    Per finire, le formule matematiche magiche dell’Istituto Bruno Leoni:

    Lo scenario in regime di deregolamentazione sarebbe il rastrellamento delle licenze da parte dei grandi gruppi industriali e di multinazionali che creerebbe una sorta di oligopolio sfruttando i dipendenti autisti e facendo cartello con relativo aumento delle tariffe.

    Abbiamo avuto esperienze di liberalizzazione in varie parti del globo con effetti disastrosi,: a Dublino vi è un numero impressionante di Taxi (circa 11.000) per una popolazione di numero equivalente a quella di Napoli e Torino, dove si sono registrati numerosi suicidi tra i taxi drivers, ma anche stupri, violenze, rapine, sono all’ordine del giorno; il servizio è pessimo e le tariffe sono aumentate. L’istituto Leoni dice delle assolute falsità a questo proposito. Inoltre, il prodigarsi in studi attraverso formule matematiche, per gli addetti ai lavori appare quanto meno grottesco: il fattore casualità, nel lavoro di tassista, è quello dominante. Le variabili sono infinite. Più che di formule matematiche, si tratta di formule magiche.

  2. Salvatore Luongo Rispondi

    26 marzo 2012 at 09:55

    ARTICOLO DEL 21 NOVEMBRE 2011
    INVIATO A TUTTI I GIORNALI E PUBBLICATO SU http://www.atuttadestra.net/index.php/archives/108814

    Egregio Direttore,

    il gruppo, TASSISTI ITALIANI UNITI, nato spontaneamente sul web e precisamente su Facebook, appena 4 mesi or sono e che conta già circa 1500 adesioni, stigmatizza l’atteggiamento ipocrita e da vera e propria “macelleria sociale” (il termine sta diventando molto di moda ultimamente), da parte delle solite, arcinote testate giornalistiche come “Il Fatto quotidiano”, “Il Sole24ore” e “Repubblica”. Giornali che dovrebbero appartenere ad un’area ben lontana dal liberal – capitalismo al quale oggi sembrano invece inneggiare. Eppure essi, appena pochi mesi or sono, appoggiavano l’ultima campagna referendaria di tutt’altro stampo.

    Oggi , voltando la faccia e “rigirando la frittata”, diventano gli apostoli delle liberalizzazioni e delle deregolamentazioni selvagge, attaccando, ovviamente, le parti più deboli della piccola e micro imprenditoria italiana. Il perché di tanto accanimento nei confronti del settore TAXI, già falciato da una concorrenza trasversale sempre più agguerrita e spietata, in verità mi sfugge…ma potrei intuirlo se a tessere questa tela fossero i vari Montezemolo, Marcegaglia o qualche lobby internazionale. Lobby….ah…mi è sfuggita la parola magica. I tassisti secondo loro sarebbero una lobby. Ultimamente stanno usando un altro sostantivo: “corporazione”, cosa dal significato ben diverso, ma non ho intenzione di stravolgere il loro personalissimo vocabolario; non qui, non in questa sede.

    E’ bene puntualizzare alcuni aspetti ed alcune “atipicità tecniche” che contraddistinguono il lavoro di tassista. Come ben noto a chi utilizza anche in maniera occasionale tale “servizio di interesse pubblico”, esso non ha una sede fissa, quindi il primo attributo è quello di “ambulantato”. Il servizio è definito “da piazza”, in quanto i taxi, come già noto a tutti, stazionano in appositi stalli ad essi riservati, dove con il sistema della “fila” o “turno, la vettura che arriva per ultima si mette in coda alle altre. Ne consegue ovviamente l’impossibile fidelizzazione della clientela, (che invece è possibile quando si hanno professioni o attività con sede fissa). Il taxi è antichissimo, risale alla seconda metà dell’800 con carrozze trainate da cavalli; le prime automobili risalgono agli ultimi anni dell’800. E’ ovvio, che col passare del tempo, esso si sia evoluto e rinnovato, ma sul suo tortuoso cammino ha trovato sempre più ostacoli. L’automobile, oggi è quasi un bene di prima necessità: tutti guidano, tutti ne hanno almeno una. Dunque, il primo concorrente del taxi fu il progresso e il boom delle auto ad uso privato. Ma negli ultimi decenni, tra deroghe di vario tipo e situazioni varie, sono nati gli NCC (noleggio con conducente), i bus privati dei vari alberghi, il trasporto scolastico. Quindi la concorrenza e nella fattispecie, la liberalizzazione, in effetti c’è già stata.

