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La Cassazione: “Marcello Dell’Utri fu il mediatore fra Berlusconi e la mafia”

La Cassazione: “Marcello Dell’Utri fu il mediatore fra Berlusconi e la mafia”
aprile 25
11:20 2012

di Redazione F.Q. -

Il senatore Marcello Dell’Utri è stato il “mediatore” dell’accordo protettivo per il quale Berlusconi pagò alla mafia “cospicue somme” per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari. E ha contribuito al “rafforzamento dell’associazione mafiosa”. A scriverlo nero su bianco è la Cassazione nelle motivazioni depositate della sentenza che ha annullato con rinvio la condanna in appello per concorso esterno a Dell’Utri. Un annullamento dovuto a “un vuoto argomentativo” della sentenza di secondo grado limitatamente al periodo 1977-1982, quando il manager palermitano lasciò Berlusconi per andare a lavorare dall’imprenditore Filippo Alberto Rapisarda.

E’ “probatoriamente dimostrato”, scrive la quinta sezione penale della Cassazione, che Marcello Dell’Utri “ha tenuto un comportamento di rafforzamento dell’associazione mafiosa fino a una certa data, favorendo i pagamenti a Cosa nostra di somme non dovute da parte di Fininvest. Tuttavia va dimostrata l’accusa di concorso esterno per il periodo in cui il senatore di Forza Italia lasciò Fininvest per andare a lavorare per Filippo Rapisarda”. La suprema Corte dice che il giudice del rinvio dovrà “nuovamente esaminare e motivare se il concorso esterno contestato sia oggettivamente e soggettivamente configurabile a carico di Dell’Utri, anche nel periodo di assenza dell’imputato dall’area imprenditoriale Fininvest e società collegate”.

Secondo la Cassazione, nel verdetto della Corte d’Appello c’è “un totale vuoto argomentativo per quanto concerne la possibile incidenza di tale allontanamento sulla permanenza del reato già commesso”. Ed è questo il motivo fondamentale dell’annullamento.

Nelle motivazioni viene anche dipinto un ruolo in chiaroscuro di Silvio Berlusconi. Che per i giudici paga Cosa nostra “in stato di necessità” per assicurare la sua protezione e quella dei suoi cari. Ma in un altro passaggio si legge che ”la consorteria mafiosa aveva, grazie all’iniziativa di Dell’Utri che si era posto come trait d’union, siglato con l’imprenditore un patto, all’inizio non connotato e tanto meno sollecitato da proprie azioni intimidatorie (la suprema Corte cita al proposito le emergenze probatorie a sostegno della tesi che le minacce ricevute da Berlusconi fossero di matrice catanese ma soprattutto calabrese) oltre che finalizzato alla realizzazione di evidenti risultati di arricchimento”.

La Cassazione ritiene pienamente confermato l’incontro del 1974 tra Berlusconi, Dell’Utri e i capimafia Francesco Di Carlo, Stefano Bontade e Mimmo Teresi, raccontato tra l’altro dallo stesso Di Carlo, collaboratore di giustizia. In uno degli uffici del futuro presidente del consiglio, in foro Bonaparte a Milano, fu presa la “contestuale decisione di far seguire l’arrivo di Mangano presso l’abitazione di Berlusconi in esecuzione dell’accordo” sulla protezione ad Arcore. I giudici di merito hanno trovato un “preciso riscontro nelle dichiarazioni di altro collaboratore, il Galliano, il quale aveva riferito di avere appreso i dettagli di quello stesso incontro e del suo scopo, forniti da Cinà nel corso di un pranzo con altri esponenti mafiosi nel 1986”. La tenuta delle prove dell’incontro diretto tra Berlusconi e i boss erano state messe fortemente in dubbio da Francesco Iacoviello, il sostituto procuratore generale dell’udienza in Cassazione su Dell’Utri.

Un “patto che, per altro, risentiva di una certa, espressa propensione dell’imprenditore Berlusconi a ‘monetizzare’, per quanto possibile, il rischio cui era esposto e a spostare sul piano della trattativa economica preventiva l’azione delle fameliche consorterie criminali che invece si proponevano con annunci intimidatori”.

La quinta sezione penale scrive che “la motivazione della sentenza impugnata si è giovata correttamente delle convergenti dichiarazioni di più collaboratori a vario titolo gravitanti sul o nel sodalizio mafioso Cosa nostra – tra i quali Di Carlo, Galliano e Cocuzza- approfonditamente e congruamente analizzate dal punto di vista dell’attendebilità soggettiva”.

Pienamente riscontrato anche “il tema dell’assunzione -per il tramite di Dell’Utri- di Mangano ad Arcore come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa nostra” e “il tema della non gratuità dell’accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore del sodalizio mafioso che aveva curato l’esecuzione di quell’accordo, essendosi posto anche come garante del risultato”.

Nelle 146 pagine di motivazioni, la suprema Corte parla “senza possibilità di valide alternative di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri che, di quella assunzione, è stato l’artefice grazie anche all’impegno specifico profuso da Cinà”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/marcello-dellutri-mediatore-berlusconi-mafia/206848/

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1 Comment

  1. Krasi Uzunova
    Krasi Uzunova aprile 25, 09:41

    Mamma mia che personaggi I stanno governando Italia. E dio ci aiuti.

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