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La mattanza delle donne

La mattanza delle donne
aprile 30
14:20 2012

– Cecilia M. Calamani –

Il femminicidio «è la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni». Parole di Rashida Manjoo, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne. Femminicidio, termine di recente conio, non indica il generico assassinio di una donna ma ne isola una declinazione, la più orribile, la più inaccettabile: quella degli omicidi definiti «passionali» dalla stampa nostrana che mischia in modo irresponsabile la passione con l’orrore, l’amore con la violenza, una relazione tra pari con una tra possessore e posseduto, tra carnefice e vittima, alimentando ancora di più quell’abominevole retaggio culturale che è alla base stessa dell’assassinio “per amore”. Per amore, cioè in un certo senso permesso. Per amore si può anche perdere la testa. Per amoresi può anche uccidere.

Non c’è amore su quei corpi straziati. Non c’è amore nello stroncare una vita, nella violenza, nel “o sei mia o di nessun altro mai”. L’amore non è coercizione né maniacale possesso. È prima di tutto rispetto.  È desiderare il meglio per l’altro e il meglio, per qualsiasi essere umano, ha un nome: si chiama libertà.

54 donne uccise dall’inizio dell’anno per il solo fatto di essere donne e cioè oggetti di possesso. 127 nel 2010, 137 nel 2011. Mariti o ex, compagni, amanti, corteggiatori respinti gli autori della mattanza che ogni anno miete più vittime (il 300 per cento in più negli ultimi nove anni, denuncia l’Eurispes). A queste bisogna aggiungere quelle scomparse e mai ritrovate, quelle che non muoiono solo perché i soccorsi arrivano in tempo, quelle che non denunciano i loro aguzzini, quelle malmenate, picchiate, vessate ogni giorno dentro le mura domestiche. Donne morte dentro anche se i loro nomi non vanno a incidere sulle statistiche ufficiali.

Viene uccisa “dall’amore una donna ogni due giorni, e nonostante ciò l’Italia è uno dei pochi paesi del mondo civile che  ancora non hanno fissato un piano di attuazione della risoluzione Onu sulla violenza sulle donne. Che non risolverebbe il problema con la bacchetta magica, ma almeno darebbe un segnale forte sulla volontà di intervenire sulla mattanza invece che appiattirla sulla cronaca nera, annegata tra gli omicidi per rapina o per mano di balordi senza scrupoli.
Perché il femminicidio è un problema culturale. È la faccia turpe di una mentalità misogina e razzista, se così si può dire, quella che ci portiamo dietro dai banchi di scuola e dalla famiglia, quella che i media, alcuni media, incarnano tanto bene quando rappresentano la donna come creata a uso e consumo del maschio,  quando confondono erotismo e pornografia (quest’ultima sempre destinata a un pubblico maschile).  Non dimentichiamo poi il “delitto d’onore”, tutelato dal Codice penale italiano fino al 1981. Ammazzare una donna perché fedifraga era sì illegale, ma pur sempre una specie di diritto dell’uomo tradito, che godeva di tutte le attenuanti del caso. Poco importava che magari andasse a passare le sue serate nel bordello sotto casa. Lui era maschio e poteva. Lei, femmina, no. E questo solo fino a trent’anni fa.

Illuminante, per descrivere una subcultura che non conosce divari tra nord e sud, l’episodio narrato al Fatto quotidiano da Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne”: «In una scuola di Milano dei giovani di 13 anni mi dicevano che chi fa sesso con tante ragazze è un ‘figo’, ma se una ragazza fa lo stesso è una ‘troia’. Ho chiesto loro perché e mi hanno fatto l’esempio della serratura: ‘Se una chiave apre tante porte funziona bene, ma se una porta viene aperta da tante chiavi è da buttare’. Ecco l’educazione che manca».
Educazione sessuale, per trasmettere – tra gli altri – il semplice messaggio che il sesso è piacere reciproco e non sopraffazione di uno sull’altra; educazione al rispetto; educazione alla parità. È nell’infanzia che si forma la coscienza di ogni adulto. È lì che bisogna intervenire.  E se non ci pensa la famiglia, con italiche mamme (eppure donne!) tanto fiere di figli sciupafemmine  e altrettanto disperate per figlie troie, se ne deve far carico la scuola, e subito.

Prima che altre generazioni di mostri che uccidono “per amore” crescano indisturbate nei miasmi della misoginia di uno Stato che col suo silenzio diventa loro complice.

http://www.cronachelaiche.it/2012/04/la-mattanza-delle-donne/

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2 Comments

  1. Tommaso
    Tommaso aprile 30, 23:18

    Al di là delle polemiche, anche tra le cause di morte “violenta” (immagino che questo termine escluda le malattie) gli omicidi sono fortunatamente in fondo alla graduatoria, molto dopo gli incidenti stradali e i suicidi.
    E comunque muoiono ogni anni circa 2000 donne tra i 16 e i 44 anni per tumore (e il tumore al seno è il più frequente). Onestamente non capisco perché per per sostenere una causa giusta come la lotta alla violenza familiare si debbano sparare numeri a caso (per informazioni dettagliate http://www.istat.it/it/archivio/58063)

  2. Stefania
    Stefania maggio 06, 10:58

    Quando leggo commenti come quello di Masina, capisco perchè questo Paese convive ancora con tanta violenza… :(

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