A 19 ANNI AIUTA I BIMBI MALATI: “I MIEI COETANEI SPRECANO LA LORO VITA”

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  • di Loredana Suma

Una scelta controcorrente si può fare a 19 anni. Una ragazza come tante altre, con un progetto da realizzare e tanto amore per i bambini. Eleonora è una studentessa di Biotecnologie, ma è anche volontaria Abio (Associazione per il Bambino In Ospedale) presente in tanti nosocomi italiani. Una realtà che, per sua stessa definizione, significa tante cose: è il sorriso portato dove c’è la malattia, è il colore che arriva in un ambiente che può fare paura, significa essere vicino ai genitori, ai bimbi, agli adolescenti in un momento così difficile. Eleonora ci racconta la sua storia: cambiare si può e allarga il cuore.

Eleonora tu hai 19 anni, da quanto sei volontaria Abio?
“Faccio parte del gruppo di volontariato da quasi un anno. Quando sono entrata ero la più giovane del gruppo, ho dovuto fare una selezione affinché fossi presa. Mi dedico all’attività una volta a settimana, anche se spesso mi risulta difficile per via dello studio”.

Quando è nata questa idea?
“L’idea di fare volontariato è sempre stata dentro di me. Fin da quando ero piccola, ho sempre espresso il desiderio di rendere in qualche modo felici gli altri, ho solo aspettato di diventare maggiorenne, avevo un’idea ben precisa: stare con i bambini. Così appena ho compiuto gli anni mi sono informata e ho trovato quest’associazione, che mi è sembrata la più consona alle mie aspirazioni”.

Cosa vuole dire per te fare la volontaria?
“Significa dedicarsi agli altri, dare se stessi, rendere felice qualcuno, strappargli un sorriso. Io frequento il reparto di pediatria, il nostro compito principalmente è quello di stare nella sala giochi, quindi capita spesso che i bambini stiano con i propri genitori e a volte risulta difficile farli staccare da loro, quasi avessero paura, la vera vittoria la raggiungi quando riesci ad ottenere completamente la loro fiducia, li vedi ridere, stare bene e vedi rasserenati i anche i genitori, per un momento sembra quasi dimentichino dove si trovano. Fare il volontario significa condividere se stessi con gli altri”.

Come concili i tuoi studi con questa attività?
“Come la maggior parte dei ragazzi della mia età studio e infatti spesso mi risulta difficile riuscire conciliare l’università con questa attività. Cerco di farlo il più possibile, organizzo la mia settimana sapendo che il lunedì mattina ho tre ore da dedicare ai bambini, ed è una cosa che mi rende felice, anche se sono comunque obbligata a rinunciare, in particolare quando devo sostenere un esame”.

Come affronti i piccoli pazienti?
“È difficile spiegare come mi comporto con loro, mi viene tutto così naturale! Sono me stessa, cerco di farli stare bene, di farli divertire, ci parlo. Ci sono i più timidi e quelli che lo sono meno, a seconda di chi trovo cerco di modellare il mio approccio, a volte mi è capitato di non riuscire a coinvolgere qualcuno nelle attività che svolgiamo, ma anche quella è una vittoria per noi, perché il bambino quando sta lì può decidere se giocare, disegnare o non fare niente e se vuole stare per conto suo rispettiamo tranquillamente la sua decisione, pensando che in quel momento sia l’unica cosa che davvero può decidere da se”.

Rispetto ai tuoi coetanei ti senti diversa?
“No, anzi, mi sento arricchita. Dopo aver fatto il turno sono carica di energia positiva, sento di aver fatto del bene e di averlo ricevuto”.

Che cambiamenti ha portato nella tua vita?
Sicuramente come tutto quello che si fa nella vita è un’esperienza che fa crescere, riflettere, perché ti mette a contatto con una realtà che normalmente si ignora. Mi ha fatto scoprire capacità di me stessa che non conoscevo. In quei momenti ti metti in gioco, cerchi di dare il meglio di te stessa. Mi sono ritrovata a costruire oggetti e fare disegni che mai avrei potuto immaginare di fare”.

L’esperienza più significativa?
“Finora non posso dire di averne avuta una in particolare. Mi rendo conto che ogni piccolo paziente è speciale. Ricordiamo che si tratta di bambini malati che provano il dolore e non sanno di cosa si tratta. È significativo semplicemente pensare che soffrono e non puoi spiegarglielo. Questo è veramente difficile”.

Che messaggio ti piacerebbe lanciare ai ragazzi che “buttano” via il loro tempo
“Che il tempo è prezioso, che si può fare tutto ciò che si vuole, ma quando vedi una realtà diversa cambia tutto. Probabilmente chi spreca la propria esistenza con cose inutili dovrebbe entrare in un ospedale pediatrico e rendersi conto che la vita vale molto”.

Fonte: interris