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Terremoto in Emilia: ricostruzione e sovranità nazionale

- di Debora Billi per Crisis-

Leggo un articolo di Paolo Barnard a proposito dei finanziamenti per la ricostruzione post-terremoto. Barnard stigmatizza il fatto che, grazie al pareggio di bilancio in Costituzione e la nostra sudditanza monetaria con l’Unione Europea, sarà impossibile intervenire concretamente per assistere i terremotati nel momento dell’emergenza e per ricostruire a dovere le zone colpite dal sisma. (foto:infophoto)

Tutto ciò è tristemente vero. Si farà un’elemosina di pochi spiccioli prelevata dalle nostre tasche con l’ennesimo aumento delle accise, e poi i robot che ci governano torneranno alle loro faccende, quali riforme in senso peggiorativo del lavoro, riforme in senso peggiorativo della scuola (pubblica), insomma quelle “riforme” di cui si riempiono la bocca gli ingenui e che serviranno non a “rimettere in piedi il Paese” ma a trascinare definitivamente i cittadini in ginocchio.

A parte il fatto che, prima di pensare alla ricostruzione, bisognerebbe correre fin da ora a mettere in sicurezza: i sismi continuano, e ad ogni scossa perdiamo un pezzo del nostro patrimonio storico-artistico. Le persone sono al sicuro nelle tende, ma chiese e campanili ci si limita a stare a guardarli mentre si sgretolano scossa dopo scossa. Se non è sufficiente questo per capire che del Paese non importa nulla a nessuno, non so che altro esempio trovare.

Ma c’è qualcosa che Barnard non considera, eppure è abbastanza anziano per ricordare. Quando avevamo la nostra sovranità monetaria, avevamo anche la solita dose di terremoti. I miliardi per la ricostruzione furono stanziati in abbondanza, eppure vent’anni dopo c’era ancora gente nelle baracche. Il terremoto del Belice ha fatto scuola in questo senso: baraccati a vita, nipoti e pronipoti.
Qualcuno potrebbe dedurre da ciò che l’Italia merita di essere un Paese a sovranità limitata, come un adolescente a rischio a cui va controllata la paghetta perché non la sprechi in sciocchezze. Non crediate: c’è parecchia gente che benedice il controllo dell’UE proprio per questi motivi, e che ritiene che “meritiamo” le nostre attuali sofferenze.

In realtà, il punto è un altro: che la sovranità monetaria e la libertà di spendere devono accompagnarsi alla sovranità popolare e alla responsabilità del governo. Le prime le abbiamo perse, le secondo mi chiedo se le abbiamo mai avute.
Per l’Italia, Paese importante economicamente e geograficamente, è possibile sbattere i pugni sul tavolo e dire “Ora basta”. Non siamo obbligati a restare così succubi della volontà altrui. Ma questo potrà accadere solo nel momento in cui sapremo svincolarci dalle vecchie logiche, dalle corruttele, dai sistemi clientelari. Quando avremo dimostrato (a noi stessi, perché agli altri non dobbiamo “dimostrare” nulla, non siamo adolescenti) di poter tenere salda in pugno la nostra sovranità per tutto ciò che riguarda i bisogni del Paese.

Che dire, buon lavoro a tutti.

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