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Prove tecniche di proseguimento di colpo di Stato

Prove tecniche di proseguimento di colpo di Stato
dicembre 01
21:30 2012

- Marinella Andrizzi Sinibaldi -

Se guardiamo una carrozza, quelle con i cavalli, ci ricordiamo di un lontano passato. Non propriamente così lontano come potrebbe sembrare, ovviamente rispetto ad un valore assoluto. Ma, in senso relativo, tale visione appartiene a ricordi remoti. Talmente remoti che, chi ha la mia età, non possiede, neanche in forma indiretta, tali reminiscenze. Salvo averle viste nei film, collocandole nel proprio “archivio” mnemonico, solo attraverso un’azione ed uno sforzo di fantasia.
In effetti, soprattutto nelle città, neanche si riuscirebbe a trovare un posto confacente ove poter ripristinare quelle funzioni indispensabili a rendere un ambiente ad uso stalla….

Insomma, una realtà ormai troppo distante dalle nostre abitudini e resa desueta dal cambiamento dei tempi. Un’evoluzione che ha travolto tutto quello che, agli occhi di passati contemporanei, rientrava nella norma.
Prima le carrozze, ora le auto. Domani … chissà. “Panta rei”, tutto cambia!
E così, sono cambiati persino i colpi di Stato, travolti nel loro modo di essere dal nuovo. Esattamente come le carrozze a cavalli.
Sobillazione della folla, spari, uccisioni, sangue. Poi, deportazioni, confino, fucilazioni, prevaricazioni, violenza sfrenata su tutto e tutti. Macché, tutto finito. Desueto, obsoleto.
Oggi, il perfetto golpe, si gioca a colpi di comunicazione, quindi di frasi fatte, coniate per la gioia e il consumo della massa.
La quale massa, senza riflettere, figuriamoci pensare, le ripete.
E già, poiché la massa, proprio perché tale, non vuole sforzare la mente. Altrimenti, che massa sarebbe? Non rappresenterebbe più la collettività degli individui considerati nella loro pluralità, bensì nel loro insieme di singoli. Ovvero: uno per uno.
Ma questo, politicamente è da escludere. Poiché tale azione comporterebbe un rischio enorme, dal momento che, qualora una massa fosse considerata e contattata nella sua singolarità (uno per uno) sarebbe educabile. Quindi, comincerebbe anche a capire ciò che invece non deve.
Ecco il perché della “comunicazione di massa” che ha soppiantato, per ben operare un perfetto colpo di Stato, gli spari, le urla, il sangue, ecc.
Oggi bastano le frasi fatte. Magari ripetute notte e giorno dai media  addomesticati ed opportunamente ammaestrati.
Basta cominciare a ripetere, ad ogni telegiornale e in ogni articoletto, che il debito pubblico ha sforato!
Tanto, nessuno della massa si chiederà mai, cosa ha sforato e perché?
Il premier ci salverà! Da cosa? Boh, nessuno se lo chiederà mai. E ancora, altre frasette fatte: “Ci sta tirando fuori dal tunnel; lo vogliono i mercati; lo spread; il debito pubblico; siamo vissuti troppi anni sopra le reali possibilità; ce lo chiede l’Europa; l’antipolitica; i complottisti;  occorrerà, per salvarci, perdere tutti qualcosa; manovre lacrime e sangue; occorre rimboccarsi le maniche e pagare più tasse; ora abbiamo un premier di cui, all’estero, più nessuno ride; bisogna modificare l’art.18; licenziando ci sarà ripresa; che noia il lavoro fisso; stanno facendo ordine nei conti pubblici; se usciamo dall’euro è una catastrofe”.
E potremmo continuare per molto.
Nel mentre, i cervelli poco educati al ragionamento della massa, si abituano a perdere tutto. Poco a poco. Un gradino alla volta. Frasetta dopo frasetta. Senza mai chiedersi: “Ma da quale tunnel? E chi sarebbero ‘sti mercati? ” Oppure: “Ma che ce frega de ‘sto spread”.  Non parliamo del debito pubblico. “Tabula rasa”! Il 90% della massa ne ignora le cause, confondendolo persino con il bilancio dello Stato. Figuriamoci se riescono a capire che tale debito pubblico, in realtà è illegale, poiché si tratta, per sua natura, di un debito inestinguibile causato dalla perdita di sovranità monetaria. E non parliamo neanche di confrontare il nostro debito pubblico o quello della Grecia e della Spagna, con quelli della Germania, della Francia, dell’Inghilterra, ecc. che, con la sola eccezione della Norvegia che ha mantenuto la sua moneta e la sua banca centrale di Stato, non ha, logicamente, debito pubblico, ma le altre nazioni sono messe ben peggio dell’Italia, della Spagna e della Grecia. Quindi, sembrerebbe che tale debito debba suscitare preoccupazioni solo se “inventato” al di sotto di un ben determinato parallelo geografico.
E sorvoliamo su tutte le altre frasette preconfezionate per i “pappagalletti” incollati davanti a tv o intenti a perdere il loro tempo con articoli di giornale anche essi preconfezionati.
E così, senza più colpo ferire, eccoci belli e pronti per la perdita delle libertà fondamentali e per la dittatura delle frasette fatte. Come la più famosa degli ultimi tempi: “Chi non vota, lascia decidere agli altri”.
E tu che hai votato per tutta la tua inutile vita, che cavolo hai cambiato fino ad oggi? Quali sarebbero state le tue decisioni imposte con il voto? Votando, hai mai deciso di perdere le sovranità? Hai mai espresso la tua volontà di perdere il lavoro e di non farlo avere ai tuoi figli?
Perché se ciò che ignorantemente affermi, ripetendo passivamente la lezioncina imposta e mandata a memoria, fosse vero, significherebbe una sola cosa: “La colpa di tutto, è la tua! Testa di minchia!”
Ma, tranquillizzati, non è la tua! Sei solo uno che non sa neanche perché apre bocca!
Forse, se tornassimo alle carrozze a cavalli, sarebbe meglio. Tutto diventerebbe più chiaro.
La massa ancora non è pronta per il motore a scoppio, figuriamoci per un motore ad acqua!
Di libertà, non ne parliamo nemmeno. Ti ripeterebbero a pappagallo: “Questo significa anarchia! Caos!”
Ma, come d’uso, sempre senza capire una sola parola di ciò che ripetono.

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1 Comment

  1. Antonio Rispoli
    Antonio Rispoli dicembre 01, 21:03

    "Ma, come d’uso, sempre senza capire una sola parola di ciò che ripetono". Esattamente come chi ha scritto questo articolo.

    Reply to this comment

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