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Una scuola per bambini non per clienti o consumatori. Mc Donald’s non ci deve entrare

Una scuola per bambini non per clienti o consumatori. Mc Donald’s non ci deve entrare
settembre 18
15:34 2013

-di Baruda-

In 4 giorni più di undicimila persone hanno cliccato i due post che ho pubblicato sulla pubblicità che la multinazionale Mc Donald’s è venuta a farsi il giorno della riapertura delle classi all’interno dell’asilo per l’infanzia del comune di Roma dove quest’anno ho iscritto mio figlio.
La vicenda ha assunto una tale rilevanza che dopo l’iniziale risposta del sindaco, anche l’assessore alla Scuola, Giovani e Pari Opportunità del comune, Alessandra Cattoi, è intervenuta stamani con una intervista rilasciata a metronews.it, che potete leggere in integrale nel box qui sotto.

Dalle risposte dell’assessore veniamo a sapere che l’ingresso di Mc Donald’s all’interno dell’istituto scolastico sarebbe dovuto all’improvvida iniziativa di una educatrice su consiglio di un genitore: «È stato uno scivolone di una delle educatrici della scuola, su suggerimento di un papà. Non ne era al corrente nemmeno la coordinatrice dell’asilo».
La coordinatrice per l’infanzia di un municipio romano ha ricordato, in uno dei tanti commenti (più di 60) apparsi sotto i due post sulla vicenda, che secondo quanto previsto dai regolamenti amministrativi del comune di Roma, «nella scuola pubblica non si possono vendere, ne comprare e/o promuovere beni e servizi se non secondo procedure rispondenti al progetto educativo e disposte per delibera degli organismi di partecipazione».
Una norma che ai miei occhi appare fin troppo permissiva poiché non preclude affatto la vendità, l’acquisto o la sponsorizzazione di beni e servizi ma la lega alla presenza di un progetto educativo a cui dovrebbero essere finalizzati e al rispetto delle procedure di deliberazione degli organismi di partecipazione, nei quali sono presenti tutti i soggetti che fanno parte della comunità scolastica.

Capite che in questo modo si potrebbe consentire, sia pur nel rispetto delle procedure, la vendita da parte di privati di offerte educative, dall’attività sportiva, ai corsi di recupero o corsi specialistici eccetera. Questa norma apre molto subdolamente all’ingresso del mercato nella scuola pubblica. Le avvisaglie ci sono da tempo, dalla pubblicità sui libri, agli sponsor. Sarebbe la definitiva morte dell’insegnamento pubblico, della scuola per tutti anche nell’età dell’obbligo. In questo modo andranno a scuola solo i figli delle famiglie che potranno permetterselo, che hanno un reddito tale da poter pagare le offerte educative. Mentre gli altri andranno per strada, al massimo verranno ammassati in cameroni, per loro vedrete ci sarà chi comincerà a predicare la necessità di reintrodurre principi correttivi rigidi, la responsabilità penale a 13 anni, come è accaduto in Gran Bretagna, e al posto della scuola avranno una bella casa di correzione.

Ma a parte queste mie considerazioni, quel che è accaduto il primo giorno di scuola alla Cittadini del mondo non rientra in nessuna delle caratteristiche legali previste dalla norma indicata: la presenza di Mc Donald’s non rientrava in nessun progetto educativo e nessun organismo partecipativo d’istituto aveva deliberato una decisone del genere, sconosciuta persino alla coordinatrice scolastica. Insomma un’abuso totale.

Ora che un genitore (ovviamente diamo per acquisita la buona fede) non possa aver mai saputo che una scuola pubblica non è un mercato (per giunta anche quelli sono regolati eccome!) dove si può vendere, comprare, fare pubblicità, ci può anche stare. Certo bisogna riconoscere che è un segno dei tempi degradati che corrono. Siamo nell’era della servitù volontaria dove anche chi ha tutto da perderci è convinto che privato sia bello, che il suo padrone sia un benefattore non uno che ricava dalla sua prestazione profitto tanto che il giorno in cui non gli conviene più lo lascerà per strada con un bel calcio nel sedere, in una società dove chi ha contratti precari può scordarsi ammortizzatori e indennità di dicoccupazione e chi ha meno di 40 anni non avrà mai una pensione.
Ma che un’educatrice non sapesse che una multinazionale non può entrare impunemente in una scuola a spacciare e fare pubblicità per i suoi prodotti lascia di stucco. Certo che lo sà, altrimenti dovremmo pensare che i nostri figli sono in mano a delle incapaci!

