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Moriremo di rabbia scrivendo al computer

Moriremo di rabbia scrivendo al computer
gennaio 30
14:10 2017

– di Sergio Di Benedetto –

Anche i credenti sono diventati troppe volte “cristiani da combattimento virtuale” contro gli altri; se poi sono fratelli nella fede, tanto meglio

Il giorno funesto in cui la valanga si è abbattuta sull’albergo di Rigopiano, per cercare di capire di cosa si trattava e vedere come era quell’ambiente prima della tragedia, sono andato a vedere la pagina facebook dell’hotel. Ebbene, nelle ore in cui i soccorritori scavavano nei detriti, gli utenti litigavano sul web, insultandosi, se fosse meglio salvare prima le persone o i cani. Nella stessa giornata, un noto giornale nazionale pubblicava immagini di un’azienda agricola in difficoltà per la neve: sulla pagina facebook della stessa ferocissime polemiche su chi avrebbe dovuto fare cosa e quando.

Due esempi, tra mille: basta navigare in una pagina facebook, un sito, un blog (Vino Nuovo talvolta non fa eccezione) per incontrare un’aggressività senza più freni. Non è un tema nuovo: se ne parla da tempo. Ciò che mi stupisce è vedere come questa violenza verbale, che non solo non rispetta delle basilari norme di buona educazione, ma spesso non si ferma nemmeno davanti al dolore, sia diventata appannaggio (non esclusivo) di coloro che si chiamano ‘cristiani’. Ma chi si ispira a un Dio di pace, misericordia e amore, un Dio che pronuncia il Discorso della Montagna e muore sulla croce, perdonando, può fare dell’aggressività uno stile nel vasto mondo della rete? Si dirà che Internet è specchio del mondo: tanta violenza c’è nelle strade, tanta nel web. Non sono d’accordo: il tasso di prepotenza è maggiore: persone che nella vita reale non scaricherebbero mai dosi così massicce di rabbia sul prossimo, dietro uno schermo di computer lo fanno, magari sentendosi giustificati perché combattono per la verità contro il nemico. Se si usasse tanta energia per migliorare se stessi, quanto più vivibili sarebbero le nostre città…

Mi chiedo però come reagire a tutto ciò. O meglio: come evangelizzare il web, quel luogo virtuale in cui quasi tutti passano porzioni di tempo? Come evangelizzare chi si crede già evangelizzato? Si può portare la “buona novella”, se la penna o la tastiera sono intinte nell’odio? Questa è controtestimonianza.

E mi chiedo anche: come rispondere all’aggressività? Ignorando, provando a dialogare, sopportando, ‘bannando’ i molesti? Il Vangelo ci chiede di “porgere l’altra guancia” … ma anche la legittima difesa è ammessa… Onestamente non saprei trovare una risposta.

Soprattutto: come siamo arrivati a questo punto, per cui digitare equivale troppo spesso a battagliare senza pietà? Frustrazione e rabbia sono compagne, ma possiamo ancora usare la ragione per tenerle a bada. Tutti, di tutti i colori politici, gli schieramenti ideologici, le sensibilità religiose spesso abdichiamo alla ragione dando libero sfogo alla bile. Oggi i credenti sono diventati troppe volte “cristiani da combattimento virtuale” contro gli altri; se poi sono fratelli nella fede, tanto meglio.

C’è però un moto di speranza: se guardiamo l’età di coloro che si insultano senza limite in rete, si scoprirà che sono quasi sempre adulti. Certo, c’è il fenomeno adolescenziale del bullismo in rete, ed è grave. Ma riguarda fortunatamente percentuali basse; vuoi perché facebook è già archeologia per chi ha meno di 20 anni, vuoi per altri motivi, di fatto l’aggressività in Internet è per la maggior parte patrimonio degli adulti.

Ecco, tra tanti progetti e piani per portare il Vangelo ai giovani, forse almeno in questo potremmo farci loro discepoli: ne risulteremmo evangelizzati nel nostro comportamento da naviganti e forse non moriremo di rabbia digitando al computer.

Fonte: Vino Nuovo

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Pubblicato da

Massimiliano Di Benedetto

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