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L’imbroglio in Medio Oriente portato avanti dai neocon

L’imbroglio in Medio Oriente portato avanti dai neocon
ottobre 08
13:05 2014

L’obiettivo è un Medio Oriente dove gli Stati nazionali arabi si dissolvono in piccoli emirati e sono facilmente dominabili

Negli ultimi giorni, il vicepresidente americano Joe Biden è stato costretto a chiedere scusa a due leader stranieri per aver detto la verità, scrive Wayne Madsen sul sito della Strategic Culture Foundation.

Ad Harvard, Biden ha dichiarato che la Turchia, l’Arabia Saudita, e altri cosiddetti alleati degli Stati Uniti, hanno permesso la nascita dello Stato islamico o Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL). In risposta ad una domanda dal pubblico, Biden ha risposto, «… quando si tratta di Siria e lo sforzo per far cadere il presidente Bashar Assad , le politiche di quegli alleati [Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar] hanno contribuito ad armare e rafforzare gli alleati di al Qaeda e, forse, anche lo Stato islamico » 

Biden è stato costretto a chiedere scusa al presidente turco Recep Tayyip Erdogan e al principe ereditario Abu Dhabi Mohammed bin Zayed Al Nahyan per aver detto la verità. 

L’umiliazione di Biden era ovviamente diretta alle forze dello “stato profondo” all’interno della sua stessa amministrazione che hanno gettato le basi per quella che è diventata una debacle per la politica americana in Medio Oriente. L’unico errore di Biden è stato quello di aver omesso Israele e i suoi agenti d’influenza all’interno del governo degli Stati Uniti, tra cui il Consigliere della Sicurezza Nazionale Susan Rice, l’ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Samantha Power, e Anne Patterson.
Non c’è dubbio che l’alleato dei Fratelli Musulmani, Erdogan, abbia sostenuto finanziariamente e militarmente l’ ISIL per sconfiggere non solo la popolazione curda della Siria, ma anche quella dell’Iraq  In un tipico scenario mediorientale secondo il quale «il nemico del mio nemico è mio amico» la Turchia e Israele stanno aiutando l’ISIL a trasformare la Siria e l’Iraq in tanti staterelli in guerra che alla fine cadranno preda dei disegni territoriali dei Fratelli musulmani di Ankara e dell’espansionismo di Gerusalemme. 
La duplicità della Turchia e l’espansionismo di Israele hanno servito l’ennesimo tradimento ai curdi che a torto hanno creduto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i suoi predecessori appoggiassero l’indipendenza curda. I curdi in Iraq, Siria, e Turchia sono semplici pedine per i Fratelli musulmani che servono Erdogan e gli espansionisti che sostengono Netanyahu. Sono stati gli iraniani e i loro alleati sciiti iracheni che sono venuti in aiuto dei peshmerga curdi che hanno combattuto le forze dell’ISIL.
Anche i sauditi e il Qatar sono stati molto impegnati nel sostenere l’ISIL anche se sostengono di star combattendo ISIL al fianco delle forze americane.
Biden, ovviamente, è stato informato di tutto ma è stato trattenuto dal chiamare i sauditi e Qatar per il loro tradimento.
Biden ha solo affermato pubblicamente quello che il ministro dello Sviluppo tedesco Gerd Mueller ha detto il mese scorso, che alcuni Stati arabi stanno sostenendo l’ISIL.
Il sostegno segreto di Netanyahu all’ISIL ha però portato a qualche contraccolpo per gli obiettivi israeliani nella regione come, ad esempio, le notizie di contatti tra le forze speciali americane e l’unità Al Qods delle Guardie Rivoluzionarie, favoriti dai peshmerga curdi.
In sostanza, l’ascesa dell’ISIL segue il piano di Netanyahu “Clean Break: a new strategy for securing the realm”presentato nel 1996 e sponsorizzato da molti esponenti dell’establishment neo-conservatore statunitense. Il piano israeliano, che è stato adottato da funzionari dell’amministrazione Obama come Rice e Power, vede un futuro Medio Oriente, dove gli Stati nazionali arabi si dissolvono in piccoli emirati e sono facilmente dominati da un Grande Israele.
La formula, sostenuta anche da George Soros, creerà la stessa situazione avvenuta con la Jugoslavia: la creazione di nazioni più piccole che mancano di qualsiasi potere per contrastare i progetti israeliani e occidentali.
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3 Comments

  1. Mohammad Ashif Rahman
    Mohammad Ashif Rahman ottobre 08, 20:14

    strategicamente, per gli stati arabi la soluzione migliore sarebbe la creazione di una confederazione di stati arabi.Unire tutti gli arabi sotto la stessa bandiera.
    cosi non si permettera' piu' il coinvolgimento da parte dell'occidente dei affari interni;esattamente come avviene nei paesi occidentali,ove non vi è interferenza,con guerre e giochi di potere da parte dei stati arabi.
    Spero che un giorno anche tra gli stati arabi ci possa essere un:STATI UNITI D'ARABIA

  2. MOHAMMED
    MOHAMMED ottobre 08, 21:15

    strategicamente, per gli stati arabi la soluzione migliore sarebbe la creazione di una confederazione di stati arabi.Unire tutti gli arabi sotto la stessa bandiera.
    cosi non si permettera’ piu’ il coinvolgimento da parte dell’occidente dei affari interni;esattamente come avviene nei paesi occidentali,ove non vi è interferenza,con guerre e giochi di potere da parte dei stati arabi.
    Spero che un giorno anche tra gli stati arabi ci possa essere un:STATI UNITI D’ARABIA

  3. Fabio della Pergola
    Fabio della Pergola ottobre 09, 10:40

    Molto interessante la piccola, quasi inavvertibile, sfumatura di significato che attribuisce a Netanyahu, cioè all'attuale leadership di Israele, la proprietà intellettuale, cioè l'origine, del “Clean Break". che sarebbe stato poi "sponsorizzato da molti esponenti dell’establishment neo-conservatore statunitense". La realtà, come tutti sanno, è che il rapporto fu elaborato da Richard Perle, vicino ai neo-con di Bush (ma anche consigliere strategico di Gheddafi !), e "poi" proposto a Netanyahu. Quindi è idea americana, non israeliana. La cosa non è irrilevante se si pensa che il progetto di destabilizzazione del vicino oriente, iniziato con l'abbattimento di Saddam Hussein e la creazione di un vuoto politico recentemente riempito dall'Isis, non può che portare a un avvicinamento strategico, in funzione anti-isis tra USA e Iran, che non è esattamente negli interessi di Israele. Prova ne siano gli attuali balbettamenti della Casa Bianca. Né si può sostenere alla leggera che i sommovimenti delle 'primavere arabe' siano sempre e comunque finalizzati ad abbattere regimi ostili a USA-Israele (come nel caso di Asad) visto che anche Mubarak ha fatto la stessa fine e che, da queste primavere quelli che più traggono profitto (almeno a livello popolare) sono proprio le fazioni estreme dell'islamismo.

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