Ringraziamo vivamente, senz’alcuna ironia, il senatore Marcello Dell’Utri per aver commemorato come meglio non si poteva il ventennale di via D’Amelio: senza ipocrisie. Lui in fondo in questi vent’anni è stato uno dei pochissimi politici a dire sempre la verità. “La mafia non esiste”. “È uno stato d’animo”. “Le risponderò con una frase di Luciano Liggio: se esiste l’antimafia, esisterà pure la mafia”. “Mi processano perché sono mafioso”. “Silvio non capisce che se parlo io…”. “Vittorio Mangano era un eroe”. Ieri, bontà sua, ha aggiunto: “Vent’anni dopo ancora non si sa chi è stato (il mandante del delitto Borsellino, ndr)… Io sono stato, io e Berlusconi. Ma in che paese viviamo?”.
Dell’Utri, almeno, eviterà di inviare corone di fiori e messaggi ipocriti ai familiari di Borsellino e degli uomini di scorta: “Bisogna andare fino in fondo”, “senza guardare in faccia nessuno”, “cercare tutta la verità”, “mai abbassare la guardia”. Sono vent’anni che sentiamo ripetere, a ogni 23 maggio e 19 luglio, queste penose giaculatorie da parte di chi, fra il lusco e il brusco, lavora per insabbiare, occultare, deviare, depistare, inquinare, seppellire la verità. E fino a qualche tempo fa l’operazione era perfettamente riuscita. Ex ministri, soprattutto dell’Interno e della Giustizia, alti carabinieri, alti poliziotti, alti spioni, alti e bassi politici hanno fatto carriera tramandandosi la scatola nera dei segreti inconfessabili su stragi e trattative. Poi purtroppo i mafiosi come Brusca e Spatuzza e figli di mafiosi come Ciancimino jr. hanno violato il patto dell’omertà, che gli uomini del cosiddetto Stato avevano religiosamente rispettato. Politici muti come tombe hanno ritrovato improvvisamente la memoria e la favella, costretti ad ammettere almeno quei pezzi di verità che i mafiosi e i figli di mafiosi li obbligavano a sputare fuori, tra mille contorsioni e contraddizioni. I pm di Palermo e Caltanissetta, eredi e in molti casi allievi di Falcone e Borsellino, e tanti cittadini perbene hanno visto in quegl’improvvisi e inattesi squarci altrettanti varchi per lumeggiare il buio. E han lavorato sodo per due anni, pubblicamente incoraggiati dalle massime autorità dello Stato che invece, sottobanco, trescavano ancora una volta per insabbiare, depistare, deviare. E quando si erano illuse di averla fatta franca un’altra volta, un caso, il meraviglioso caso di un telefono intercettato ha illuminato l’osceno fuori-scena e messo a nudo le loro vergogne: il presidente della Repubblica, il suo consigliere giuridico (un magistrato che sa molte cose sulla trattativa, ma ne parla solo con Mancino, mentre davanti ai pm fa scena muta), procuratori generali della Cassazione e chissà quanti altri statisti si adoperano per avocare o almeno devitalizzare l’indagine di Palermo.
E poi, una volta beccati col sorcio in bocca, invocano inesistenti “prerogative” e ”doveri istituzionali”, amorevolmente assistiti da giuristi e commentatori di chiara fama, ma soprattutto fame. Alla fine il capo di quello Stato che trattò, e forse ancora tratta, con la mafia spedisce i pm che indagano sulla trattativa davanti alla Consulta con l’accusa, sanguinosa quanto infondata, di aver violato norme costituzionali e processuali inesistenti. Nella speranza di bloccare, o almeno screditare, l’indagine che li ha messo tutti a nudo.
E ancora una volta il coro unanime dei laudatores, salvo un paio di eccezioni, scioglie inni all’abuso di potere. Potrebbero ammettere, papale papale: sì, abbiamo trattato con la mafia, eravamo tutti d’accordo, tranne quell’ingenuo di Borsellino che non aveva capito come va il mondo, pace all’anima sua. Invece continuano la farsa dell’ipocrisia. Perciò la famiglia Borsellino invita i rappresentanti del cosiddetto Stato ad astenersi dall’invio di messaggi e corone di fiori in via D’Amelio. Perciò Dell’Utri va ringraziato per la franchezza. Non è affatto vero che Stato e mafia siano la stessa cosa: la mafia è molto più seria.
Il Fatto Quotidiano
attilio
20 luglio 2012 at 22:12
I cittadini avranno sempre rispetto per coloro che hanno dato anche la vita allo STATO;quanto grande è invece il disprezzo nei confronti dei vigliacchi omertosi e bastardi politici!!!!!
ulisse scintu
20 luglio 2012 at 22:33
COLLUSIONE TRA MAFIA E P2 MASSONERIA DEVIATA!!
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ED ANCORA:
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AL DI LA’ ….. DEL CASO SPECIFICO …. A CUI I RELATIVI ARTICOLI SI RIFERISCONO, NON VA AFFATTO ESCLUSA – ANZI VA SERIAMENTE PRESA IN CONSIDERAZIONE – LA COLLUSIONE TRA MAFIA E VARI ESPONENTI ISTITUZIONALI E NON, CHE SONO AFFILIATI ALLA MASSONERIA!
L’ARCHITRAVE, OVVERO: UNO DEI PRINCIPI FONDAMENTALI SU CUI SI REGGE LA MASSONERIA DEVIATA, SI CONCRETIZZA NEL FATTO CHE A PRESCINDERE DAI RUOLI – ISTITUZIONALI O MENO – DEI SINGOLI AFFILIATI ALLA MASSONERIA, EBBENE; ESSI NON POSSONO ARRECARE DANNO AD UN FRATELLO MASSONE AFFILIATO, ANCHE QUALORA VENISSERO A CONOSCENZA DI SITUAZIONI DI ILLEGALITA’.
IN SINTESI, UN MAGISTRATO O UN GENERALE MASSONE CHE HANNO COME FRATELLO ASSOCIATO UN MAFIOSO RICERCATO, DOVREBBERO SUBORDINARE LE AZONI PREVISTE DAL LORO DOVERE ISTITUZIONALE, ALLE REGOLE INTERNE ALLA FRATELLANZA MASSONICA, OSSIA DIVENTARE: ” CECHI, SORDI E MUTI” ;
PUR DI NON ARRECARE DANNO AL FRATELLO MASSONE MALAVITOSO!!
ASSUNTA LA VERIDICITA’ DI QUANTO SUMMENZIONATO, che si riferisce al giuramento massonico, …. QUALE INIZIATIVA PRIORITARIA DI UN GOVERNO …….. CHE VOGLIA DEBELLARE IL PATTO SCELLERATO TRA MAFIA E STATO, VI E’ PROPRIO QUELLA DI ESCLUDERE DA TUTTE LE CARICHE ISTITUZIONI NAZIONALI, QUALSIASI PERSONA CHE SIA AFFILIATO ALLA LOGGIA MASSONICA P2, P3, O QUANT’ ALTRO.
QUANTO CIO’…. ANDREBBE FATTO PARTENDO DALLA LISTA PRINCIPALE ED ORIGINARIA DEI MASSONI ISCRITTI ALLA P2 ( commissione presieduta da TINA ANSELMI), E NON QUELLA UFFICIALIZZATA ……… CON LA CANCELLAZIONE DI MIGLIAIA DI NOMINATIVI.
SE NON SI PARTE DA CIO’ LA MAFIA NON VERRA MAI SCONFITTA!!
Ulisse Scintu