E’ il nostro fiore all’occhiello.
E’ forse l’unica grande azienda italiana, leader planetario nel suo specifico settore merceologico, ad essere virtuosa, solida, in espansione. Presente in 132 nazioni, ha 75.560 dipendenti, di cui 62.000 addetti che producono nel territorio della repubblica italiana. Non ha neppure un cassintegrato e non ne prevede. Il suo titolo quotato in borsa, soltanto nel 2012, è schizzato in avanti del 32%: unico titolo in positivo. Il suo fatturato si aggira intorno ai 7 miliardi di euro, superiore di un +13,1% rispetto all’anno precedente.
L’azienda è nata nel 1961, ad Agordo, in provincia di Belluno, dentro un garage.
La storia di questa fabbrica e del suo ideatore e fondatore è studiata oggi nel corso di management industriale all’università di Harvard come esempio pratico e vincente “del miracolo economico italiano che coniuga impresa, creatività, rischio, con una ricerca accurata del design, del gusto e del dettaglio che nasce dall’applicazione della tradizione artigiana locale”.
L’azienda non ha mai visto uno sciopero, né uno scorporo, né proteste.
Si chiama LUXOTTICA. Produce lenti per occhiali e li vende in tutto il mondo. Tra i suoi clienti più famosi la polizia stradale della California (i celeberrimi CHIPS) l’esercito cinese, tutta la linea occhiali di Christian Dior e Yves Saint Laurent. Produce in Italia e vende in Cina.
Il suo proprietario e fondatore, Leonardo Del Vecchio, nato nel 1935 a Milano, è poco noto alla massa degli italiani. Ma il suo nome è un mito in Usa, Germania, Gran Bretagna, Cina.
La sua frase più recente? “Non investiamo neppure un euro nella finanza, perché noi sappiamo come produrre, come inventare mercato, avendo come fine la ricchezza collettiva della comunità, altrimenti questo lavoro non avrebbe senso”.
Alieno da conventicole, complotti, schieramenti politici di parte, corteggiato da sempre sia dalla destra che dalla sinistra (“no grazie, non mi piacciono i balli a corte” ha risposto all’ultima preghiera-convocazione alle elezioni politiche del 2008 sia al PD che al PDL che alla Lega Nord) è uscito allo scoperto per la prima volta nella sua esistenza, violando il suo codice personale fatto di discrezione, poche chiacchiere e molto lavoro intinto di creatività.
“Basta con i manager mitomani finanzieri” ha detto al giornalista Daniele Manca in una esplosiva intervista pubblicata sul corriere della sera qualche giorno fa, non a caso, in Italia, volutamente passata sotto silenzio e rimasta priva del dibattito che avrebbe meritato.
Ma non all’estero.
Soprattutto in Usa e in Gran Bretagna dove la situazione italiana è seguita con estrema attenzione, perché Del Vecchio sta spiegando come funziona l’Italia, anzi….come non funziona l’Italia e perché, allertando il business internazionale che conta sulla situazione nel nostro paese. Vox clamantis in deserto, la sua opinione è fondamentale, soprattutto in questo momento, e per una ragione ben specifica: perché Del Vecchio è sceso in campo (non ama e non ha bisogno di visibilità) andando all’attacco del cuore della finanza italiana.
Qualche notizia biografica su di lui tanto per capire che tipo sia.
All’età di sette anni rimane orfano, insieme a quattro fratelli. Provenendo da famiglia disagiata, i fratelli vengono dati in affidamento. Lui, invece, finisce nei Martinitt, l’orfanotrofio milanese per poveri. All’età di 15 anni, con il diploma di scuola media, esce e va a lavorare come garzone di bottega in una fabbrica che stampa marchi di metallo. I proprietari del negozio lo aiutano e lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera per studiare design e soprattutto incisione. A ventidue anni si trasferisce nel trentino dove trova lavoro come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche e impara il mestiere. Dopo sei anni, all’età di 27 anni, riesce a ottenere gratis un enorme garage e capannone abbandonato nel comune di Belluno, di proprietà della regione, con la consegna di avviare un’attività per assumere personale proveniente dalle comunità montane più disagiate. E inizia, insieme a due collaboratori, a tirar su l’impresa: fabbricare occhiali all’italiana, con montature originali artigianali d’eccellenza, incise a mano, e lenti molate da lui personalmente. Vent’anni dopo è una florida azienda e va all’attacco del mercato statunitense che gli mette potenti sbarramenti. Li supera tutti. Stende la concorrenza più competitiva che si arrende. Acquista i tre più importanti marchi Usa e diventa la più potente multinazionale al mondo nel settore della produzione di occhiali. Dal 2002 è leader incontrastato.
