4 mamme esperte su come dire più spesso “No” ai bambini

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  • di Elizabeth Pardi
Con un po’ di creatività, potete trovare modi alternativi per indirizzarli verso comportamenti sani e accettabili

Uno studio condotto una volta presso l’Università della California di Los Angeles (UCLA) ha concluso che al bambino medio viene detto “No” quasi 400 volte la giorno. Sembra eccessivo fin quando non considerate che i genitori tendono a ripetere la parola due, tre o più volte quando si tratta di comportamenti negativi o richieste inattendibili. Non serve un altro studio per determinare che essere soggetti a questa quantità di dinieghi probabilmente non fa alcun favore ai piccoli.

I bambini hanno sicuramente bisogno di indicazioni e protezione, ed è compito nostro guidarli e assicurarci che siano al sicuro. Usare semplicemente la parola “No” a destra e a manca è però un modo inefficace di raggiungere questi obiettivi. Secondo Parents.com, gli esperti affermano che non solo questo “desensibilizza un bambino nei confronti del significato della parola”, ma può avere anche un effetto negativo duraturo sulla sua psicologia, generando risentimento e ribellione.

Per scoprire modi alternativi per evitare che mio figlio di due anni assuma comportamenti negativi, ho cercato i consigli di quattro mamme esperte, tra cui una pediatra e una madre di dieci figli. Ecco quello che hanno da dire queste donne intelligenti:

Mettete via le cose veramente pericolose e permettete loro di esplorare

Quando si tratta di parlare di bambini, ci sono poche persone più qualificate della dottoressa Jana. Madre, pediatra, educatrice, comunicatrice sanitaria e autrice di vari libri, tra cui The Toddler Brain, conosce i bambini meglio della maggior parte di noi.

La dottoressa Jana raccomanda un cambiamento di prospettiva. “Aiuta pensare che toccare e afferrare le cose e più in generale ‘mettere mano dappertutto’ è il lavoro del bambino, visto che è un’età di esplorazione combinata con una nuova mobilità”, afferma. In altre parole, dobbiamo tenere a mente che i nostri bambini sono programmati per raccogliere informazioni con i loro sensi. È il loro modo per imparare il mondo e come viverci, e quindi quando prendono una statuetta di vetro o si mettono in bocca delle cose sporche non è perché sono intenzionalmente ribelli, ma perché il loro cervello sta dicendo ‘Impariamo questa cosa’”.

“L’obiettivo diventa cercare di creare un ambiente sicuro in cui il piccolo possono vagare ed esplorare il più liberamente possibile senza essere a rischio”, afferma la dottoressa Jana. Meno opportunità ha un bambino di fare monellerie pericolose, meno spesso sarà necessario dire ‘No’. Questo si può ottenere mettendo a prova di bambino alcune zone della casa, fornendo vari giochi esplorativi e ricordando il detto ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’. Spesso è più facile tenere lontane dallo sguardo le tentazioni, visto che è prevedibile che i bambini che vedono caramelle/giochi/cose che piacciono loro ma che non possono avere le vorranno comunque”, sostiene la dottoressa.

E allora ricordate di considerare il vostro bambino appunto un bambino. È nuovo in questo mondo grande e complesso, e il suo cervello è pieno di curiosità e impulsività. Gridargli continuamente “No” è uno sforzo inutile di soffocare le sue tendenze naturali.

Risparmiate il “No” a meno che non sia assolutamente necessario

Blogger carismatica su mamaneedscoffee.com, Jenny Uebbing attinge alla sua esperienza di moglie, madre e laureata in Psicologia e Teologia per creare post umoristici ma anche profondi su qualsiasi argomento, dalla maternità alla politica. Visto che ha quattro bambini, sapevo che avrebbe avuto qualcosa di saggio (e probabilmente divertente) da dire sui troppo “No”.

“Penso che in un dato giorno abbiamo una quantità finita di interazioni negative ‘efficaci’, e quindi tendo a conservarle per cose davvero importanti, come le questioni relative alla sicurezza”, ha detto.

“Risparmiate il ‘No’ per cose importanti come correre per strada, picchiare la sorella o uscire dal letto al momento del riposino”, consiglia la Uebbing. In questo modo avrà un significato maggiore. Se a vostro figlio viene detto “No” tutto il giorno ogni giorno, probabilmente non capirà che “No, non infilare la forchetta nella presa elettrica” è più importante di “No, non pulirti il naso col lenzuolo”.

