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Leggi anti-corruzione: un problema tutto italiano

Leggi anti-corruzione: un problema tutto italiano
dicembre 16
10:16 2016

Il Gruppo di Stati contro la corruzione di Strasburgo ha stilato un rapporto in merito alla situazione di sostanziale immobilismo giuridico che contraddistinguerebbe l’Italia nell’approvazione delle norme anti-corruzione. Uno dei paesi più affetti dal fenomeno del clientelismo si ritrova così senza un’adeguata legislazione per tale materia.

– di Francesco Colaci  per L’Intellettuale Dissidente –

L’organo di controllo del Consiglio d’Europa, Group of States against Corruption,  (GRECO) parla di ben nove raccomandazioni rivolte al paese soltanto nel 2012, delle quali cinque sono state osservate parzialmente, una del tutto trascurata, mentre solo tre sono state pienamente rispettate. Si è assistito a un miglioramento nella trasparenza sul finanziamento dei partiti grazie all’introduzione di una legge sul divieto delle donazioni anonime alle forze politiche, mentre resta insoddisfatta l’accessibilità del cittadino a tali informazioni. Un’altra questione spinosa è quella della prescrizione, considerata da molti giuristi come causa d’impunità di non pochi trasgressori della legge. Complessivamente, il GRECO avrebbe tuttavia lanciato ben sedici raccomandazioni allo stato italiano ai fini dell’introduzione dei reati previsti dalla convenzione sulla corruzione: finora, otto sono state soddisfatte, sette sono state aggiornate solo per quanto concerne alcuni aspetti, dal momento che i provvedimenti legislativi necessari non sono attualmente operativi, mentre la terza raccomandazione, che prevede l’allargamento, per giudici e arbitri privati, della normativa alla corruzione internazionale.

“Negli altri paesi europei, e non solo, una volta esercitata l’azione penale la prescrizione non decorre più, ecco perché in Italia tutte le azioni penali vengono appellate. E’ uno spreco spaventoso di denaro pubblico ma assicura l’impunità”. Piercamillo Davigo, Presidente Anm

Al fine di evitare i contrattempi derivanti da una possibile crisi di governo per l’esito del referendum costituzionale, l’organo anti-corruzione ha preso atto delle informazioni delle autorità italiane in merito alle proposte di legge che il governo sta valutando all’interno di un quadro che riguardi la corruzione dei funzionari e dei giudici stranieri, e per penalizzare la corruzione attiva e passiva di eventuali arbitri stranieri. Sono stati inoltre considerati i progressi nella penalizzazione della corruzione del settore privato, mediante un decreto che il governo approverà il 16 dicembre, e la proposta governativa per quanto concerne una nuova legge sui tempi di prescrizione, tra l’altro presente nel disegno di legge che giace in Senato da mesi: ciò a causa dei rinvii continui del voto dovuti alla resistenza dell’area di centro della maggioranza, restia all’idea di un allungamento del tempo di estinzione del reato.

Il Gruppo di Stati contro la corruzione critica il rallentamento dell’iter legislativo inerente alla prescrizione, per due ragioni fondamentali. Innanzitutto, l’aumento delle pene per clientelismo (legge 69 del 2015) comporterebbe un parallelo aumento dei tempi della stessa prescrizione e, in secondo luogo, l’ “arenamento” del ddl penale in Senato in seguito all’approvazione alla Camera, la quale risale al mese di marzo 2015. Dal 2009 il GRECO richiede questa riforma, elogia le iniziative di legge, ma nello stesso tempo sottolinea il fatto che nessuna di esse sia stata approvata e applicata.

Il problema delle leggi sulla corruzione riguarda molto da vicino l’Italia, la quale presenta dei problemi strutturali per quanto concerne la gestione ed efficienza nell’amministrazione pubblica all’insegna di un’auspicata correttezza morale. Mafia Capitale più di recente, Tangentopoli, e altri drammatici episodi della storia giudiziaria della repubblica italiana, richiedono una strategia di contrasto più aggiornata, una giustizia più all’avanguardia nei metodi processuali. Le pratiche diffuse di opposizione parlamentare lasciano trapelare un mal celato desiderio di una fossilizzazione dello status di cose giuridico, oltre che un’eventuale responsabilità penale di molti deputati, che riescono a raggiungere quel meraviglioso mondo chiamato impunità.

L’attuale governo, come del resto l’Europa, attribuiscono al recente esito del referendum costituzionale la responsabilità del rallentamento dei lavori legislativi per la riduzione della prescrizione. Si tratta di una menzogna, dal momento che lo stesso presidente del Consiglio ha optato per la scelta dimissionaria in caso di bocciatura della nuova riforma della Costituzione, dunque seminando egli stesso i presupposti per un’eventuale crisi di governo. Al di là dei catastrofismi, il presidente della Repubblica non ha esitato a nominare un nuovo successore della dinastia renziana e liberista: Paolo Gentiloni.

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