Oltre ad essere il maggior azionista di Luxottica è un importantissimo grande azionista di Unicredit e soprattutto le assicurazioni Generali. Data la sua posizione è sempre stato nel consiglio direttivo del colosso assicurativo. Tre giorni fa (ed ecco perché ne parliamo e lui ha deciso di parlarne al pubblico) si è dimesso, se n’è andato sbattendo via la porta, con un clamoroso atto d’accusa: “la mia è una protesta contro il management imprenditoriale di questo paese, composto da individui superficiali che non sanno nulla del loro lavoro, sono semplici contabili mitòmani. Mi sento davvero a disagio. Il vero problema è che quando da assicuratori si vuole diventare finanzieri comprando le più disparate partecipazioni senza comunicare nulla ai propri azionisti, non si fa un buon servizio né per l’azienda, né per gli azionisti, né per il paese. Mentre questo è un periodo in cui ciascuno dovrebbe fare il proprio dovere, ovverossia: fare ciò che sa fare. E chi crede che lo spread sia domato, si sbaglia di grosso. Basta un nulla per farlo schizzare a 600 e mandare la nazione a picco. E’ ciò che stanno facendo gli imprenditori italiani e le banche e i colossi assicurativi perché insistono nell’investire nella finanza: il rischio è alto ed estremo”.
La considero una voce fondamentale da ascoltare, quella di Leonardo Del Vecchio.
Sulla quale riflettere. Perché l’Italia ha bisogno di un incontro tra imprenditoria efficace, efficiente e virtuosa da una parte e mondo del lavoro dall’altro, uscendo fuori dalle consuete griglie di protesta che finiscono per coagulare dissenso e indignazione uscendo fuori dalla immediata necessità di emergenza di costruire alleanze solide tra le due parti sociali.
Del Vecchio è sceso in campo.
Nel modo giusto.
Non scende in campo appoggiando un certo partito, né movimento. Non ama Monti e non lo odia. Non vuole entrare in politica come soggetto. Vuole dare uno scossone al mondo dell’imprenditoria. La sua voce è da diffondere.
Perché il suo curriculum professionale ed esistenziale è il suo biglietto da visita.
“Il problema dell’Italia nasce quando si vuole fare finanza. Quando, le aziende, usando i soldi degli investitori e soprattutto dei risparmiatori, comprano un pezzettino di Telecom, e un pezzetto di una banca russa; si mettono a repentaglio –come nel caso delle assicurazioni Generali- ben due miliardi di euro alleandosi con il finanziere ceko Kellner e ci si impegna con la Citylife in una percentuale che nessun immobiliarista al mondo avrebbe mai accettato, com’è avvenuto nel 2009 quando hanno investito 800 milioni in fondi di investimento greci. Miliardi di euro sono andati in fumo. Erano soldi di imprenditori italiani che avevano investito con l’idea di poter poi spostare i profitti nel mercato del lavoro per tirar su imprese e creare lavoro. I manager responsabili di questi atti perdenti sono stati tutti promossi e saldati con stipendi multi milionari. Non si va da nessuna parte, così”.
E’ impietoso, Del Vecchio. Picchia duro. E se lo può permettere. E parlando al canale televisivo di Bloomberg, quando un giornalista americano gli ha fatto la domanda da 1 milione di dollari “Lei come si pone rispetto all’articolo 18 che in Italia è il punto dolente nello scontro tra imprenditori e lavoratori?” ne è uscito in maniera impeccabile. Ha risposto: “Un dibattito inutile, fuorviante. Personalmente, ripeto “personalmente” non mi riguarda. Su 65.000 lavoratori italiani che pago ogni mese, non c’è nessuno, neppure uno che rischia il licenziamento. Che ci sia l’art.18 così com’è, che venga abolito, modificato, cambiato, per me è irrilevante. La mia azienda funziona e ogni imprenditore -parlo di quelli veri- ha come sogno autentico quello di assumere e non di licenziare. Il paese si rialza assumendo non licenziando. E la colpa è delle banche”.
E’ la prima volta che un grande imprenditore, un grande finanziere, un grande industriale, attacca frontalmente le banche italiane. E qui non si tratta dei bloggers che odiano Goldman Sachs o dei consueti slogan contro la finanza internazionale. Perché Del Vecchio attacca la gestione inconcludente delle banche, affidata a “personale e personalità poco affidabili”. Racconta la parabola di Alessandro Profumo che lui presenta come una favola con un brutto finale, senza fare pettegolezzi o scandali.
