A Betlemme, grazie ai salesiani, cristiani e musulmani sono “fratelli”

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  • di Gelsomino Del Guercio

Da un forno e un orfanotrofio nasce una storia di convivenza religiosa che è d’esempio per tutti

Un forno, un orfanotrofio, e i salesiani. Sono loro i tre protagonisti di una storia di amicizia tra cristiani e musulmani che sboccia in uno dei luoghi più instabili al mondo: la Palestina. Ed in particolare la città di Betlemme, “patria” di Gesù Cristo.

E’ qui che dalla seconda metà dell’ ‘800 si verifica un piccolo “miracolo” che non tutti conoscono. Grazie all’opera degli eredi di San Giovanni Bosco, cristiani e musulmani lavorano insieme e stringono amicizie. Nessuna tensione, nessuno scontro, ma solo tanto rispetto e fratellanza reciproca.

Come è nato questo piccolo “miracolo”? Grazie all’impegno di don Antonio Belloni, sacerdote ligure, che nel corso dell’ ‘800 parte in missione alla volta della Terra Santa.

L’OK DI DON BOSCO

Come spiega Vatican Insider (28 agosto), a Betlemme don Antonio inaugura un grande orfanotrofio, in cui i bambini iniziano a vivere e studiare, e un forno per garantire il sostentamento dell’opera. Passano gli anni e, desiderando assicurare continuità alla propria congregazione, il sacerdote comincia a coltivare il desiderio di unirsi ai salesiani. Manifesta il proposito all’amico don Bosco, che acconsente. Nel 1891 i primi salesiani giungono in Terra Santa e si mettono al lavoro insieme a don Belloni.

DALL’ORFANOTROFIO ALLA SCUOLA

Nel solco di Belloni, i salesiani oggi hanno ampliato le attività. L’orfanotrofio, che non ha più studenti interni, è una scuola professionale: 150 ragazzi dai 15 ai 18 anni seguono i corsi triennali mentre 160 dai 18 ai 30 anni frequentano quelli rapidi, della durata di un anno. È stato aperto un grande oratorio al quale si sono poi aggiunti un museo del presepio e un centro artistico per la produzione di manufatti in madreperla, ulivo e ceramica realizzati secondo la tradizione locale.

IL PANIFICIO E L’INTIFADA

Il panificio – che ha sostenuto per lungo tempo i ragazzi dell’orfanotrofio e poi gli studenti della scuola – è diventato un punto di riferimento per l’intera popolazione a partire dalla seconda Intifada, quando nel 2002 Betlemme visse giorni durissimi.

Racconta padre Piergiorgio Gianazza, vice-provinciale dell’ispettoria salesiana del Medio Oriente (che comprende 6 nazioni): «Il nostro forno riuscì ad assicurare il pane a tutti, anche gratuitamente; ricordo che si lavorava ininterrottamente giorno e notte. Da allora gran parte della cittadinanza fa la spesa qui e 120 famiglie bisognose della città (di cui ci prendiamo cura) ricevono i nostri prodotti a un prezzo mensile simbolico. Sono lieto che a Betlemme, il cui significato in ebraico è “casa del pane”, vi sia un forno che dà nutrimento alla popolazione e aiuto alle persone più vulnerabili contribuendo a sostenere i legami fra cristiani e musulmani».

“CRISTIANI E MUSULMANI LAVORANO INSIEME”

Oggi la scuola professionale, così come il forno e le altre attività dei salesiani, sono frequentate da tutte le religioni e lo stare insieme pacifico è il principio che sorregge l’incontro tra cristiani e musulmani.

«Qui a Betlemme – evidenzia padre Piergiorgio – dove i cristiani costituiscono il 33% della popolazione (sono circa 12.000 persone), le nostre opere sono frequentate da giovani cristiani e musulmani (in maggioranza) e vi lavorano persone di entrambe le religioni. La convivenza è sempre stata buona e sono nati anche rapporti di sincera amicizia».

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LA DECISIONE DI ARAFAT

Betlemme è un’isola felice. «Non si sono mai verificati scontri fra le due comunità né atti di fanatismo. Arafat stabilì che in otto cittadine palestinesi – fra le quali Betlemme – fosse sempre eletto un sindaco cristiano: questa decisione ha indubbiamente favorito rapporti normali fra le due comunità. Anche il continuo afflusso di pellegrini cristiani, che sostengono l’economia locale, e le molte opere educative, sociali, sanitarie edificate dai cristiani a beneficio della popolazione contribuiscono a mantenere il clima disteso».

UNA RIVISTA INTERRELIGIOSA

«Sono stati inoltre avviati progetti interessanti – conclude il salesiano – per rafforzare i legami e promuovere la comprensione reciproca: alcuni intellettuali cristiani e musulmani, ad esempio, hanno dato vita a un gruppo che pubblica una rivista, Al liqà (L’incontro), nella quale ogni argomento è affrontato in modo approfondito dai due punti di vista: è una iniziativa lodevole, alla quale anch’io ho partecipato con alcuni scritti».

fonte: Aleteia