Informare per resistere Pubblicato da il 7 dicembre 2012.
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Scarabocchi digitali per dare un futuro al Paese

- Guido Scorza -

A navigare nel sito del Senato per capire cosa stia accadendo nella tormentata conversione in legge dell’ex Decreto Digitalia, oggi Crescita bis, vien da pensare di trovarsi di fronte ad un ben riuscito programma di satira.

Se così fosse, confusione, approssimazione, imprecisione e, soprattutto, tanti scarabocchi di inchiostro digitalizzato ne sarebbero gli indiscussi protagonisti.

Il testo del maxi-emendamento sul quale, alla fine, il Governo ha messo la fiducia è pubblicato in due versioni una definita “corretta” ed una non definita affatto e, probabilmente, da considerarsi quella originale, poi corretta [n.d.r. vien da chiedersi quale sia il senso della pubblicazione di una versione dell’emendamento non corretta].

Ma il punto non è questo, nonostante il comprensibile smarrimento che tanta ambiguità produca in chi non abbia altro legittimo obiettivo che capire quale sia il testo della legge di conversione del decreto legge Crescita bis che sa per essere approvato.

Il punto è un altro.

Se si apre il file “corretto” contenente il maxi-emendamento ci si ritrova davanti a cinquanta fogli di carta scarabocchiata, scansionati e pubblicati online senza alcuna meta informazione né strumento di indicizzazione.

Costretti a cimentarsi in un’opera di impossibile decifrazione di geroglifici che varrebbero un’insufficienza grave in qualsiasi scuola elementare della Repubblica.

Possibile che l’Italia digitale ovvero il futuro del Paese debba davvero passare da qui?

E’ accettabile che il Senato della Repubblica non disponga di mezzi e processi in grado di garantire al cittadino di accedere ai propri atti con forme e strumenti diversi rispetto a quelli che si utilizzavano il giorno della sua istituzione?

Senza parlare del fatto che al posto della firma del Capo del Governo o del Ministro da questi delegato, in fondo al testo del provvedimento si ritrova un ennesimo scarabocchio sotto la dizione in stampatello dell’espressione “il Governo”, quasi che si trattasse di una persona in carne ed ossa titolare dell’indecifrabile geroglifico sottostante.

E’ un modo di fare le leggi semplicemente preistorico ed inaccettabile in un Paese moderno e democratico.

La questione, naturalmente, non è di forma [n.d.r. anche se, probabilmente, da parte della seconda più alta istituzione del Paese sarebbe legittimo attendersi qualcosa di più anche sotto il profilo estetico e formale] ma di sostanza.

La pubblicazione di scarabocchi analogici digitalizzati, infatti, non garantisce al cittadino l’accesso ai documenti ed alle informazioni cui, per contro, ha il sacrosanto diritto di accedere in forma chiara, intellegibile e – anche se in Italia sembra fantascienza – in formato digitale ed aperto.

Ma non basta.

Anche un bambino capirebbe – perché glielo hanno insegnato alla scuola elementare – che dietro a tanta confusione ed ambiguità, si nasconde inesorabilmente il rischio di errori anche gravi o gravissimi visto che, tra uno scarabocchio e l’altro, Governo e Senato stanno discutendo dell’impiego di centinaia di milioni di euro di risorse pubbliche e, soprattutto, del futuro del Paese.

Sembra una barzelletta o forse un colmo pensare che un provvedimento sulla digitalizzazione del Paese nasca da tanti scarabocchi ad inchiostro ma, sfortunatamente, c’è ben poco da ridere.

Con tanta cialtronaggine ed approssimazione così saldamente e pervicacemente annidiata anche nelle più alte istituzioni della Repubblica è difficile sperare in un futuro diverso dal presente.

http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/12/06/scarabocchi-digitali-per-dare-un-futuro-al-paese/

http://www.guidoscorza.it/?p=3671

 

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