“Finchè Unicredit e le Generali facevano le banche andava bene. Poi si sono buttati nella finanza e hanno perso la testa. Ho visto sotto i miei occhi trasformarsi Profumo. Partecipazioni, fusioni, investimenti a pioggia inutili e perdenti, con l’unico fine di agguantare soldi veloci e facili invece che produrre impresa con l’unico risultato di ottenere perdite colossali e bonus di uscita per diverse decine di milioni di euro. Le banche italiane hanno perso la testa. Ricordo il 1981. La mia azienda, dopo 20 anni, era diventata forte e solida. Avevo capito che la globalizzazione era alle porte e bisognava andare all’attacco del mercato americano. Ma non si cerca di entrare in Usa se non si è solidi finanziariamente. Abbiamo fatto le nostre ricerche e analisi e alla fine abbiamo calcolato che avevamo bisogno di una certa cifra molto alta. Mi rivolsi al Credito Italiano. Andai a parlare con Rondelli che la dirigeva. Gli dissi che volevo iniziare acquistando Avantgarde, un marchio americano che sarebbe stato il cavallo di Troia, ma non avevo i soldi. Presentai il progetto, il business plan, il programma, i rischi. Dieci giorni dopo mi convocò alla banca. Accettò. Mi presentai in Usa che mi ridevano in faccia. Dissero la cifra. Tirai fuori il libretto di assegni e firmai senza neppure chiedere lo sconto di un dollaro. Due ore dopo, l’amministratore delegato di Avantgarde mi confessò al bar penso di aver commesso il più grande errore professionale della mia vita e si ritirò dagli affari. Un anno dopo avevo restituito alla banca tutto il capitale con gli interessi composti, avevo aperto quattro nuovi stabilimenti e assunto 4.500 persone. Questo deve fare una banca. O in Italia lo capiscono e si danno una smossa, oppure si rimane alle chiacchiere e si affonda”.
Del Vecchio spera e auspica che Monti intervenga molto presto nel settore che lui (e Corrado Passera) conoscono molto ma molto bene: banche e finanza italiane. E propone di far applicare un codice ferreo di regolamentazione comportamentale che imponga a tutti gli amministratori delegati di banche, fondazioni e aziende, di riferire come usano i soldi.
“Alle Generali l’amministratore delegato poteva disporre investimenti fino a 300 milioni di euro senza comunicare niente a nessuno. Lo stesso a Unicredit, Intesa SanPaolo, Mps. La verità è che nessuno sa dove vanno a finire quei soldi, dove siano andati a finire i soldi. La mia azienda alla fine dell’anno si ritrova circa 700 milioni di euro da investire. Andrea Guerra che è il mio amministratore ogni volta che deve spendere cifre superiori a 1 milione di euro, informa ogni singolo membro del consiglio e manda copia a ogni importante azionista. Pretende di avere delle risposte e pretende che si discuta del suo investimento perché vuole sapere l’opinione di tutti, compreso il collegio sindacale interno e il rappresentante sindacale dei lavoratori dipendenti. Perché l’azienda è anche loro. Il loro posto dipende dalle scelte di chi dirige. Ogni decisione presa viene valutata collettivamente. Se si rischia, lo sanno tutti, l’hanno accettato. Non esistono mai sorprese. Questa è la strada. Non ne esistono altre. O si fa così, o si chiude tutti quanti, baracca e burattini”.
Perché la classe politica italiana non si fa carico delle gravissime preoccupazioni di imprenditori come Del Vecchio e non interviene in proposito?
Non stanno lì in parlamento ad appoggiare un gruppo di professori nel nome delle imprese e della ripresa economica? Se non ascoltano i leader che producono, che senso ha? Dov’è il Senso?
Ho pensato che potesse essere interessante una voce insolita, diversa dai precari, dai disoccupati, dai licenziati, che vivono ogni giorno la propria tragedia esistenziale. Il nemico non sono le imprese. Il vero nemico è la sordità di governanti e politici che non ascoltano chi produce e conosce la verità del mercato.
Quello è il vero nemico.
Quella sordità è l’anti-politica. Che cosa c’entra Beppe Grillo?
Fonte: sergiodicorimodiglianji.blogspot.it 29 Aprile 2012
http://ilupidieinstein.blogspot.it/2012/04/il-piu-grande-imprenditore-italiano.html
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Assunta
30 aprile 2012 at 16:06
Che uomo!……ONORATA …….
Alessandra
30 aprile 2012 at 21:24
Grande …unico e originale
Vincenzo
30 aprile 2012 at 16:11
Ho apprezzato molto il contenuto dell’articolo e faccio i miei complimenti al Sig. Del Vecchio per la competenza, il coraggio e la forza che ha avuto nel dire tutta verità sulla situazione italiana e sui responsabili della crisi in cui versiamo. Spero solo che chi di dovere faccia proprie le esperienze ed i suggerimenti dati dal Sig. Del Vecchio per rimettere in sesto le finanze del nostro Stato.
carlo
3 aprile 2013 at 15:27
Purtroppo signor Enzo mi sa che sia una speranza vana,basti pensare che questo articolo è passato in sordina sulla stampa italiana ed ha avuto risalto solo all’estero.Tutto questo sta a dimostrare che in realtà di cambiare veramente le cose non ci pensa nessuno.Anzi.
pucci maurizio
30 aprile 2012 at 19:09
Quello che dice Del Vecchio, è ancora più vero per i piccoli imprenditori. Ci negano prestiti di poche migliaia di euro, come si può investire nel lavoro??? uno scrittore inglese diceva: un banchiere è una persona che ti presta l’ombrello quando cè il sole e lo rivuole indietro quando inizia la pioggia.