Voglio aggiungere solo un’altra cosa, l’assessore Cattoi dice: «Da quando sono assessore a Roma ho scoperto che i genitori sono attentissimi a quel che mangiano i figli in mensa, il cibo a volte viene prima dell’insegnamento».

Si potrebbe facilmente rispondere che nell’insegnamento rientra anche l’educazione alimentare. Lo sanno bene gli organismi centrali della sanità che devono affrontare le conseguenze su scala nazionale della cattiva alimentazione che ha costi tali da ripercuotersi sulla collettività.

Invece bisogna capire che questa vicenda ha una significato centrale proprio per l’insegnamento: la scuola non è un mercato, ciò vuole dire che esistono spazi che non rispondono alla legge della domanda e dell’offerta o ad altre variabili del genere. La scuola deve restare uno spazio comune, libero, autonomo dove far crescere bimbi che dovranno essere persone consapevoli, dotate di strumenti che gli consentano di saper e poter scegliere, di avere uno sguardo critico e autonomo, persone appunto, non clienti, non consumatori. PERSONE LIBERE!

da http://www.metronews.it/master.php?pagina=notizia.php&id_notizia=15886

Metronews

Se il Mc Donald va all’asilo, parla l’assessore alla scuola del comune di Roma
di Paolo Chiriatti

Mi Consenta ad Alessandra Cattoi, assessore alla Scuola, Giovani e Pari Opportunità

La scorsa settimana in un asilo comunale alla periferia di Roma personale del Mac Donald ha accolto i bambini all’interno della struttura con palloncini, thermos di tè, e soprattutto tanti buoni pasto da consumare nei suoi fast food. Come è stato possibile?
“È stato uno scivolone di una delle educatrici della scuola, su suggerimento di un papà. Non ne era al corrente nemmeno la coordinatrice dell’asilo”.

Non c’è un controllo sulle iniziative che vengono fatte nelle scuole?
Certo, alcune sono verificate direttamente dal Comune, altre dai vari municipi.
Diciamo che questa volta un’importante catena di ristorazione è riuscita a farsi pubblicità…
Beh, diciamo anche che per fortuna un gruppo di mamme che accompagnava i figli all’asilo si è subito accorta di quest’anomalia e ha segnalato il caso. Da quando sono assessore a Roma ho scoperto che i genitori sono attentissimi a quel che mangiano i figli in mensa, il cibo a volte viene prima dell’insegnamento.

E lei cosa pensa di questa vicenda?
Che i fast food non siano campioni della buona alimentazione lo sanno in primo luogo le mamme e i papà, e non credo che un episodio simile si possa ripetere.


Gli altri post su Mc Donald’s in un asilo romano

Mc Donald ci da il benvenuto alla scuola materna!

Anche in Francia si parla del Mc Donald’s nella materna del comune di Roma

http://baruda.net/2013/09/16/una-scuola-per-bambini-non-per-clienti-o-consumatori-mc-donalds-non-ci-deve-entrare/

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4 Comments

  1. Patrizia Busato
    Patrizia Busato settembre 18, 17:16

    oh beh a Sesto Fiorentino è entrato "Bill Gates" a scuola ed è entrato a gamba tesa con il beneplacito di tutti, tranne di alcuni genitori che pensano che parlare coi figli sia meglio che sapere le cose a tutti i costi. Ebbene, se il ministero ha deciso che doveva partire il cosiddetto "registro elettronico" ci sono anche scuole che si sono montate la testa ed hanno reso elettronico anche l'ingresso, gli eventuali ritardi, i compiti a casa, le comun icazioni scuola famiglia…. tutto accessibile da computer o da telefonino, così anzichè incentivare il dialogo, giustificheranno il clima di "mutismo familiare" visto che mamma e papà sapranno tutto del proprio pargolo, dopo qualche click. Perchè mai i pargoli dovrebbero voler parlare coi genitori se questi stanno fissi collegati al computer?

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