Informare per resistere Pubblicato da il 14 dicembre 2012.
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Il Movimento Cinque Stelle e la “base”

- Byoblu -

E’ cominciata la campagna elettorale. Il Movimento Cinque Stelle è radiografato. I media si gettano sull’osso, per spolparlo alla prima occasione utile. I titoli sono monocordi: “Movimento Cinque Stelle: la base è divisa”. Tutto previsto. Tutto prevedibile.

Innanzitutto una considerazione di metodo, che vale nell’”ideale”, cioè rispetto al disegno cui il Movimento Cinque Stelle dovrebbe tendere, nel suo cammino verso la purezza, ostacolato dalle asperità di una realtà che fatica a farsi rimodellare, e dunque scontornatelo dall’attualità (che merita sempre un’analisi equilibrata, e sarò lieto di leggerla nel sondaggio in fondo al post o tra i commenti, ma che va sempre interpretata alla luce di un ragionamento di più ampia portata). “Base“: che termine assolutamente inefficace! Il concetto di “base” si applica a un partito. Il Movimento Cinque Stelle non ha una base, perché non ha un vertice. Sto parlando del Movimento, non di Beppe Grillo, il cui ruolo è quello tratteggiato più sotto. Idealmente, il Movimento Cinque Stelle coincide con la base, che si esprime per bocca dei suoi portavoce. Al di là dei casi specifici (sui quali non mi sto esprimendo, anche perché qualcuno comunica che ci siano state delle votazioni di cui vorrei comprendere rappresentanza ed esiti, anche raffrontati con i risultati delle parlamentarie), se i portavoce non fanno i portavoce, ovvero se non esprimono le posizioni e lo spirito complessivo del Movimento, allora sono organismi staccati, diventano individui separati, prendono una traiettoria diversa che li porta a rappresentare solo se stessi, portando ad evidenti problemi di incompatibilità. L’impostazione con la quale i giornalisti affrontano le vicende interne al Movimento ha un peccato originale: non ne comprendono la visione. Come parlare di cani usando una terminologia adatta ai gatti.

Idealmente, gli “attivisti del Movimento Cinque Stelle” dovrebbero prendere le loro decisioni utilizzando una piattaforma condivisa, unitaria e diffusa, per esempio Liquid Feedback, che permette di gestire semplicemente e in maniera innovativa le complessità della democrazia diretta. Chi non esprime quanto emerge dalla piattaforma perda la possibilità di utilizzare il simbolo del Movimento, gestito da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che lo hanno ispirato e realizzato, che hanno un ruolo di garanzia rispetto all’applicazione di questi principi. Il Movimento funziona se non è fatto di protagonismi, che lo renderebbero simile in tutto e per tutto ai vecchi partiti, ma al contrario da individui che sanno “umilmente” rendersi anonimi e lasciarsi guidare dalle decisioni che il collettivo assume. Un po’ come certe filosofie orientali predicano l’annichilimento del sé per diventare tutt’uno con l’universo. Il dissenso non è punito, come viene dato ad intendere: le discussioni interne ci sono e sono accese. Viceversa, vengono giudicate estranee alla filosofia del Movimento le derive centrifughe, che mirano a portare il dissenso sul palcoscenico dei media per spettacolarizzarlo, o che hanno lo scopo manifesto di creare organismi intermedi direttivi, fenomeni che contraddicono lo spirito e la visione che sono sottesi al Movimento Cinque Stelle.

