Informare per resistere Pubblicato da il 16 luglio 2012.
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MARIO MONTI SPIEGACI DOV E FINITO L´ORO DEGLI ITALIANI

Le riserve auree diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012. Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Dov’è finito quell’oro: venduto ai russi o ai cinesi, avidi compratori di riserve auree in questo momento? Oppure è andato in pegno alla Bce come collaterale di qualcosa, su richiesta della Bundesbank sempre più terrorizzata dalle perdite potenziale del programma Target 2? Una cosa è certa, l’operazione non nasce dall’emergenza. Lo scorso novembre, infatti, fecero scalpore per qualche ora le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare per l’Europa del Parlamento tedesco, Gunther Krichbaum, in un’intervista al quotidiano “Rheinischen Post”: per ridurre il debito pubblico, l’Italia deve mettere in vendita una parte delle riserve auree.

La singolare proposta giunse dopo il netto no della Germania alla richiesta di vari Stati europei di un utilizzare le riserve auree della Banca centrale tedesca a ulteriore garanzia del cosiddetto Fondo salva Stati (Efsf) nel caso in cui la situazione economico-finanziaria peggiorasse. Pochi giorni dopo, si unì a questo coro anche Michael Fuchs, vicecapogruppo della Cdu, il partito di Angela Merkel, che al Bundestag tuonò: «Gli italiani devono mettere a posto i conti, quindi o portano a termine le privatizzazioni oppure vendono le loro riserve di oro». Un’opinione sottoscritta anche da Frank Schaeffler, dell’Fdp, che considerava «necessario» che gli Stati indebitati «vendano parte del loro oro o lo depositino a garanzia presso la Banca centrale europea». E l’Italia può in effetti contare su quasi 2.500 tonnellate di oro, la quarta riserva al mondo dopo Usa, Germania e il Fondo monetario internazionale, per un valore stimato intorno ai 102 miliardi di euro. In questo senso, la vendita del 20% del totale detenuto coprirebbe l’esborso richiesto dagli accordi internazionali.
Peccato che questo sarebbe un segnale di decadenza che avrebbe pesanti conseguenze sull’economia, sugli equilibri dei mercati e sulle valutazioni delle agenzie di rating: insomma, il governo dei tecnici bocconiani pare che abbia fatto come le famiglie indebite che portano catenine e fedi nuziali ai “Compro oro” per pagare le bollette scadute! E senza dire nulla a nessuno, ma soltanto seguendo pedissequamente le richieste tedesche. Il fatto è che quell’oro non è proprietà dello Stato italiano ma del popolo italiano, tanto che lo stesso Giulio Tremonti, quando nel 2009 voleva tassare le plusvalenze generate dalle riserve di Bankitalia, fu bloccato dal governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, che disse in Parlamento «Siamo sicuri che l’oro sia della Banca d’Italia e non del popolo italiano?» e dallo stesso Mario Draghi, all’epoca a capo di Palazzo Koch, secondo cui «le riserve auree appartengono agli italiani e non a via Nazionale».

E queste pratiche non sono una novità nel nostro Paese. Nella primavera del 1976 a Palazzo Chigi c’era Aldo Moro e il Tesoro era nelle mani di Emilio Colombo. La crisi valutaria imperversava e fu inevitabile ricorrere all’aiuto del governo tedesco di Helmut Schmidt che concesse un prestito di due miliardi di dollari, chiedendo però in garanzia 540 tonnellate d’oro, che traslocarono contabilmente dai libri della Banca d’Italia di Paolo Baffi a quelli dell’Ufficio italiano cambi. Fino al 1997, quando il passaggio inverso determinò una gigantesca plusvalenza sulla quale Palazzo Koch pagò 3.400 miliardi di lire di imposte: una manna per il governo di Romano Prodi, impegnato nel tentativo di riportare il disavanzo pubblico sotto il 3% del Pil per poter agganciare l’ euro, visto che l’incasso imprevisto avrebbe contribuito ad abbattere di un altro 0,18% il rapporto fra deficit e Pil. Peccato che Bruxelles, dove già avevano detto no alla rivalutazione delle riserve auree tedesche e alla vendita dell’oro della Banca centrale del Belgio, non diede il proprio consenso. Come siamo entrati nell’euro, poi, è cosa nota a tutti.
Com’è, come non è, a febbraio di quest’anno il quotidiano britannico “The Independent” rilanciava la conferma di una forte pressione tedesca fin dall’inizio del 2012 affinché Roma mettesse mano alle sue riserve per incidere sullo stock di debito: insomma, dove non arrivò il governo Prodi – che propose inoltre la vendita di piccole quantità delle nostre riserve per incentivare lo sviluppo dell’economia nazionale – potrebbero essere arrivati i professori, i tecnici. Tanto che il 19 gennaio scorso i deputati Fabio Rampelli e Marco Marsilio presentarono un’interrogazione parlamentare (con richiesta di risposta scritta) indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze – leggi Mario Monti – per chiedere lumi al riguardo. A tutt’oggi, che io sappia, si attende risposta.
Signore e signori, questi si vendono l’oro (può essere un’alternativa, ma è sempre l’ultima e comunque andrebbe quantomeno annunciata e discussa in Parlamento) mentre le banche incassano e gioiscono (e non pagano nemmeno l’Imu per le sedi delle Fondazioni, il vero cancro politico-economico del sistema): attenzione, la strada che abbiamo intrapreso è decisamente greca. E con la Spagna destinata a ristrutturare in parte il debito entro l’autunno, rischiamo davvero grosso.

