Concessioni di estrazione al 7 % di royalties contro l’80% di Norvegia e Libia, permettono una pacchia per i petrolieri d’assalto in Italia. Siamo in un paese di bengodi in cui mancano controlli da parte dello Stato e dove nessuno paga mai i danni ambientali. Perforare ed estrarre in un mare chiuso significa mettere a rischio l’intero Mediterraneo, la nostra nazione. La possibilità di perforare a 5 miglia dalla costa rende l’ eventualità di un disatro ambientale una terribile minaccia incombente. Tutto ciò anche a seguito della depenalizzazione dovuta ad una legge oscena del governo Berlusconi.
Gli Usa hanno il petrolio che affiora in Texas ma lo conservano come scorta strategica. L’Italia dei Berlusconi e dei Bersani vuole invece la privatizzazione di ogni nostro bene in nome del libero mercato. Con buona pace di ogni anelito di sovranità nazionale.E il WTO se la ride.
Quasi tutta l’Italia è interessata alle trivelle e tuttavia ci chiediamo che valore abbia distruggere l’ambiente naturale, inquinare le nostre campagne e città per prelevare un olio quasi bituminoso a livello bassissimo di purezza, usando solventi e ritrovandoci immense quantità di micidiali fanghi di estrazione da smaltire.
E’ l’inizio di una tragica serie di disastri ambientali o sapremo opporci? Dipende da noi, dobbiamo impegnarci tutti a divulgare queste notizie, specialmente ai politici se vogliamo dare un fiuturo ai nostri figli.
Fonte: stampalibera – Scritto da: Lino Bottaro
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Roberto Copparoni
24 luglio 2012 at 08:31
Per il momento la Sardgna è salva…almeno nella zona dell’oristanese sono stati fermati dalla Pubblica amministrazione locale!
paola
24 luglio 2012 at 12:18
c’è da chiedersi cosa pensano di fare questi merdosi politici,rovinando noi rovinano essi stessi,le leggi ci sono ma mai applicate,se una persona chiede i suoi sacrosanti diritti rischi persino il licenziamento,non è democrazia e dittatura.Siamo cosi’ messi male che mi stupisce la non reazione da parte di tutti verso queste poche persone che ci stanno rovinando sempre più,non ci danno lavoro,le banche si tengono i soldi dati per agevolare le imprese,si parla da mesi di rinascita e occupazione e non si vede mai niente.Sui giornali leggiamo quanto viene valutato il tal giocatore in soldoni sonanti,mentre noi non riusciamo a comprarci niente con quel poco che guadagnamo.Ormai siamo alla canna del gas e tutti parlano bene ma razzolano male.Siamo nelle mani di Dio o dei Maya,chissà come andremo a finire.
Antonio Palozzo
24 luglio 2012 at 16:44
Purtroppo c’è molta cattiva informazione,e strumentalizzazione degli eventi.Per ancora vent’anni dobbiamo convivere come fonte energetica prevalente da idrocarburi fossili.I governi fanno bene a portare avanti le politiche di energia rinnovabili, da fotovoltaico,eolico ecc. ecc.. In Italia stanno pensando di abbattere l’emissioni di CO2 incentivando le Biomasse,dov’è possibile la filiera corta sono anche d’accordo alla biomasse. Nelle realtà dove non è possibile, la filiera corta, la produzione di energia elettrica da Biomasse oltre a comportare maggiore emissioni di inquinanti in atmosfera,in base al( decreto legislativo 11 maggio 2005,n°133). Queste centrali possono emettere emissioni di NO(ossido di azoto) 11 volte superiore a quello di solito concesso alle centrali termoelettriche a metano e 16 volte superiore di monosido di carbonio CO. A questo,oltre alle polveri sottili(PM10) si aggiunga che i progetti di questo tipo di centrali in genere non prevedono alcun monitoraggio delle emissioni di diossine, va aggiunto l’emissioni emesse per produrre gli oli vegetali,che alimentano le centrali.Dopo queste articolate considerazioni,dove è possibile bisogna proseguire con la ricerca di idrocarburi prevalentemente Metano CH4, dopo il sole e il vento è l’energia più pulita al Mondo, Sì al Metano Nò alle BIOMASSE.
Giuseppe Martino
26 luglio 2012 at 09:05
A tal proposito vorrei segnalare da qualche mese l’uscita del libro Trivelle d’Italia, di Altreconomia edizioni. Un’inchiesta in un centinaio di pagine che spiega proprio perchè il nostro Paese è un paradiso per petrolieri. Qui potete trovare ulteriori approfondimenti: http://www.trivelleditalia.it