Lemontree75
7 maggio 2012 at 14:02
Dipende dal *perche`* si chiede il prestito.
Se il prestito e` chiesto per coprire le spese correnti, allora non vedo tutto questo problema nel negarlo. Il business non funziona e sarebbe meglio chiudere e mettersi a fare altro piuttosto che continuare a chiedere prestiti per tenerlo in vita.
Un discorso a parte e` per la fase di startup… Ma qui credo che le cose siano abbastanza chiare. Nessuno ti da soldi per aprire un business fallimentare.
Essere imprenditori non e` un must. Se lo sai fare bene, i soldi per crescere li trovi. Se non li trovi forse semplicemente dovresti percorrere altre strade.
carlo
3 aprile 2013 at 15:30
Ragionamento da bancario(non da banchiere)
Valerio
30 aprile 2012 at 20:27
sono onorato di essere un dipendente lux e posso dire che una grande azienda nasce grazie a persone lungimiranti mosse da passione volontà entusiasmo.Fare un azienda significa distribuire ricchezza per se e distribuirla ai poveri. Trovatemi una ditta che oggi assume a tempo indeterminato e ti dice grazie per il lavoro che hai svolto!!!credo che persone come Del Vecchio capiscano la povera gente perchè ci è passato da giovane e si ricorda.
L’italia un paese autolesionista,malato. SE non danno soldi per investire alle aziende queste sono costrette prima o poi a chiudere ma che senso ha questa politica!!dovremo fare attenzione a chi votare.
Thomas
30 aprile 2012 at 23:35
Cè poco da commentare,cè solo da togliersi il cappello..!
vincenzo
1 maggio 2012 at 09:19
E’ proprio una bandiera per l’italia. Avessimo 100 imprenditori così e sarremmo i primi nel mondo. Gli si potrebbe affidare la ripresa economica sostenendo un suo impegno finanziato dallo stato per individuare 100 giovani imprenditori talentuosi. Due anni e ci sarebbe lavoro per tutti.
Alessandra
1 maggio 2012 at 09:38
Ci vorrebbe un “tecnico” così , che ha vissuto una vita normale (!!!!) ed e’ riuscito a creare una grande impresa grazie ad impegno in prima persona, sacrificio, che sa che se chi lavora per lui e’ sereno e appagato, da il meglio sul lavoro…. Non sti professoroni che conoscono il lavoro per averlo studiato sui libri, che possiedono immobili su immobili e non gli pesa pagare ici imu e quanto altro, mentre la gente normale paga mutui 30nnali x la casa in cui abita restituendo alla banca il doppio e più , del valore dell’immobile acquistato ….ci stanno mandando a picco , non se ne rendono conto? Chi le pagherà le loto tasse se le aziende chiudono, gli imprenditori si uccidono e la gente rimane senza lavoro ???? Non se lo chiedono…
angelo
1 maggio 2012 at 10:06
Scusa ma su quwsta TUA FRASE (estrapolata) :
“non gli pesa pagare ici imu e quanto altro”, direi DUBITO.
Sei proprio sicura che non abbiano un escamotage per loro per evitare di pagare. ?
Sul resto concordo su tutto. Buona giornata angelo
Giulia
9 maggio 2012 at 15:02
oddio.. guarda che anche studiare è sacrificio.. -.-’
carlo
3 aprile 2013 at 15:35
Sarà sicuramente sacrificio,ma se alla fine i risultati sono quelli che tutti stiamo vedendo(e pagando) molto meglio che questi vadano a zappare.Renderebbero di più e ci costerebbero molto meno.
Alfonso Russo
1 maggio 2012 at 10:33
Ecco!!! Queste sono le persone che dovrebbero rappresentarci!!
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Gianluca Bini
1 maggio 2012 at 13:30
Uno dei pochi VERI GRANDI imprenditori Italiani….
sandra iulianella
1 maggio 2012 at 18:18
Ho letto con grande interesse l’articolo sull’imprenditore Del Vecchio e ne sono rimasta impressionata, per le sue qualità professionali, per la sua lungimiranza imprenditoriale, per la sua concretezza e praticità. Queste sono le persone a cui credere e cui ispirarsi! Sono loro l’orgoglio e la speranza di una rinascita del nostro paese.
Giorgio Z.
1 maggio 2012 at 22:23
Grazie alla politica del nonno in Agordino tutte le persone vivono alla grande. Sei il migliore in assoluto!!!GRAZIE.
Tutti i grandi industiali, grandi per fatturati ma miseri d’ umanità, hanno delocalizzato all’estero le proprie aziende lasciando migliaia di persone in situazioni disastrose. Questa è la cosa che più mi fa arrabbiare, delocalizzare per avere ancor più profitti quando gli servirebbero altre tre/quattro vite per spendersi i ricavati.
I soldi non sono la vita ma un cancro che ammala ogni essere umano.
