Pentothal Pubblicato da il 19 agosto 2012.
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Siamo all’eutanasia del diritto alla salute e nessuno dice niente

di Ivan Cavicchi -  

In sanità, prima della “spending review” appena approvata dal Parlamento, la situazione dei cittadini era già disastrosa. I dati resi pubblici dai principali e più autorevoli centri di ricerca (Istat, Censis, Ceis, Osserva salute, ecc) inequivocabilmente ci dicevano 6 cose:

1) è in atto da anni una crescente espropriazione del diritto alla salute;

2) è in atto da anni una forte privatizzazione del sistema pubblico (milioni di persone per avere quello di cui hanno diritto sono costrette a pagare di tasca propria, chi non può se lo “prende” proverbialmente in quel posto”);

3) le politiche di governance e di governament nate da ben tre riforme sanitarie e da una modifica della Costituzione (titolo quinto) tutte di centrosinistra, (aziendalizzazione, titolarità delle Regioni, federalismo), si sono rivelate inadeguate nei confronti dei cambiamenti sociali e dei condizionamenti economici del nostro tempo;

4) da anni la qualità dell’assistenza e il gradimento dei cittadini anche nelle Regioni definite “virtuose” sta calando a vista d’occhio;

5) a partire dal 2001 tutti i famigerati “patti” tra governo e Regioni sulla sanità, dico tutti, sono falliti, esasperando il conflitto ormai cronico tra diritti e risorse;

6) gli operatori della sanità, cioè la principale risorsa che garantisce la qualità delle cure lavorano ormai in condizioni proibitive e sono a dir poco esasperati.

Poi, con Monti, arriva il colpo di grazia della spending review, cioè di altri tagli lineari che sottraggono da subito al fondo per la sanità quasi 7 mld ma per raddoppiare da qui al 2015. Sono le Regioni, non io, a dire che non ce la si fa e che il rischio è di sfasciare tutto. Insomma ci siamo messi nella condizione giusta per cancellare l’art 32 della Costituzione quello che riconosce il diritto alla salute come fondamentale per la persona.

Tutto ciò avviene senza che nessuno, dico nessuno, si sia ingegnato, pur a “saldi invariati” o quasi, a mettere in campo qualcosa di diverso dall’ammazza-sanità. La cosa mi amareggia, e non poco, ma non mi stupisce. Le insufficienze delle politiche che fino ad ora hanno governato la sanità, hanno da tempo destabilizzato alle fondamenta il sistema pubblico. Senza una palingenesi degli uomini e del pensiero, è difficile difendere e salvare l’art 32. Hai voglia a parlare di “limite quale possibilità”. Non è con questa classe dirigente che si possono fare questi discorsi. Per costoro i “limiti” devono limitare e basta e se ad essere limitato deve essere l’art 32 che lo si limiti e poche storie.

Mi colpisce tuttavia che il dramma che si sta consumando passi sotto silenzio, nei media, soprattutto televisivi, anche in quelli più sensibili e attenti, nei sindacati dell’art 18, nella sinistra e nel mondo intellettuale laico e cattolico, quello che sulla qualità, inviolabilità e indisponibilità della vita litiga tutti i giorni senza accorgersi che il malthusianesimo è tornato.

Il dramma è presto detto: i tagli lineari, più i ritardi e gli errori di questi anni, più la crisi e la recessione, più l’assenza di un pensiero riformatore, tutti insieme è come se staccassero la spina all’art 32, ormai in coma da anni, mettendo in atto forme di eutanasia finanziaria contro milioni di malati, povera gente, cittadini, soggetti deboli. Ciò pone a tutti noi un gigantesco problema bioetico. Morbilità e mortalità, abbandono sociale, cresceranno soprattutto in quella popolazione di plurisvantaggiati che già da tempo, dice l’Istat, rinunciano alle cure per problemi economici. I tagli lineari, come l’Ilva di Taranto, fanno male alla salute.

Se per “congiura dei pazzi” intendiamo non quella fiorentina del 400, ma quella contro l’art 32 ordita incoscientemente, dagli ignavi, dai cinici, dagli incompetenti, dagli intransigenti, sparsi tra istituzioni e partiti, abbiamo il dovere civile di denunciarla, di capirla, di sventarla e mettere in campo una contro-prospettiva. Monti è solo il carico da dodici e l’ultimo arrivato. Tra lui e il passato non ci sono grandi discontinuità ma solo un po più di pelo sullo stomaco. C’è da chiedersi cosa sia stato il riformismo sanitario di questi ultimi trent’anni e cosa debba essere quello del futuro.

