Informare per resistere Pubblicato da il 13 dicembre 2012.
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Il presepe che rappresenta i tempi. Ma non la Chiesa

- Belinda Malaspina -

A Carrara un bambinello scheletrico immerso in uno scenario desolante alberga davanti al duomo. A ricordare come vive la maggior parte della popolazione mondiale.

Nella piazza del bianco, marmoreo Duomo di Carrara è spuntato un tendone. Ospita un rifugiato d’eccezione: Gesù bambino, che nella città apuana è già nato. Vegliato da quattro bidoni di latta e adagiato in un giaciglio fatto di qualcosa che più che alla paglia somiglia alla spazzatura, il bambinello è tutto pelle e ossa: gli si contano le costole. Intorno solo lutto e desolazione. Nel presepe non c’è nessuno. Qualche immagine campeggia sui muri, al posto del cielo stellato e della cometa d’ordinanza; si tratta di immagini di guerra. Altoparlanti diffondono canti di Natale misti a suoni di mitragliatrice.
È la nuova provocazione natalizia. Nei lodevoli intenti degli ideatori, questo presepe starebbe a rappresentare l’immagine e la realtà della guerra e del dolore che entra nel quotidiano di chi in questo periodo dell’anno si sente, o almeno secondo copione dovrebbe sentirsi, enormemente più buono. L’installazione rappresenta la necessità «riflettere sulle condizioni di vita che affliggono quattro quinti del nostro pianeta, sul prezzo pagato da molti per l’illusione di benessere di pochi» ed è per di più ispirata ad un fatto di cronaca, una novella Maria di Nazareth romena morta di stenti in una tenda proprio a Carrara, qualche mese fa, a gravidanza inoltrata. Il forte e provocatorio presepe ha ottenuto l’imprimatur dei superiori: piace non poco al parroco del Duomo, don Piagentini, «perché ci ricorda che Gesù continua a soffrire attraverso la sofferenza di molti».
Insomma a ben vedere va tutto secondo i canoni: un presepe per riflettere sull’odio, sulla guerra, ma anche sul consumismo e sul benessere ottenuto attraverso lo sfruttamento. Apprezzabilissima iniziativa: ma inutile, se accanto al bambinello denutrito continua a comparire un vecchietto ammantato d’oro e di broccati, inguainato in preziose babbucce rosse, inanellato e pingue, che oltretutto conciona di buoni sentimenti. Ma Carrara, città provinciale ai margini della linea gotica, dove i preti salivano ai monti a fare i partigiani, è lontana anni luce da Roma. E il pianto del bimbo scheletrico è troppo debole per essere udito fino in Vaticano.

 

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43773&typeb=0

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1 Risposta a Il presepe che rappresenta i tempi. Ma non la Chiesa

  1. Barbara Rispondi

    14 dicembre 2012 at 02:14

    e quindi è colpa della Chiesa e non di chi ha osannato ed applaude alla troika ed alla eurokrazia ed ha accolto in regime golpista dei banchieri cantando bella ciao?
    Sicuri che i poveri di oggi possano andare in uno dei tanti circoletti ARCI dei compagnucci che ricevono lauti contributi dalle regioni per accogliere i popoli affamati no?

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