Nel 2003, al tempo della mobilitazione contro la guerra all’ Iraq, gestivo una tabaccheria e attaccata alla cassa avevo una foto, stampata dal sito di “Un ponte per…”, che raffigurava una anziana donna irachena, un bambino e un’ altra persona.
L’ Associazione aveva messo sul sito queste foto per sensibilizzare sul fatto che in Iraq abitavano persone di tutte le eta’, di entrambi i generi, che avrebbero sofferto ancora di piu’ a causa della guerra.
Lo scopo della mia presenza alla manifestazione del 16, organizzata da Siriani, e’ lo stesso che avevo quando esponevo quella foto. Fare vedere che in Siria vivono persone che vediamo come nemiche perche’ dalla parte di Assad, ma che sono persone comuni, di tutte le eta’, di entrambi i generi.
Naturalmente ho il senso delle proporzioni, nel mio negozio sono arrivato a sensibilizzare qualche decina di persone (ho venduto quell’ anno,a prezzo di costo,circa 300 bandiere della Pace), in questa occasione probabilmente molte meno.
Pero’ e’ ancora piu’ importante. Quell’ anno passo’ dal porto turistico dove avevo il negozio una gigantesca imbarcazione che portava in giro nel Mediterraneo parenti del re dell’ Arabia Saudita. L’ equipaggio, che proveniva da tutto il Medio Oriente, veniva a telefonare dal mio negozio ed era contrario all’ intervento americano, anche se commentava negativamente la bandiera della pace esposta perche’ riteneva che la strada non fosse la pace ma la resistenza.
Oggi i siriani hanno la solidarieta’ solo di una parte della regione, e le monarchie petrolifere del Golfo, dove la democrazia non c’e’ ma ci sono basi militari USA e Nato, finanziano l’ Esercito Libero Siriano.
In questo momento in Siria ci sono persone che temono una accelerazione ulteriore della guerra, molte sono cristiane,vedi sito http://www.oraprosiria.blogspot.it/ e assomigliano a quelle raffigurate in quelle foto. Hanno ragione ad avere paura perche’ in Libia non siamo andati tanto per il sottile noi italiani e, soprattutto, aerei partiti dalle 7 basi italiane. Abbiamo ucciso e distrutto, e siamo stati complici di azioni come l’ assassinio di Ghedaffi, che e’ stato fermato, mentre fuggiva, da un velivolo partito dalla Sicilia.
Ma ci indignamo solo a comando, come il pubblico di uno studio televisivo che applaude quando si accende una scritta.
http://perunconflittononviolento.blogspot.it/2012/06/16-giugno-contro-la-guerra-in-siria-e.html
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