Emendare il nostro vocabolario per includere meno “No” e più espressioni positive può fare un’enorme differenza. “Cerco di dire ‘Sì’ se è fattibile”, ha indicato la Uelling dopo aver spiegato che ha un bambino di due anni “che fa impallidire i tre fratelli più grandi a livello di marachelle”. La sua risposta? Istintivamente fa quello che suggerisce la dottoressa Jana ed evita circostanze in cui dovrebbe opporsi al suo comportamento.

La cosa più intelligente che possiamo fare con il “No” è riservarlo ai casi in cui è assolutamente vitale, altrimenti perde il suo significato.

Empatizzate, e trasformate una cosa negativa in una positiva

Terapeuta, autrice, oratrice, esperta di genitorialità e ovviamente mamma, Brenna Hicks, nota anche come “The kid counselor” e la cui esperienza l’ha fatta apparire in molti media, ha un blog su thekidcounselor.com su tutto ciò che è collegato ai bambini.

“Una dichiarazione negativa può trasformarsi facilmente in positiva con poche modifiche”, dice la Hicks. “Non correre!” può diventare “Cammina, per favore!”; “Non picchiare!” può essere sostituito da “Usiamo le mani in modo gentile!” Il primo istinto di un genitore quando si trova davanti a un comportamento indesiderato è spesso condannarlo, ed è allora che inizia la sfilza dei “No”. Si può invece proporre il comportamento alternativo desiderato, evitando completamente la negatività.

La Hicks sottolinea anche il valore di fornire una spiegazione appropriata all’età del perché una certa condotta non può continuare. Condannare semplicemente l’azione non serve a molto per un bambino, mentre aiutarlo a capire il motivo dietro il “No” può evitare confusione e rabbia.

Visto che queste emozioni giocano un ruolo importante nello sviluppo dei bambini, Brenna suggerisce anche di capire che non andare loro incontro influisce sui piccoli. “È importante riflettere su ciò che prova il bambino quando si sente dire un ‘No’”, ha affermato. Anziché essere frustrati o punire la loro reazione delusa, possiamo mostrare empatia, dicendo ad esempio “So che non volevi sederti sul tuo seggiolino e vedo che sei arrabbiato per questo”.

Scegliete l’alternativa positiva al “No” e fornite una spiegazione quando è possibile, per trasformare la disciplina in un momento educativo e ampliare la comprensione del bambino. E ovviamente sviluppate l’empatia. Riconoscete le emozioni dei bambini e permettete loro di provarle.

“Genitore per distrazione”

Non si possono non cercare consigli sulla genitorialità dalla mamma di dieci figli, non è vero?

Alicia Hernon e il marito Mike hanno figli che vanno dai 5 ai 22 anni e ospitano uno splendido podcast sulla genitorialità, Messy Parenting.

La Hernon affronta qualcosa che i genitori di bambini piccoli sanno fin troppo bene: la temibile battaglia delle volontà. Anziché restare decisi a esercitare l’autorità pronunciando secchi “No”, Alicia suggerisce di usare una strategia che il marito definisce “genitorialità per distrazione”. “Non è gettare la spugna e impuntarsi, ma cambiare argomento”. Troppo spesso gridiamo ai bambini, ma non otteniamo altro che aumentare la tensione e prolungare i capricci. A volte la risposta più intelligente è accantonare il conflitto e passare a qualcos’altro.

La Hernon raccomanda anche di pensare a ciò che vuole il bambino. A volte il comportamento sbagliato è solo un tentativo errato di ottenere qualcosa che è del tutto appropriato. Ad esempio, ha ricordato una volta in cui era a una partita di calcio e un bambino continuava a correre sul campo. Sua madre lo seguiva e gridava “No!”, ma non otteneva altro che farlo tornare in campo. Alla fine il papà del bambino ha capito che il figlio stava solo rincorrendo la palla. “Allora quel papà ha preso una palla da calcio e ha iniziato a giocare con il figlio fuori dal campo”, ha ricordato Alicia. “Perfetto”. Determinare i veri desideri dei nostri figli può essere più impegnativo che dir loro semplicemente “No”, ma vale la pena di farlo se significa un bambino felice anziché un capriccio.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia