Provenzano sottoposto a trattamenti ‘inumani’, Strasburgo condanna l’Italia

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41 bis a Provenzano: Strasburgo condanna l’Italia – di Francesco Volpi, da In Terris

Per i giudici europei l’ex boss fu sottoposto a trattamenti “inumani e degradanti”.

Essere stato uno dei più grandi boss di sempre della mafia, l’aver ordinato centinaia di omicidi, aver colpito uno Stato al cuore, non giustifica un trattamento “inumano” nei suoi confronti.

La decisione. La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo colpisce uno dei capisaldi della lotta alle organizzazioni criminali: il 41 bis.

Lo fa riconoscendo che il regime di privazione, previsto dalla storica disposizione delle legge sull’ordinamento penitenziario italiano, cui venne sottoposto dopo la cattura l’ex capo dei Corleonesi Bernardo Provenzano (morto il 23 marzo 2016) fu disumano e degradante.

Non la reclusione attenzione (su cui i giudici europei non hanno sollevato obiezioni) ma quella serie di limitazioni connesse al regime di “carcere duro” adottate nei confronti di un ultra ottantenne gravemente malato.

L’anziano boss aveva lamentato cure mediche inadeguate e la continuazione dello speciale regime detentivo, considerandole lesive dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il quale prevede che “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o a trattamenti inumani o degradanti”.

41 bis e Provenzano

Introdotto con la legge Gozzini del 1986 all’interno dell’ordinamento penitenziario (adottato nel 1975), il 41 bis persegue l’obiettivo di evitare che ex esponenti di spicco dei clan criminali potessero continuare a svolgere dal carcere la propria attività.

Prima della sua adozione non erano rari, infatti, episodi di traffici diretti e persino di omicidi ordinati dalle patrie galere, sfruttando il clima di reverenza degli altri detenuti (spesso affiliati alle stesse cosche) e l’eccessivo permissivismo di alcune guardie carcerarie.

Il 41 bis, di fatto, pone il detenuto in una condizione di isolamento perpetuo, ostacolando le sue comunicazioni con le organizzazioni criminali operanti all’esterno, i contatti tra appartenenti allo stesso clan all’interno del carcere e i contatti tra gli appartenenti a diverse organizzazioni criminali, così da evitare il verificarsi di delitti e garantire la sicurezza e l’ordine pubblico anche fuori dalle carceri.

Sentenze. Per la sua natura l’articolo è stato oggetto di diversi interventi da parte della Corte Costituzionale e della stessa Strasburgo che, pur intervenendo su singoli aspetti, non ne hanno mai messo in discussione la legittimità.

L’ultima pronuncia della Consulta è del 2013, quando sono state dichiarata illegittime le limitazioni in materia di colloqui con l’avvocato difensore. Fonte: interris

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