    Una deregolamentazione di tale mercato, porterebbe ad effetti devastanti sia dal punto di vista tecnico che pratico; senza trascurare l’aspetto giuridico e fiscale molto più complesso. Oggi le tariffe dei taxi sono stabilite da apposite commissioni consultive e tenute spesso di proposito basse, per sopperire alla carenza di trasporti pubblici di linea. Si,”basse”, perché in Europa siamo tra i taxi mediamente meno cari, a dispetto di leggende create ad hoc dai soliti organi di stampa.. La tanto paventata liberalizzazione porterebbe ad un aumento esponenziale delle tariffe, dovendosi esse confrontare con un mercato completamente saturo e soffocato da altissimi costi di gestione (assicurazioni e carburanti in primis).

    Queste conclusioni non sono da ritenersi soggettive, bensì “matematiche” e basate su studi condotti sicuramente da personaggi meno noti del famigerato Istituto Leoni, ma certamente affidabili e precisi, come il Dott. Christian Iaione di Progetto R.e.na. autore di un volume edito da Jovene: http://www.jovene.it/schedaLibro.aspx?idLibro=38081&sezione=&lettera=&valoreComboSezione=&pag=1&testo=iaione&isbn=&novita=&idRivista=

    da cui trae spunto l’articolo di seguito linkato:

    http://www.progetto-rena.it/2008/06/la-questione-dei-taxi-tra-de-regulation-e-ri-regulation/

    Inoltre, abbiamo avuto esperienze di liberalizzazione in varie parti del globo con effetti disastrosi, come in Irlanda: a Dublino vi è un numero impressionante di Taxi (circa 11.000) per una popolazione di numero equivalente a quella di Napoli e dove si sono registrati numerosi suicidi tra i taxi drivers (L’Istituto Leoni elogia ed esalta l’effetto irlandese sul mercato del taxi, dicendo delle assolute falsità).

    Questo http://www.liveleak.com/view?i=d81_1243563625

    ed altri video sono presenti su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=6g00iK37FUw

    Un altro, propagandistico, invece su una ipotetica liberalizzazione anche ad Anchorage (Alaska U.S.A.) è stato caricato qui:

    http://www.youtube.com/watch?v=3i-ogp_GS_I&feature=player_embedded

    Vorrei far riflettere su come sia impossibile, per un lavoro da incasso medio di poche decine di euro, far da motore trainante alla ripresa del P.I.L. piuttosto che all’incremento dell’occupazione o all’aumento delle entrate statali; tanto più che in molti, nelle città più “a basso incasso”, si uniscono in cooperative di produzione e lavoro, per non essere disintegrati dagli oneri contributivi e fiscali, incredibilmente, parametricamente uguali a quelli di commercianti ed artigiani (ricordo anche che il settore effettua operazioni esenti da IVA ).

    Infine una considerazione che può sembrare banale o tendenziosa, ma è quella che mi sta più a cuore: i tassisti sono assolutamente privi di alcun ammortizzatore sociale. Occorre, a tal proposito, ricordare, tra questi grandi assenti, una copertura sui i rischi per l’incolumità fisica e su quelli enormi derivanti da malattie professionali note e facenti parte del mai riconosciuto “lavoro usurante”.

    Il fatto che, da pochi anni il “valore” della licenza sia stato riconosciuto e tra l’altro, fatto oggetto di tassazione per imposta di registro e per eventuali plusvalenze derivanti dalla “cessione di azienda”, rappresenta a tutt’oggi l’unica ancora di salvezza per le nostre famiglie in caso di morte sul lavoro o da lavoro (cosa abbastanza frequente), malattie invalidanti eccetera.

    Adesso, per favore, alla luce di quanto esposto, qualcuno ci spieghi quali siano i nostri “privilegi” che in tanti ci attribuiscono …

    Chi ha interesse a “manipolare” anche il settore taxi se non i “poteri forti”?

    Mi creda, noi rappresentiamo la parte sana del nostro Paese: padri di famiglia, per lo più con storie lavorative simili all’Odissea: La quasi totalità di noi ha preferito riempirsi di debiti per fare un lavoro onesto e soprattutto per non andare in piazza a dimostrare contro la disoccupazione, molti anni fa; ma le garantisco che nessuno di noi si farà intimidire né si farà trascinare al macello da questa classe politica e da queste lobby … che non sono certo rappresentate dai tassisti: essi hanno un nome ed un cognome e sono tutte lì a tramare alle spalle degli italiani. Noi resisteremo, noi lotteremo e combatteremo per le nostre vite e per quelle di nostri figli.

    Un cordiale saluto

    Salvatore Luongo delegato da TASSISTI ITALIANI UNITI

    http://www.facebook.com/groups/TIU.TassistiItalianiUniti/TIU.TassistiItalianiUniti@groups.facebook.com

  3. Francesca Gatti Rispondi

    26 marzo 2012 at 10:32

    Riporto anche qui, per completezza, quanto commentato sulla pagina fb:
    Certo che se anche INFORMARE PER RESISTERE che recita: “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” si mette a fare disinformazione siamo a posto.
    Non sarebbe stato più corretto da parte vostra informarvi anzichè confondere liberalizzazione con regolamentazione? Si chiede, in Grecia, di applicare le regole similari già esistenti in Italia. Vedo che purtropo anche voi siete appiattiti sulla ricerca di un capro espiatorio e sulla demonizzazione di una categoria. Probabilmente ignorate, tanto per fare un esempio che a Roma sono stati censiti circa 2.750.000 residenti e il numero di licenze taxi in circolazione è di circa 7880 unità: facendo il dovuto rapporto ne consegue che sono disponibili 2,8 taxi ogni 1000 abitanti, un numero superiore al tetto fissato dai greci:
    sinceramente leggo questo articolo con profonda tristezza. Applicate anche da voi le stesse regole di manipolazione mediatica stilate da Noam Chomsky. Sarebbe il caso, io credo, voi contattaste direttamente la categoria dei taxisti che possono darvi un chiarimento; posso solo suggerirvi alcuni link:
    http://taxiinitalia.altervista.org/LACItramiteEUROTEST.html:qui una valutazione del servizio taxi in Italia e in Europa.
    da ispettori Euro TEST:ndagine condotta in Italia nel 2010 da cui si evince che Milano, ad esempio, è al quarto posto, per quanto riguarda qualità/prezzo
    http://www.movisol.org/12news040.htm : qui un ‘analisi sul problema “taxi” condotta nella conferenza che si è tenuta a Berlino presso lo Schiller Institute il 24-25 febbraio u.s
    http://www.movisol.org/12news005.htm : qui un esempio di censura operato dal Financial Times
    Per quanto riguarda la situazione della Grecia posso solo suggerire all’autore o a chi ha riportato l’articolo di contattare direttamente gli amici Greci sulla pagina fb di E.P.A.M. Parlano italiano e inglese.
    Le 10 regole sulla manipolazione mediatica potete trovarle invece qui:
    http://www.ilnuovomondo.it/artmanipolazionemediatica.htm
    Concludo con questa frase che dimostra tuttoggi la sua drammatica attualità: Se non state attenti,
    i media vi faranno odiare
    le persone che vengono oppresse
    e amare quelle che opprimono! (MalcomX 1965)
    Francesca Gatti

