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Perché gli ambienti culturali sono oggi sintomo di degrado?

Perché gli ambienti culturali sono oggi sintomo di degrado?
novembre 02
09:14 2016

– di Ottavio Herbstritt

Più aumenta la disuguaglianza socio-economica, più aumenta la guerra fra poveri, più il rischio di un conflitto internazionale appare prossimo, maggiore è la dipendenza da un paese che sfrutta un continente( e non solo quello) come una colonia a suo piacimento, più i risultati saranno questi:

– i media si occuperanno sempre più di diritti superflui, sessualità e ipersessualità vissute come profondi valori libertari, nonchè censura e valorizzazione del mondo che viene grazie al “politicamente corretto.

– il mondo della “cultura” si butta e butterà anima e corpo su spettacoli od opere sui diritti delle donne, LGBT, elucubrazioni esistenziali, autoerotismo introspettivo, e qualche spruzzatina di revisitazione ed esumazione della Seconda Guerra mondiale per “non dimenticare”, magari con progetti finanziati dalla stessa UE.

– Il mondo dell’università lobotomizzerà i propri studenti all’accettazione del mondo per come è, sull’uomo sfruttato come merce, privo di un’identità territoriale per esser “mentalmente aperti”.

 

COSMOPOLITI dentro ad un esercito industriale di riserva, prima con la valorizzazione dell’immigrazione verso l’Europa, poi fra di noi. In uno scenario apocalittico dove la popolazione mondiale cresce a dismisura giorno dopo giorno.

I primi determinano le regole, i secondi ed i terzi seguono alla lettera il trend ma nonostante questo credono di esser portatori di una cultura sana, sono elitari ma si sentono alternativi, ed hanno in comune il disprezzo per la povertà. Sono il potere che si sente minoranza. Nutrono un odio profondo per tutti quelli diversi da loro, definiti ignoranti.

Sono quelli che per il nome dell'”innovazione” ed il “progresso” si sentono intoccabili, di possedere ogni verità. Ed ogni punto di vista critico diverso dai media è COMPLOTTISMO.

Io mi schiero dall’altra parte, perchè ho bisogno di sentirmi ancora vivo, di esser critico, rifiutando ideologicamente, per quanto è concesso la maggior parte delle cose che ci impongono dall’alto, consapevole di viverci dentro( perchè si può vivere l’arte del dubbio pur vivendo dentro un sistema).

Magari per questi sarò un ignorante, come tutti quelli che la pensano in modo simile al mio, ma preferisco così che diventare DIVERSAMENTE INTELLIGENTE.

Si chiama coscienza di classe, ed oggi ne avremmo bisogno come il pane, ancora di più rispetto a ieri.

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