Non comprate più merce da quei industriali che hanno scelto l’estero per schiavizzare altri nostri fratelli.
mauro ciarpaglini
1 maggio 2012 at 22:38
….per il bene del nostro Paese, chiederei al Sig. Del Vecchio di adoperarsi in parte attiva, visto che non ha una vita davanti e comunque ha un immenso potere, a rivoluzionare il nostro attuale sistema Italia, improduttivo e corrotto, perchè sia i Politici che i Professori si sono dimostrati capaci solo di impoverire e desertificare la nostra economia nazionale.
Che se ne fa un GRANDE … che ha conquistato il mercato Americano senza partecipare a nessuna rivoluzione per cercare di sanare il malessere ed il malaffare del Paese in cui è nato???
…io, che non conto niente, combatterei all’infinito..ed oltre.
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Frà
2 maggio 2012 at 13:34
Per essere più credibile, avrebbe dovuto farsi sentire prima, quando la crisi c’era già ma la si negava. Ora i buoi sono già scappati. Saluti
Maura da sydney
3 maggio 2012 at 14:12
fra’ credo che se avesse parlato prima sarebbe stato denigrato come grillo e tutti quelli che prima avevano detto queste cose……non essendo personaggio pubblico in italia, lo avrebbero deriso…..
Maura da sydney
3 maggio 2012 at 14:16
mauro ciarpaglini hai ragione ma come fa da tanti anni penso che sia occupato a non fare andare a casa i suoi operai e non ingrandire il numero dei disoccupati, come da lui detto la sua azienda e’ la sua vita, ed il lavoro di tante famiglie, in mezzo a tanta cattiveria… quando c’e’ del buono accoglietelo…..
fab
3 maggio 2012 at 14:20
Grande Del vecchio ci vorrebero persone cosi in Italia
Proviamo a cambiare questo paese con idee e startegie
http://italyworkinprogress.blogspot.it/
house cavalieri
3 maggio 2012 at 16:37
Sono gli uomini di questo calibro che fanno grande la storia,non quattro uominicchi (che prendono tantissimi soldi dalle nostre tasche)da strapazzo che ci fanno vergognare.Per fortuna che ci sono uomini come lei Sig. Del Vecchio
domenico
4 maggio 2012 at 09:48
sono un imprenditore 50enne; non ci sono parole per commentarlo grazie che esistono persone cosi.
claudio marzagalia
5 maggio 2012 at 01:18
Grazie Dott.Del Vecchio…mi piacerebbe lavorare per lei..non ne posso piu’ dell’italia..D S ex Martinitt
Lavinia
5 maggio 2012 at 01:20
Imprenditori illuminati! Guardate qua:
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2012-05-01&ch=31&v=122469&vd=2012-05-01&vc=31#day=2012-05-01&ch=31&v=122469&vd=2012-05-01&vc=31
Giorgio Gilardi
5 maggio 2012 at 04:03
Finalmente qualcuno del calibro di Del Vecchio ha detto quello che molti imprenditori pensano ma non possono dire in quanto sono “schiavi” delle banche e, con simili esternazioni le ritorsioni si possono immaginare. Del Vecchio non avendo questa dipendenza e dall’alto della sua età e dei fatti che parlano più di ogni altra cosa, ha centrato in pieno il problema del sistema finanziario dell’Italia e più ampiamente dell’Europa: le banche non fanno più le banche, gli assicuratori si buttano nella finanza, si perdono miliardi di euro in operazioni oscure e così via …
A mio modesto parere da piccolo imprenditore, in una società dove nessuno vuole più lavorare per produrre qualcosa ma vuole guadagnare speculando sui mercati finanziari, il risultato sarà solo quello di andare male, e di esempi in Italia ne abbiamo avuti, uno per tutti il caso Parmalat, un’azieda che poteva essere come la Luxottica e invece …
Concludo rinnovando il mio plauso al Cav. Del Vecchio per quello che ha detto prima di uscire sbattendo la porta del c.d.a. e augurandomi che qualcuno del professori (= banche) salvatori dell’Italia inizi a farsi delle domande e magari a darsi qualche risposta.
Sergio
5 maggio 2012 at 11:38
Ecco cosa intendo io per Governo Tecnico , mettere a capo delle varie sezioni chi si e’ fatto da solo senza contare su bustarelle , aiutini vari ecc . Questo signore andrebbe messo a capo dello sviluppo delle imprese Italiane .
Lucia
5 maggio 2012 at 23:41
Pur vivendo ad Agordo non ho mai avuto il piacere di incontrarla per congratularmi personalmente con Lei. Anch’io ho un’azienda che lavora bene, grazie anche al benessere che Lei ha portato e continua a garantire agli Agordini e non solo. I Suoi dipendenti (collaboratori) possono veramente togliersi il cappello quando Lei passa , e Lei può essere orgoglioso di come i Suoi dipendenti la stimano e sono fieri di lavorare nella Sua azienda, si Sua , ma la sentono come la Loro azienda !!! E questo e’ il Successo più ambito per un vero imprenditore;che Grande uomo, grande imprenditore , grande esempio ! Grazie Cav. Del Vecchio , grazie !
