Pubblicato da il 14 dicembre 2012.
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Fracking: quei piccoli sporchi segreti tenuti nascosti

-di Debora Billi per Petrolio-

Come volevasi dimostrare, aprire al fracking apre anche al disastro ambientale e sanitario. E’ inutile che i politici si sgolino a promettere regole e controlli: un sistema di estrazione così distruttivo, così costoso, e così frammentato sul territorio spinge inevitabilmente a bypassare ogni regola e legge nel tentativo di guadagnare di più, e rende impossibile il controllo.

Lo racconta Bloomberg. Ad esempio in USA, in Texas, una compagnia sta iniettando nei pozzi misture di solventi i cui ingredienti sono ignoti.

Un ingrediente, un solvente non identificato, può causare danni ai reni e al fegato, secondo le uniche informazioni in proposito che sono in possesso dello Stato del Michigan.

C’è una legge, in Texas, che richiede che i contractors rivelino le sostanze usate per il fracking; ma ciò confligge con il diritto al segreto industriale, e quindi si può non ottemperare. E non pensiate che sia un caso isolato: già 19 mila volte, dall’inizio dell’anno, le compagnie texane si sono protette accampando il segreto industriale sui prodotti chimici che usano nel fracking. In altri 5000 casi non l’hanno neppure fatto, lasciando semplicemente in bianco la descrizione degli ingredienti dei solventi, o mettendo il vago “polimeri” o “tensioattivi”.

Questa roba viene iniettata sottoterra e poi “sciacquata” con migliaia di litri di acqua delle falde per estrarre il petrolio e il gas, finendo poi nel suolo e nel ciclo alimentare.

Immaginate migliaia di pozzi di questo genere sparsi per tutto il territorio di un Paese, gestiti da miriadi di piccole o grandi compagnie che non si fermano davanti a nulla pur di spremere un po’ greggio o gas e il relativo guadagno. Vi basta allora la rassicurazione di un politico, che sarà tutto “sicuro e pulito”?

Foto – Bosco in Pennysylvania in prossimità di un pozzo

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http://petrolio.blogosfere.it/2012/12/fracking-quei-piccoli-sporchi-segreti-tenuti-nascosti.html

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