 

Fonte: Jose Maria Salvador

7 Risposte a MARIO MONTI SPIEGACI DOV E FINITO L´ORO DEGLI ITALIANI

  1. Monia Capparelli Rispondi

    16 luglio 2012 at 22:59

    scusa, puoi scrivere in lettere quanto oro c’era e quanto oro c’è ora?
    Fatico capire come 98, qualcosa miliardi sia meno di 5, qualcosa miliardi.

    Scusa non è un qualche tipo di critica, ma sto rileggendo l’articolo più volte e non riesco a capire.
    Grazie!

  2. Argento Rispondi

    16 luglio 2012 at 23:00

    Mah…. secondo i dati appena rilasciati da World Gold Council e IMF a luglio 2012:

    http://argentofisico.blogspot.it/2012/07/la-cina-ha-importato-piu-oro-via-hk-in.html

    l’Italia avrebbe esattamente la stessa quantità di oro di un anno fa:

    http://argentofisico.blogspot.it/2011/10/fort-knox-vuota-sin-dagli-anni-70.html

    Non che mi fidi molto di FMI e WGC, però …

  3. Autoeconomo Rispondi

    16 luglio 2012 at 23:54

    Secondo me il significato della prima frase è che la nostra riserva aurea è diminuita di 5 miliardi, arrivando a 98.

  4. fabio bottiglieri Rispondi

    17 luglio 2012 at 17:15

    Articolo impreciso e fuorviante. E’ diminuita la quantità o il suo valore ? Nel primo caso vuol dire che non c’è più, nel secondo che ai prezzi di riferimento considerati per questa valutazione rispetto ai precedenti c’è una dimunzione del valore data dal prezzo più basso dell’oro. Il prezzo dell’oro tra fine febbraio e fine marzo è sceso più del 10%…….se varia il prezzo, varia il valore non la quantità.

  5. Pingback: Mario Monti, spiegaci dove è finito l’oro degli italiani! « lo specchio del pensiero

  6. linux Rispondi

    28 luglio 2012 at 22:23

    forse usciremo dall’ euro quando non sapranno piu come pagare sto debito pubblico visto come vanno le cose in italia e si andrà sempre a peggiorare se la corda si tira troppo verrà il momento che si rompe prima o poi…sarà meglio uscire dall’euro visto e consideranto come vanno le cose e riprenderci la nostra sovranità bhe sarà svalutata del 30 o 40% ma secondo me ne vale la pena

  7. PANTALONE Rispondi

    26 agosto 2012 at 00:02

    Bravo Linux hai centrato il problema. Ci hanno fregato coll’euro perche’ essendo la lira deboler non poteva aggabciarsi con una moneta forte il marco. Questo obbrobrio chiamato euro ha impedito una sana svavitazione che avrebbe cobsentito all’Italia di essere competituiva. Guarda caso l’ Argemtina tornando al peso si’e’ ripresa , noi lo potremmo fare tornandp alla lira con tutti i problemi che cio’causerebbe i primi tempi. L’aspetto penoso e ridicolo e’ che lo Spiegel settimanale tedesco ha affermato che se l’italia esce dall’euro e’ una tragedia……………ma per la Germania……………..non per noi che cominceremmo a riprenderci. Quelli che amano l’euro si svegliassero e leggero altre informazioni non solo la stampa nostrana serva del potere di merda.

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