Il tribunale di Gaza ha condannato all’ergastolo due militanti salafiti per l’uccisione di Vittorio Arrigoni, avvenuta nell’aprile 2011.
Il tribunale di Gaza ha condannato all’ergastolo due militanti salafiti per l’uccisione di Vittorio Arrigoni, l’attivista italiano rapito e assassinato nell’enclave palestinese nell’aprile del 2011. Il processo si è svolto dinanzi a un tribunale militare controllato da Hamas.
Il processo, iniziato l’8 settembre 2011, è andato avanti tra rinvii e ritardi, nell’indifferenza del governo di Hamas che pure aveva promesso da subito un «processo vero». Quattro i soggetti inizialmente alla sbarra: Abu Ghoul, 25 anni, Khader Jram, 26 anni, Mohammed Salfi, 23 anni, e Hasanah Tarek. Tutti imputati di collaborazione e concorso in omicidio, i quattro rischiavano la pena di morte ma la famiglia di Vik, contraria alla pena capitale, ha deciso di rinunciare a questa punizione estrema.
Il 3 agosto scorso poi le autorità di Hamas a Gaza hanno scarcerato Hisham Sadini, uno dei fondatori e teorici del gruppo salafita Tawhid wal-Jihad, responsabile del sequestro e dell’assassinio dell’attivista e blogger italiano Vittorio Arrigoni. Sadini fu arrestato dalle forze di sicurezza di Hamas nel marzo del 2011 e circa un mese dopo, il 13 aprile, allo scopo di ottenere la sua liberazione attraverso uno scambio, cinque giovani (quattro palestinesi e un giordano) sequestrarono Vittorio Arrigoni a Gaza city. Due giorni dopo però l’attivista italiano fu assassinato.
Tre responsabili del sequestro arrestati dalla polizia di Hamas (altri due rimasero uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza nel campo profughi di Nusseirat) sotto processo, hanno dichiarato che l’italiano fu ucciso dal loro compagno giordano in un vano tentativo di fuga, quando la cellula si rese conto di essere stata individuata dalla polizia. Questa versione tuttavia non ha trovato una piena conferma durante il processo. I sequestratori peraltro non tennero conto dell’appello alla liberazione di Vittorio Arrigoni lanciato proprio da Hesham Sadini, che pure era il loro capo spirituale. Il processo Arrigoni riprenderà il mese prossimo.
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