CONSIGLI PER GLI ACQUISTI (!!)
Sette giorni di ordinaria follia in sette brevi da Israele e Palestina/17
1 – Quella appena trascorsa è stata un’altra settimana di raid israeliani sulla Striscia di Gaza. 1 ferito (israeliano) e 16 vittime civili (palestinesi), tra cui Ali, un bimbo di 5 anni. Immediato il dibattito scatenato sui social media. Era meglio la parata di Buffon o il cucchiaio di Pirlo?
2 – Polemiche intorno al Gay Pride romano: molto rumore per un cartello, esposto sul carro dei centri sociali,che invitava a boicottare il turismo in Israele per sottolineare che Tel Aviv sarà pure “gay-friendly”, ma qualche problemino con i diritti umani in generale ce l’ha.
Una “nota stonata” secondo alcuni degli organizzatori, impegnati da anni in una manifestazione i cui obiettivi sono quelli del riconoscimento della parità dei diritti e il rispetto per le differenze. O sarebbe meglio dire “i cui obiettivi dovrebbero essere”. Ammessi i cartelli, purché restino solo cartelli.
3 – Consigli per le vacanze/3. Prosegue il tentativo di questo blog di indirizzare i lettori verso esperienze estive indimenticabili. Se anche voi siete pieni di stress accumulato in un anno di lavoro e avete bisogno di sfogarlo, o vi sentite un po’ troppo concilianti con il resto del mondo, ecco l’avventura che fa per voi.
È offerta dalla colonia israeliana di Gush Etzion: due ore di corso, aperto anche ai piccini, per imparare a sparare ai terroristi, imbracciare un mitra, gestire un’operazione militare e difendervi dalla minaccia, sempre attuale, del terrorismo islamico mondiale. Docenti rodati, risultato garantito.
4 – Consigli per le vacanze/4. Il Sole24Ore propone, attraverso il suo portale turismo, questo pacchetto-soggiorno: un viaggio da sogno che attraversa Israele, i suoi luoghi sacri e le sue magiche città, senza menzionare neanche per sbaglio la Palestina.
Dal panorama idilliaco dipinto scompaiono muri, check point, soprusi, separazioni, raid aerei, colonie, occupazione selvaggia e militarizzazione della Città Santa. Per godere a pieno di questa esperienza basterà fare come la maggior parte dei media: impegnarsi con tutte le forze a non guardare. In caso di occhiate che sfuggono al controllo, fare resistenza passiva e fingere intensamente di non vedere.
5 – “Caro Editore Yediot, vi ringrazio molto per il desiderio di pubblicare il mio romanzo ‘Il colore viola’. Non è possibile purtroppo per me dare il permesso in questo momento per il seguente motivo: come forse saprete, lo scorso autunno in Sud Africa il Tribunale Russell sulla Palestina ha stabilito che Israele è colpevole di Apartheid e della persecuzione del popolo palestinese”.
Con queste parole Alice Walker, premio Pulitzer per la Narrativa, storica attivista femminista per i diritti delle donne, ha rifiutato la traduzione in Israele del romanzo che l’ha resa nota in tutto il mondo. Racconta la lotta di una giovane afroamericana contro la cultura bianca, dominante e razzista. Il presidente Nethanyahu, leggendolo, avrebbe rischiato di identificarsi con i cattivi.
6 – Pubblicata sulle pagine del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth l’intervista a Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, che ha detto la sua sulla situazione in Medioriente, Israele e Palestina. “Non fa ridere” il titolo scelto. Incredibile ma vero, per una volta siamo d’accordo.
7 – Dopo molti altri politici, anche il presidente della Provincia di Roma Zingaretti scopre che Israele è “un modello da imitare”. Per questo saranno prossimamente ospitate nella capitale le “Giornate della creatività e dell’innovazione”, che vedranno impegnati gli studenti in un confronto con la “tecnologia israeliana”.
“Bisogna guardare ai modelli migliori – ha fatto sapere Zingaretti mettendo in palio un viaggio premio a Tel Aviv – e, in un Mediterraneo in cambiamento, approfondire il dialogo e sostenere la crescita di una società integrata, costruita sui valori dell’integrazione, della trasparenza e dell’etica”.
Quei valori che il “modello israeliano” incarna occupando terra altrui, costringendo la popolazione nativa a sloggiare altrove, rendendo impossibile la vita di chi resta e bombardando qua e là, convincendo il resto del mondo che si tratta di legittima difesa.
Fonte: Osservatorio Iraq
26 giugno 2012
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