Che la mafia faccia affari anche al Nord, ormai non è più un segreto. Anzi.
Crescono, infatti, gli scandali legati alla criminalità organizzata, soprattutto in materia di ambiente.
Aumentano i reati contro il patrimonio faunistico, gli incendi boschivi, i furti delle opere d’arte e dei beni archeologici, così come sono sempre più diffusi i reati legati al settore agroalimentare.
Basti pensare che nel solo 2011 sono stati scoperti ben 33.817 casi di corruzione ambientale, il 9,7% in più rispetto all’anno precedente.
Per non parlare poi delle amministrazioni comunali sciolte con l’accusa di infiltrazioni mafiose: 18, se si considerano solo i primi mesi del 2012.
Si tratta dunque di un fenomeno decisamente complesso che non riguarda solo il ciclo del cemento, ma si muove in modo trasversale andando dallo smaltimento dei rifiuti, agli attacchi al patrimonio artistico e paesaggistico fino a compromettere seriamente anche la salute pubblica, abbracciando un volume di traffici che nel 2010 ha fatturato 16,6 miliardi di euro.
Dati impressionanti presentati nel 19esimo rapporto di Legambiente sulle Ecomafie, a Torino.
L’associazione ambientalista conferma il suo impegno non solo nella difesa del territorio, ma ribadisce la necessità di una maggiore tutela della legalità.
Per contrastare le ecomafie, spiega Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, «non basta solo la repressione, se pur necessaria, ci vuole sicuramente l’inasprimento delle sanzioni per i reati più gravi» che oggi sono puniti con delle semplici multe, ma soprattutto deve essere irrinunciabile una semplificazione normativa che non intralci il lavoro di tante imprese.
«Il rapporto – continua Pergolizzi- vuol essere una foto, più oggettiva possibile della reale situazione del Paese, necessaria sia per lanciare una denuncia, che per chiedere maggior impegno da parte delle istituzioni. Aspettiamo ancora, da quasi venti anni, delle riforme strutturali tali da inserire i reati ambientali all’interno del codice penale».
Il territorio italiano è continuamente interessato da episodi di aggressione ambientale in uno scenario sempre «più globalizzato in cui parlare, ad esempio, di smaltimento illegale dei rifiuti non vuol dire solo tombarli nelle aree agricole, nelle cave, nei siti industriali dismessi o ancora nei cantieri», ma equivale ormai a parlare di furto di materie prime, che, anziché essere riutilizzate vengono dirottate all’estero con gravi danni non solo per l’ambiente, ma anche a carico di quelle aziende che se ne sarebbero dovute occupare.
«Studiando le ecomafie – aggiunge ancora Pergolizzi – oggi non si può prescindere dal settore agroalimentare, la criminalità organizzata allunga sempre più i suoi tentacoli sulla filiera della produzione e della distribuzione dei prodotti alimentari, facendo leva sul forte coinvolgimento di una buona fetta di imprenditoria corrotta. Ecco allora numerosi casi di cibi sofisticati ed alterati».
Basti pensare che in un anno le agro mafie hanno fatturato 12,5 miliardi di euro.
Rimangono tuttavia il cemento ed i rifiuti i settori che al Nord vengono presi più di mira «dove ci sono grandi opere del resto -incalza Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – ci sono anche grandi interessi per la criminalità organizzata. Chiediamo per tanto che le amministrazioni comunali prestino a ciò la massima attenzione».
Sono numerosi, in tal senso, i casi che riguardano il Piemonte, dalle infiltrazioni mafiose nelle fasi di costruzione del centro commerciale le Gru, all’indagine “Asfalto pulito”, relativa agli appalti truccati per la costruzione dell’autostrada Asti-Cuneo, alla vicenda del car fluff, rifiuto tossico derivante dalla frantumazione delle carcasse delle automobili, ed interrato in alcune campagne del cuneese.
Dopo la conclusione di un primo processo nel gennaio 2009 che aveva decretato la colpevolezza dell’imputato accusato di smaltimento illecito di rifiuti speciali e sostanze illecite e relativo inquinamento delle falde acquifere. «Oggi- continua Dovana- sono stati identificati altri siti compromessi per un totale di tredici. Legambiente si è ricostituita parte civile ed il processo si riaprirà a settembre.
Il successo ottenuto si deve anche al lavoro dei numerosi volontari aderenti ai circoli locali e ciò conferma di quanto sia importante l’impegno delle associazioni, ma al tempo stesso anche dei singoli cittadini».
http://www.nuovasocieta.it/torino/item/33395-ecomafie-al-nord-il-dossier-di-legambiente.html
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