BIOGRAFIA

Insegno Sociologia delle organizzazioni sanitarie e Filosofia della medicina all’università Tor Vergata di Roma, alla facoltà di Medicina. Primo ero alla “Sapienza”.

Da sempre mi occupo di politiche sanitarie e di problemi filosofici della medicina. Sono stato responsabile della sanità della Cgil nazionale, ma prima lavoravo in un ospedale romano. Durante il primo governo Prodi, per riparare il disastro dello scandalo Poggiolini, fui chiamato a dirigere Farmindustria. Sono stato l’inventore di una rivista che oltre a me molti rimpiangono, Keiron, e che prendendo sul serio la nozione di “complessità” interconnetteva economia, etica e scienza avvalendosi delle più belle teste pensanti nel mondo. Finito il primo governo Prodi mi dedicai alla supervisione di importanti progetti di riorganizzazione dei sistemi sanitari. Con il secondo governo Prodi invece sono stato “consigliere scomodo” cioè un rompiscatole che non condivideva le politiche sanitarie del ministro del tempo.

Partecipo a molti convegni, conferenze, dibattiti, seminari forse perché sono considerato un neoriformista post-moderno indipendente, cioè uno con un proprio pensiero di cambiamento. Da sempre scrivo libri, scrivere in realtà è praticamente la mia prima professione.

Mi è stata conferita la laurea honoris causa in medicina e chirurgia. Alla cerimonia piansi come un vitello svitellato. Essere autonomi di testa più che riformisti post moderni significa non avere una vita facile.

La mia bibliografia completa può essere consultata su www.ivancavicchi.it

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/18/siamo-alleutanasia-finanziaria-del-diritto-alla-salute-e-nessuno-dice-niente/328022/

2 Risposte a Siamo all’eutanasia del diritto alla salute e nessuno dice niente

  1. Silvia La Cordara Rispondi

    19 agosto 2012 at 22:15

    io lavoro nel settore e credo che alla fine la sanita’ diventera’ a pagamento.ma ce la siamo voluta.la sanita’ e’ ampiamente abusata:i pronto soccorso al collasso, ma il 90% sono mal di gola o unghie incarnite.i cosiddetti pazienti pretendono l’antibiotico al primo starnuto e se gli viene detto di no (motivandolo) piovono insulti e ingiurie.il medico bravo e’ quello che alla fine ti avvelena perche’ ti imbottisce di farmaci (tanto sono gratis).in PS se un medico non prescrive la lastra perche’ non la ritiene necessaria si becca una denuncia.quindi la prescrive…sapete come si chiama questo? MEDICINA DIFENSIVA.andatevi ad informare quanto spreco c’e’ dietro la medicina difensiva.moglie e marito litigano? si finisce in pronto soccorso per uno schiaffo, per ottenere il referto.tanto e’ gratisTamponatina con la macchina? ecco che arriva il “moribondo con il dolore al collo che vuole lastra collare e referto tutto pronto per l’assicurazione.tanto e’ tutto gratis. per non parlare del fatto che sono i cittadini stessi che non ci tengono affatto alla loro salute.fumano,mangiano troppo e male,bevono ,fanno incidenti.potrei andare avanti all’infinito.gli italiani sono viziatissimi ,lagnosi abituati ad avere tutto gratis(quindi prima abusano e poi disprezzano).tanto arrivera’ il momento che non ce ne sara’ piu’ per nessuno.

  2. giuseppina granito Rispondi

    21 agosto 2012 at 19:13

    E della occupazione della sanità ordita dai partiti che ne diciamo? Dei grandi poteri dati ai direttori generali, che propongono e dispongono a proprio piacimento su nomine, appalti, consulenze e via elencando? Dei piccoli feudi creati ad hoc per compiacere questo o quel primario, questa o quella organizzazione sindacale? Anch’io sono nel settore, condivido in parte quanto denunciato ma solo in parte. A qualcuno fa comodo che vada avanti così, se tutto fosse razionale, se ci fosse una corretta comunicazione sulla salute, se venissero valorizzate realmente le competenze, impiegate le risorse interne, abolita la parcellizzazione di incarichi clinici e non, snellita una burocrazia impreparata e inefficiente – e non aggiungo altro per non appesantire – come potrebbero gli assessori e le caste regionali costruire la fabbrica del consenso?

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