  4. Salvatore Rispondi

    26 marzo 2012 at 11:16

    ARTICOLO DEL 21 novembre 2011
    INVIATO A TUTTI I GIORNALI
    Egregio Direttore,

    il gruppo, TASSISTI ITALIANI UNITI, nato spontaneamente sul web e precisamente su Facebook, appena 4 mesi or sono e che conta già circa 1500 adesioni, stigmatizza l’atteggiamento ipocrita e da vera e propria “macelleria sociale” (il termine sta diventando molto di moda ultimamente), da parte delle solite, arcinote testate giornalistiche come “Il Fatto quotidiano”, “Il Sole24ore” e “Repubblica”. Giornali che dovrebbero appartenere ad un’area ben lontana dal liberal – capitalismo al quale oggi sembrano invece inneggiare. Eppure essi, appena pochi mesi or sono, appoggiavano l’ultima campagna referendaria di tutt’altro stampo.

    Oggi , voltando la faccia e “rigirando la frittata”, diventano gli apostoli delle liberalizzazioni e delle deregolamentazioni selvagge, attaccando, ovviamente, le parti più deboli della piccola e micro imprenditoria italiana. Il perché di tanto accanimento nei confronti del settore TAXI, già falciato da una concorrenza trasversale sempre più agguerrita e spietata, in verità mi sfugge…ma potrei intuirlo se a tessere questa tela fossero i vari Montezemolo, Marcegaglia o qualche lobby internazionale. Lobby….ah…mi è sfuggita la parola magica. I tassisti secondo loro sarebbero una lobby. Ultimamente stanno usando un altro sostantivo: “corporazione”, cosa dal significato ben diverso, ma non ho intenzione di stravolgere il loro personalissimo vocabolario; non qui, non in questa sede.

    E’ bene puntualizzare alcuni aspetti ed alcune “atipicità tecniche” che contraddistinguono il lavoro di tassista. Come ben noto a chi utilizza anche in maniera occasionale tale “servizio di interesse pubblico”, esso non ha una sede fissa, quindi il primo attributo è quello di “ambulantato”. Il servizio è definito “da piazza”, in quanto i taxi, come già noto a tutti, stazionano in appositi stalli ad essi riservati, dove con il sistema della “fila” o “turno, la vettura che arriva per ultima si mette in coda alle altre. Ne consegue ovviamente l’impossibile fidelizzazione della clientela, (che invece è possibile quando si hanno professioni o attività con sede fissa). Il taxi è antichissimo, risale alla seconda metà dell’800 con carrozze trainate da cavalli; le prime automobili risalgono agli ultimi anni dell’800. E’ ovvio, che col passare del tempo, esso si sia evoluto e rinnovato, ma sul suo tortuoso cammino ha trovato sempre più ostacoli. L’automobile, oggi è quasi un bene di prima necessità: tutti guidano, tutti ne hanno almeno una. Dunque, il primo concorrente del taxi fu il progresso e il boom delle auto ad uso privato. Ma negli ultimi decenni, tra deroghe di vario tipo e situazioni varie, sono nati gli NCC (noleggio con conducente), i bus privati dei vari alberghi, il trasporto scolastico. Quindi la concorrenza e nella fattispecie, la liberalizzazione, in effetti c’è già stata.

    Una deregolamentazione di tale mercato, porterebbe ad effetti devastanti sia dal punto di vista tecnico che pratico; senza trascurare l’aspetto giuridico e fiscale molto più complesso. Oggi le tariffe dei taxi sono stabilite da apposite commissioni consultive e tenute spesso di proposito basse, per sopperire alla carenza di trasporti pubblici di linea. Si,”basse”, perché in Europa siamo tra i taxi mediamente meno cari, a dispetto di leggende create ad hoc dai soliti organi di stampa.. La tanto paventata liberalizzazione porterebbe ad un aumento esponenziale delle tariffe, dovendosi esse confrontare con un mercato completamente saturo e soffocato da altissimi costi di gestione (assicurazioni e carburanti in primis).