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antonio conficconi
18 maggio 2012 at 14:47
Un grande Imprenditore Italiano ed un Grande UOMO. Grazie per il Suo prezioso intervento contro la grave deriva presa dalle banche!!
giuseppe baldassarre
21 maggio 2012 at 15:57
Questi sono gli uomini che vogliamo al governo dell’Italia..non quelli che vanno dietro alle peripatetiche o i prezzolati dai banchieri…
teresa acampora
29 maggio 2012 at 00:50
E’ vero io sono della zona dove è nata la luxottica, qui gli impiegati e gli operai di quell’azienda sono invidiati, hanno perfino la palestra interna, gli vengono offerti concerti riservati, hanno benefit se fanno spese in certi posti, ricevono signori pacchi alimentari nelle festività, ho 1 amico che ci lavora da 35 anni, al compimento dei 25 anni ha avuto regalato un orologio del valore di 5000 euro. Del Vecchio ha sempre pagato qualcosa in piu dei contratti sindacali, ha sempre dato premi in denaro per i non assenteisti. La luxottica paga l’affitto di casa a persone povere del paese, conosco personalmente una persona che riceve questo beneficio. Ma i dipendenti ricevettero nel 97 in regalo come premio produttività azioni della costituenda banca popolare di Belluno che solo 2 anni dopo fu rivenduta alla Banca popolare di Vicenza con la promessa che gli sarebbe rimasto almeno il nome che dopo qualche anno è scomparso. Erano gli anni in cui c’erano anche fondi europei destinati alle espansioni territoriali.
DELLA BANCA POPOLARE DI BELLUNO DEL VECCHIO ERA PRESIDENTE E PANIZ MAURIZIO DEL PDL ERA VICEPRESIDENTE…… PANIZ ANCORA OGGI SI VANTA DI ESSERE SUO AMICO.
max
26 giugno 2012 at 00:04
CE NE VORREBBERO QUALCHE MILIONE DI UOMINI COSI IN ITALIA
Rinaldo Sorgenti
19 novembre 2012 at 10:53
Complimenti Sig. Dal Vecchio.
Lei è il Presidente del Consiglio e/o il Presidente della Repubblica che vorrei.
Ma questa non può essere solo una speranza. Dobbiamo agire perchè diventi realtà.
A. Rosetti
31 marzo 2013 at 15:45
Avevo gia sentito parlare di quest’uomo “straordinario”, ma ora,dopo aver letto questo articolo sono convintissima che oltre ad essere straordinario, sia un grande, intellettualmente e organizzativamente,…..e mi sembra anche con un grande cuore!
Grazie Sig. Del Vecchio, grazie di esistere e di essere, con il suo comportamento, una fiammella di speranza per questo popolo preso a calci dalla mattina alla sera dalla sua classe politica!!!!!!
geremia
31 marzo 2013 at 18:06
Ho letto l’articolo che ho trovato interessante, solo che come spesso succede a chi scrive capita di non conoscere la geografia e spesso mettono Belluno in Trentino.
IL SIGNOR LEONARDO DEL VECCHIO LA LUXOTTICA LA HA FONDATA NEL COMUNE DI AGORDO
CHE SI TROVA IN PROVINCIA DI BELLUNO REGIONE VENETO.
Cordiali Saluti.
sandro cabrini
31 marzo 2013 at 22:55
sono arrivato all’età della pensione e mi sto rimettendo in gioco con una nuova professione ( da 3 anni ) inseguendo nuovi sogni …non per soldi o fama ma solo inseguendo la soddisfazione di fare cose utili x molte persone …
i miei complimenti sono poca cosa …comunque mi piacerebbe strige egli la mano
sandro cabrini
Diana
1 aprile 2013 at 07:42
Intervento pacato ma forte, diretto, ragionato, tipico di un uomo di montagna che parla poco ma quando lo fa è per dire davvero qualcosa…l’esempio che dimostra che non serve urlare, offendere e usare il turpiloquio per esprimere il proprio pensiero…peccato per il titolo dell’articolo che non rispecchia l’intervento stesso. DV non attacca solo le Banche. Attacca anche gli imprenditori, i politici e in generale tutti coloro che non si occupano del loro lavoro per fare altre attività che sembrano portare profitto più velocemente e che invece portano loro e tutto il paese nella rovina.
Roberto
1 aprile 2013 at 11:13
sul + grande imprenditore italiano ci andrei piano… ricordiamoci che è stata detta la stessa cosa di Berlusconi quando “è sceso in campo…”! e poi Del Vecchio ha detto una cosa ovvia che hanno sempre detto anche tutti gli imprenditori piccoli: le banche italiane sono una banda di farabutti, e non solo le banche, pensate anche alle assicurazioni!
Riccarda Longo
1 aprile 2013 at 13:55
Che grand’uomo !!! La mia più grande ammirazione!! Solo chi conosce la vera sofferenza, potrà’ capire e comprendere quella della povera gente…. E lui l’ha conosciuta!!! Da povero Martinitt !!! Ce ne fossero!!!
Grazie di esistere !!!!
Stefano
1 aprile 2013 at 14:28
Sono perle di saggezza, ma troppi sono i sordi che non vogliono sentire. Verrebbe da dire: “ma chi glielo fa fare?” Evidentemente c’è amore, passione e riconoscenza verso coloro che assieme a Lui hanno reso possibile un sogno.
Francesco
1 aprile 2013 at 21:57
Sono molto fiero di averlo come mio datore di lavoro e posso assicurar i che in questo periodo di crisi è come essere in una cassaforte. Grazie Leonardo
Lorella
1 aprile 2013 at 22:16
Sono orgogliosa che il Sig. Del Vecchio sia proprio qui nel mio paese. Noi sappiamo quanto lungimirante e’ stato. Tutto quello che ha costruito e quanto benessere ha portato in tutta la provincia. Grande. Quello che preoccupa e’ che ci governa sembra non capire e vedere tutto cio’ che il Sig. Del Vecchio ha dichiarato in questi giorni.
andrea
2 aprile 2013 at 11:23
Presidente del Consiglio, subito!
i.
2 aprile 2013 at 12:00
luxottica produce occhiali, non lenti per occhiali. nel suo portafoglio clienti ci sono tanti brand italiani, e non, ma di sicuro non Dior e Yves Saint Laurent.
produce in italia (verissimo!) (e anche una parte in Cina), e vende in tutto il mondo.
Zoila Cedeno
2 aprile 2013 at 14:47
Del Vecchio un italiano, un imprenditore, un uomo che dal nulla ha avuto il coraggio di far diventare grande l’Italia nel mondo… Le parrole, i consigli di questo uomo dovrebbe essere condiderati per ridisegnare la politica del lavoro, dell’industria e della crescita del paese. Speriamo che tanti giovani ragazzi, preparati seguano il Suo esempio. Complimenti vivimi a Leonardo Del Vecchio.
Domenido Orsini
2 aprile 2013 at 21:40
Senza dubbio un grandissimo imprenditore.Mi domando pero’cosa fa nel consiglio delle Generali dove da lezioni di economia(sbagliate) domando anche come va la sua societa di immobili?Questo non toglie nulla alla sua serietà ma ogni tanto un po’ di umiltà sarebbe utile per tutti.Grazie
alessio
3 aprile 2013 at 08:14
il signor leonardo delvecchio e un esempio per tutti………..
Bucky
3 aprile 2013 at 14:31
Presidente della Repubblica, così è al di sopra delle beghe di partito!!
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Maria
3 aprile 2013 at 20:30
Complimenti Cavaliere Leonardo Del Vecchio, ha detto cose giuste, io ho avuto l’onore di lavorare sul suo yachts nel 1999 e devo dire che sono stata trattata da lei molto bene, percio’ penso e dico che persone come lei cene vorrebbero di piu’.Le auguro tanta salute a lei e alla sua famiglia un saluto sincero. Coia Maria
ResRegis
3 aprile 2013 at 21:27
Per carità, ha ragionissima, ma in Italia la finanza non conta quasi nulla (visto che è sottosviluppata rispetto alle dimensioni della nostra economia da sempre) e dire che è alla base dei problemi del paese è quanto di più cieco si possa fare.
Certo, fa comodo pensare al crudele manager bancario che impoverisce il paese e mette la sua marionetta in parlamento. La verità però è che il disastro italiano non lo hanno costruito le banche o il nostro irrisorio settore finanziario, ma una politica economica demenziale negli ultimi 20 anni, un’unione monetaria europea prematura e la sempre presente “cultura” dell’evasione, tipica più dell’italiano medio che del banchiere medio.
Ripeto, al barista sotto casa fa sicuramente piacere che Monti sia un pupazzo delle banche e che sia tutta colpa degli istituti finanziari, però mentre si lamenta magari dovrebbe pensare allo scontrino che non sta emettendo.
La finanza ha molte colpe, anche per quanto concerne la crisi odierna, e per come la vedo io se si tornasse alla divisione tra banca d’investimento e classica, come era prima di Clinton fin dal ’29, sarebbe solo meglio. La situazione italiana, però, è troppo comodo imputarla a quelle 2 banche che abbiamo, che peraltro sono sottodimensionate rispetto a quelle inglesi o americane (ma anche tedesche o francesi… l’unica che a malapena compete è Unicredit) e sono storicamente e tendenzialmente molto poco avvezze agli investimenti pericolosi.
Infine, se proprio vogliamo farla sottile, non vedo perché dire che Luxottica sia l’unica azienda italiana leader nel suo settore merceologico… me ne vengono in mente un paio, così a pelle: Ferrari e Ferrero (strane assonanze!) che lo sono. E di esempi di eccellenza imprenditoriale italiana ce ne sono tanti altri, anche meno noti e più recenti (per esempio Eataly).
aldo ballocco
4 aprile 2013 at 09:40
”
Finalmente un grande personaggio che stimo tantissimo e che parla positivamente dicendo chiaramente come stanno le cose. Io ho la stessa identica opinione, e l’ho manifestata più di una volta e da diversi anni, devo ammettere però con scarsi risultati, anzi a mio modo di vedere qualcuno si è perfino allontanato forse mi aveva classificato come un sovversivo, ma finalmente un grande imprenditore (vero) che produce reddito (vero) con la collaborazione dei suoi dipendenti e non sfruttando le strade politiche o del sistema. Ovviamente quel che dice un grande imprenditore viene preso in considerazione per qualche ragionamento, mentre quando lo dice un semplice imprenditore di piccolissimo taglio il ragionamento non inizia neppure. Ma cosa volete che gliene freghi, ai politici attuali, di far viaggiare bene l’economia nazionale, sono talmente occupati a mantenersi stretta la poltrona dove ricavano un ottimo reddito. A mio modestissimo parere un buon politico dovrebbe avere una grande capacità ed intuito nel settore in cui dovrebbe dare il suo apporto, se si adotasse il sistema del sig. Leonardo Del Vecchio in connubio con la politica, scommettiamo che in pochi anni diventeremo nuovamente un paese rispettabile? Sono pronto a “giocarmi” tutto quel che mi rimane….
Assicuratore
4 aprile 2013 at 20:37
Non ha tutti i torti, il signor Del Vecchio
Mario Marchetti
5 aprile 2013 at 19:02
Nella mia vita lavorativa ho avuto la fortuna di conoscere Industriali come Il Sig Del Vecchio che senza Laurea hanno dato prova di imprenditorialità eccelsa , ed erano tutte di quella generazione per cui il lavoro ed i dipendenti erano risorsa ed i responsabili di produzione erano cresciuti non in università ma nella stesse fabbriche….poi ho visto il declino di queste eccellenze sempre quando cambiavano con la generazione successiva decisamente più istruita….
Strano ! Ora i casi sono 2 : o I Del Vecchio non sono stai capìti, studiati ed analizzati , o i Del Vecchio non sono riusciti a far comprendere il senso del fare….
Anch’io vorrei un Del Vecchio a capo di questo paese ma dovrebbe essere solo lui a decidere…….non una marmaglia partitica che per Costituzione gli imporrebbero…
Con lacci e lacciuoli e stuole di invidiosi pronti a denigrare in nome di una democrazia distorta quale la nostra….
Concludendo : Grande é colui che fà grande una sua azione ma se nessuno é in grado di proseguire il suo fare…il suo fare é fatto a metá
Auguri ai Del Vecchio d’Italia che campino più dei politici…….per il nostro bene…
camilla
7 aprile 2013 at 13:41
un vero saggio….che differenza con chi ci ha governato nell’ultimo decennio principalmente occupato a preoccuparsi dei propri affari
manuele
8 aprile 2013 at 00:51
Dare alla gente ciò che vuole la gente = Dire alla gente ciò che la gente vuole sentire.
Io non ho 70 euro da spendere per un paio di occhiali fra i più economici del suddetto marchio, e credo nemmeno voi, la concorrenza (il negozio cinese sottocasa) li vende uguali ad 1 euro e mi ci trovo anche benissimo.
Di lavoratori che godono di benefit ce ne sono troppi in italia che dovrebbero prendere più calci e decidersi a lavorare invece di non far altro che spartirsi la torta di vertenze con i sindacati.
Il lavoro è altra cosa, è sudore non è benefit! Se vai a lavoro tutti i giorni questo non è lavorare e, se vai a lavoro per andartene in palestra significa che qualcuno dall’altra parte del mondo lavora al posto tuo! O che qualche disgraziato di italiano lavora la posto tuo x 600 euro al mese con un contratto a progetto! SVEGLIA LAVORARE E’ UNA COSA CHE IN ITALIA SOLTANTO I BISNONNI E I “RAGAZZI A PROGETTO” CONOSCONO. I nostri padri e i nostri nonni non hanno mai alzato un dito.
Apprezzavo davvero un VERO IMPRENDITORE che abbiamo lasciato ammazzare dai servizi segreti di un altra nazione e che cmq non nascondeva il fatto di pagare mazzette a politici e altri del jet-set.
Sauro Pellerucci
11 aprile 2013 at 17:38
Si legga Ayn Rand, in proposito.
Magda
5 maggio 2013 at 20:57
Gran bella persona, ho avuto modo di conoscerlo, anche se per poco, ma l’impressione a quanto pare che mi lasciò e cioè di una persona semplice, mi colpì molto, e noto che non mi sbagliai. Un uomo “fuori dal coro” CHE VA ASCOLTATO.