Informare per resistere Pubblicato da il 12 dicembre 2012.
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Difendo la Procura di Palermo. E’ la casa della Legalità!

- Pippo Giordano -

Nella tarda serata di ieri un uomo mi chiama a telefono e senza preamboli mi da un appuntamento a Roma, per sabato prossimo. Chiusa la conversazione, rimango basito e un lungo brivido percorre la mia schiena: mi assento, la mia mente divaga e in uno schermo virtuale rivedo ad un tratto una scena di vent’anni fa. Anche allora, un altro uomo, anzi un galantuomo siciliano, mi disse: “ ci vediamo lunedì o martedì se vado in Germania. Una stretta di mano rafforzò l’appuntamento. Guardai il Galantuomo allontanarsi da quello che era stato il nostro ultimo incontro: né io né lui sapevamo che era l’ultima nostra stretta di mano, l’ultimo giorno del nostro lavoro, l’ultima certezza d’essere uomini devoti ed osservanti della Giustizia. E, nel mentre le nostre mani si stringevano, altri beceri individui tramavano alle nostre spalle emettendo la sentenza di morte, altri preparavano l’esplosivo: che disonesti! Che vigliacchi! L’uomo che mi ha chiamato ieri sera è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Si! Il giudice Paolo Borsellino, il Galantuomo siciliano col quale ho condiviso il dolore per la perdita del suo collega e amico Giovanni Falcone e che dopo la strage di Capaci, ci eravamo buttati a capofitto negli interrogatori del pentito Gaspare Mutolo: avevamo innanzi a noi un’autostrada da percorrere per raggiungere la verità non solo su Capaci, ma sul tutto il gotha mafioso e i collusi delle Istituzioni. Noi operavamo alla luce del sole, noi operavamo nel rispetto della Legge, e invero qualcuno trattava proprio con coloro che noi stavamo tentando di scoprirne le responsabilità penali. Che obbrobrio! Dopo vent’anni siamo ancora qui a chiedere verità per via D’Amelio: dopo vent’anni siamo di qui a difendere la Procura di Palermo, lo avevamo fatto col giudice Giovanni Falcone. Dopo vent’anni, ahimè ho dovuto udire parole come “ Certi magistrati hanno perso la lucidità” e fa ancor più male sentirle da un altro magistrato. Vorrei dire a quanti, che approfittando de “alzati juncu ca a china è passata”, non è che attaccando la Procura di Palermo dimostriate d’essere uomini: voi fate già parte di quella schiera ben indicata dal compianto Sciascia.
Sta a voi decidere quale meglio vi calzi. E se avete nella mente un ritorno agli anni 70, quando la mafia veniva assolta per insufficienza di prove o come negli ani 80 quando si consentiva al capo della Cupola Michele Greco il porto d’armi rilasciato dalla Questura di Palermo, ebbene scordarvelo! Non potete e non ve lo permetteremo di riportare le lancette degli orologi indietro. Il sangue dei nostri martiri non è calpestabile: il,sangue dei miei “migliori amici” non può essere contaminato dalla pochezza della vostra anima. E a tale proposito, chiedo a colui che ebbe a dichiarare che la procura di Palermo “sta riaprendo indagine vecchie con notevole dispendio di soldi pubblici”, indagine riferita a via D’Amelio, se sia mai andato ad inchinarsi innanzi ad Uomini che hanno pagato per la lotta alla mafia. Oggi disquisiamo su una sentenza della Consulta circa il conflitto d’attribuzione tra Quirinale e Procura di Palermo, ma perdiamo di vista quello che preme più di tutti, ovvero conoscere il contenuto delle telefonate. Spesso dico agli studenti che “ il silenzio omertoso è sinonimo di responsabilità e non può esserci Legalità se non si agisce con onestà, etica e soprattutto morale”. Già, la morale! Parola in disuso da taluni politici italiani. Il loro dogma è aver riportato condanne penali, perchè attraverso le condanne si può ambire di governare questo Paese e l’anomalia è che gli imbelli italiani lo permettono. Ed è per questo che sabato spero di essere a Roma per urlare tutto il mio sostegno ai magistrati della Procura di Palermo. Difendo la mia casa, fucina di Legalità.

 

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=6449:difendo-la-procura-di-palermo-e-la-casa-della-legalita&catid=2:editoriali&Itemid=4

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