Attualmente Liquid Feedback viene utilizzato solo a livello locale. Per esempio, per decidere il programma delle prossime regionali in Lombardia, gli attivisti lo stanno utilizzando. Il programma nazionale, invece, è stato deciso nel 2009, quando non c’era ancora la possibilità di affidarsi a piattaforme digitali che ancora non esistevano.  C’è da presumere, o da augurarsi, che venga rilasciato un meccanismo analogo anche per la gestione futura della rappresentanza parlamentare. Diversamente, sarebbe difficile dare piena attuazione a questa concezione della democrazia diretta, che conta pochissimi altri esempi in tutto il mondo, e dunque è da considerarsi una promettente sperimentazione, da far crescere e in cui riporre speranza, più che mettere all’angolo con la pretesa di avere già esaurito tutto il percorso di maturazione e di crescita. Molti dimenticano infatti che stiamo parlando di un movimento politico nato solo tre anni fa, portato avanti senza soldi, con i soli contributi degli attivisti, senza chiedere un centesimo ai cittadini né di rimborsi né per le votazioni online, gestito a livello tecnico da pochissimi ragazzi che fanno i salti mortali per governare la complessità che ne deriva. E che ciononostante sono sempre riusciti, anche affannosamente, a rilasciare sul campo strumenti utili a rispondere alle crescenti esigenze di un movimento che raccoglie i consensi di un quinto dell’elettorato italiano. Un lavoro decisamente improbo, con un livello di difficoltà superiore a quella che si può immaginare, perché oltre al lavoro meramente tecnico c’è tutta la necessità di calcolare gli imprevisti, le critiche, le aggressioni, le strumentalizzazioni. Comprensibile, ogni tanto, qualche sfogo. Ma un bambino di tre anni – il Movimento nel suo complesso – andrebbe accompagnato nel suo percorso di crescita, non buttato via insieme all’acqua sporca.

Io credo, e mi auguro, che le intemperanze o le ingenuità di cui attualmente soffre il Movimento Cinque Stelle vadano affrontate nel quadro di una maturazione lenta e progressiva, ma al momento giusto e con lo spirito giusto, che è sempre quello costruttivo, senza il quale tante formazioni politiche in fasce, tutte di stampo tradizionale, si sono arenate, frammentate e autodistrutte fino a raccogliere percentuali di consenso pari a quelle dell’elemento denominato “stronzio” sulle etichette delle acque minerali. Le elezioni sono alle porte. Non si può chiedere a un giovane atleta, che sta impegnando tutte le sue fibre muscolari nel gigantesco sforzo di superare i detentori del titolo, di fermarsi in corsa per discutere delle politiche di miglioramento della pista e della gara. Quello si fa dopo la doccia, negli spogliatoi. E in questo momento, il Movimento Cinque Stelle è in una corsa frenetica, sfibrante, a perdifiato per concretizzare gli obiettivi miracolosi che, senza la proprietà di nessun giornale e di nessuna rete televisiva, si è dato pochissimo tempo fa. Il mondo intero lo sta osservando: se riesce ad ottenere un buon risultato, c’è da scommettere che i suoi principi saranno presi, riadattati e riproposti anche da altri, magari auspicatamente anche migliorati. E’ una scommessa molto più grande rispetto a decidere se fino ad oggi tutto sia filato via liscio, perfetto, senza sbavature o meno. L’importante è chiedersi, a un passo dalla meta, se davvero il Movimento vuole raggiungerla, o se invece ne ha paura al punto da cercare ogni modo per fermarsi pochi istanti prima, consegnando il futuro a un passato cui non avremmo più voluto assistere.

A mio modo di vedere, tutto il resto si può fare dopo. A partire dall’attuazione definitiva di una piattaforma di decisione comune, che integri tutte le realtà sul territorio italiano e che estenda la sua influenza anche sulle modalità di attribuzione e revoca del marchio cinque stelle. Roma non fu fatta in un giorno, anche se alla sua ricostruzione manca davvero poco. Ma sentire parlare di polemiche e degenerare nell’esegesi dei conflitti, anziché discutere come sempre è stato fatto di contenuti e di proposte, credo che sia l’ultima delle cose cui il cittadino voglia assistere, quando apre il blog di Grillo per capire se vale davvero la pena votare questo Movimento Cinque Stelle o no.

Intanto, al di là della mia opinione, sulla questione della “base divisa” che rimbalza sui media vorrei invitarvi a partecipare un sondaggio, che come al solito è rappresentativo dei lettori del blog, e non del Movimento Cinque Stelle. Ma la vostra opinione è importante, sempre e comunque. Pubblicherò i risultati nei prossimi giorni.

Rispondi alle poche, semplici domande qui sotto. Se non le vedi, clicca su questo link.

 

http://www.byoblu.com/post/2012/12/13/Il-Movimento-Cinque-Stelle-e-la-base.aspx

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