Sergio Cacioppo Pubblicato da il 5 giugno 2012.
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La Cina vieta la memoria di Tienanmen, anche sul web

di Fabio Chiusi –
Vietato commemorare il 23esimo anniversario della strage di piazza Tienanmen. La Cina reprime qualsiasi tentativo, anche mascherato, di dissidenza nelle strade e sul web. E il twitter cinese, Sina Weibo, si sta sempre più trasformando in uno strumeno nelle mani del regime.

«In accordo con la legge, i regolamenti e le condizioni di utilizzo» è vietata la memoria del massacro di Tienanmen. Sono passati 23 anni da quando, il 4 giugno 1989, un numero imprecisato di persone (forse migliaia) perse la vita nella brutale repressione degli studenti pro-democrazia. Ma il Partito continua a non volerne sentire parlare. E, in occasione dell’anniversario, stringe se possibile ancor più del solito le maglie della censura sul web. In particolare, su Sina Weibo, il servizio di microblogging simile a Twitter da oltre 300 milioni di iscritti dove viaggiano, rapidi come un “cinguettio”, i tentativi di commemorare le vittime del regime comunista.

Così la macchina della censura ingrana la marcia. Come sempre, adattandosi alle circostanze. Vietato dunque l’emoticon a forma di candela, rivela Shangaiist.com, che sparisce dalle opzioni del social network dopo che alcuni utenti l’avevano utilizzato per ricordare Tienanmen. Vietato l’utilizzo dell’emoticon a forma di fiamma, su cui gli attivisti online avevano immediatamente ripiegato, che Weibo ha implementato per le Olimpiadi di Londra: scomparso anche quello. E per chi provasse a inserire nel motore di ricerca del sito gli ideogrammi che compongono la parola ‘candela’, c’è il solito messaggio per «armonizzare» la rete: nessun risultato, in ossequio alla «legge» e agli appositi «regolamenti».

Secondo l’agenzia Reuters, poi, agli utenti di Sina Weibo è proibito perfino cambiare l’immagine del profilo: un tentativo di «impedire loro di pubblicare qualsiasi foto per commemorare l’anniversario». Alcuni, in ogni caso, sono riusciti a sfuggire ai controllori. Il blog China Files, infatti, ha raccolto una serie di immagini, vignette e provocazioni che ricordano il coraggio del manifestante che si oppose all’avanzata dei carri armati, e i numeri che compongono la data della vergogna: 89, 6, 4. Numeri che alcuni hanno cercato di riportare in vita postando foto di orologi fermi sull’ora del massacro: tutte rimosse in poco tempo. O ricorrendo all’ormai noto stratagemma di parlare del “35 maggio”. Troppo facile, per i censori. Impossibile anche scrivere il numero “23″: ricorda gli anni trascorsi dalla strage. Un’attività di controllo incessante che si accompagna a quella, ormai usuale, di cancellazione dei pensieri sgraditi. Che prosegue, e si intensifica nelle ore in cui è più alto il rischio di far trapelare notizie invise al regime. Come queste.

 

E se, scrive Shangaiist.com, sul microblog rivale Tencent Weibo le candele possono al momento circolare liberamente, le mani dei censori non si allungano solo sui social media. Il filtro della Grande Muraglia Elettronico, infatti, impedisce da sempre ai cinesi di accedere alla verità storica reperibile in rete, filtrando espressioni come «mai dimenticare» e, naturalmente, Tienanmen. Se non bastasse, c’è il blackout vero e proprio della connessione. Che sarebbe in corso a Hong Kong, dove sono attesi oltre 100 mila manifestanti, secondo quanto riportano diversi utenti. Intensificata anche la repressione offline, con la restrizione della libertà di movimento per dozzine di dissidenti, ex prigionieri politici e attivisti.

Tempi duri, insomma, per chi confidava che i social network potessero animare una «primavera cinese» sull’onda di quella che ha sconvolto il Medio Oriente. Perché, dopo aver chiuso i commenti su Sina Weibo per tre giorni e aver ottenuto l’obbedienza – anche se solo formale – dell’azienda alla richiesta del governo di concedere l’iscrizione al servizio solo con la propria identità reale, il regime continua a premere affinché Weibo diventi in tutto e per tutto un megafono del potere. Tanto che il microblog, per evitare guai, ha implementato lo scorso 28 maggio un codice di autoregolamentazione per costringere gli utenti a parlare con la voce del regime. Il sistema è inedito: ogni iscritto parte con 80 punti, 100 se si registra con il codice identificativo ufficiale fornito dal governo, e ogni «menzogna» gliene sottrae alcuni. Giunto a zero, perde il suo account. «Il governo cinese ha trovato un modo per trasformare il controllo di Internet in un gioco», ha osservato su Twitter l’editorialista bielorusso, Evgeny Morozov. Se gli utenti ne osserveranno le regole, non potranno che perdere.

Fonte: http://www.linkiesta.it/cina-twitter-tienanmen#ixzz1wpq5QQ4N

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