    Queste conclusioni non sono da ritenersi soggettive, bensì “matematiche” e basate su studi condotti sicuramente da personaggi meno noti del famigerato Istituto Leoni, ma certamente affidabili e precisi, come il Dott. Christian Iaione di Progetto R.e.na. autore di un volume edito da Jovene: http://www.jovene.it/schedaLibro.aspx?idLibro=38081&sezione=&lettera=&valoreComboSezione=&pag=1&testo=iaione&isbn=&novita=&idRivista=

    da cui trae spunto l’articolo di seguito linkato:

    http://www.progetto-rena.it/2008/06/la-questione-dei-taxi-tra-de-regulation-e-ri-regulation/

    Inoltre, abbiamo avuto esperienze di liberalizzazione in varie parti del globo con effetti disastrosi, come in Irlanda: a Dublino vi è un numero impressionante di Taxi (circa 11.000) per una popolazione di numero equivalente a quella di Napoli e dove si sono registrati numerosi suicidi tra i taxi drivers (L’Istituto Leoni elogia ed esalta l’effetto irlandese sul mercato del taxi, dicendo delle assolute falsità).

    Questo http://www.liveleak.com/view?i=d81_1243563625

    ed altri video sono presenti su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=6g00iK37FUw

    Un altro, propagandistico, invece su una ipotetica liberalizzazione anche ad Anchorage (Alaska U.S.A.) è stato caricato qui:

    http://www.youtube.com/watch?v=3i-ogp_GS_I&feature=player_embedded

    Vorrei far riflettere su come sia impossibile, per un lavoro da incasso medio di poche decine di euro, far da motore trainante alla ripresa del P.I.L. piuttosto che all’incremento dell’occupazione o all’aumento delle entrate statali; tanto più che in molti, nelle città più “a basso incasso”, si uniscono in cooperative di produzione e lavoro, per non essere disintegrati dagli oneri contributivi e fiscali, incredibilmente, parametricamente uguali a quelli di commercianti ed artigiani (ricordo anche che il settore effettua operazioni esenti da IVA ).

    Infine una considerazione che può sembrare banale o tendenziosa, ma è quella che mi sta più a cuore: i tassisti sono assolutamente privi di alcun ammortizzatore sociale. Occorre, a tal proposito, ricordare, tra questi grandi assenti, una copertura sui i rischi per l’incolumità fisica e su quelli enormi derivanti da malattie professionali note e facenti parte del mai riconosciuto “lavoro usurante”.

    Il fatto che, da pochi anni il “valore” della licenza sia stato riconosciuto e tra l’altro, fatto oggetto di tassazione per imposta di registro e per eventuali plusvalenze derivanti dalla “cessione di azienda”, rappresenta a tutt’oggi l’unica ancora di salvezza per le nostre famiglie in caso di morte sul lavoro o da lavoro (cosa abbastanza frequente), malattie invalidanti eccetera.

    Adesso, per favore, alla luce di quanto esposto, qualcuno ci spieghi quali siano i nostri “privilegi” che in tanti ci attribuiscono …

    Chi ha interesse a “manipolare” anche il settore taxi se non i “poteri forti”?

    Mi creda, noi rappresentiamo la parte sana del nostro Paese: padri di famiglia, per lo più con storie lavorative simili all’Odissea: La quasi totalità di noi ha preferito riempirsi di debiti per fare un lavoro onesto e soprattutto per non andare in piazza a dimostrare contro la disoccupazione, molti anni fa; ma le garantisco che nessuno di noi si farà intimidire né si farà trascinare al macello da questa classe politica e da queste lobby … che non sono certo rappresentate dai tassisti: essi hanno un nome ed un cognome e sono tutte lì a tramare alle spalle degli italiani. Noi resisteremo, noi lotteremo e combatteremo per le nostre vite e per quelle di nostri figli.

    Un cordiale saluto

    Salvatore Luongo delegato da TASSISTI ITALIANI UNITI

    http://www.facebook.com/groups/TIU.TassistiItalianiUniti/TIU.TassistiItalianiUniti@groups.facebook.com

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