Affari di famiglia

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  • di Flaminia Camilletti

Appare sempre più palese quanto Maria Elena Boschi sia il vero promoter delle banche, a partire da quella paterna.

Le banche, il petrolio, i poteri forti sono tutti ben rappresentati e tutelati nelle mani del giovane sottosegretario intoccabile. E la situazione è diventata talmente ridicola, da rendere necessaria la citazione di una sempre attuale dichiarazione di Renato Brunetta, valida anche per l’esecutivo Gentiloni: “Nel governo Renzi non si muove foglia che la Boschi non voglia”.

I giornali all’unanimità descrivono la Boschi come l’anima dell’operazione nella storia della mozione Pd anti-Visco, accanto al segretario Matteo Renzi. Il premier è venuto a conoscenza «casualmente» del blitz organizzato dal segretario del Pd, — come ha spiegato a Mattarella —, ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio sapeva già del testo. Alcune indiscrezioni rivelano che avrebbe addirittura avallato la prima versione della mozione, dove si chiedeva esplicitamente un segno di «discontinuità» a Bankitalia, cioè le dimissioni di Visco. Quindi i problemi sono due: il primo è che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, è stato scavalcato. Il secondo, anche più importante, è che Paolo Gentiloni non è stato avvisato.

Nonostante la palese mancanza, l’inquilino di Palazzo Chigi è costretto a piegarsi alla linea del segretario del Pd. E come rivela Massimiliano Scafi su il Giornale, dopo essersi sfogato con il Quirinale, dopo aver fatto trapelare la sua rabbia per il «tradimento» della Boschi, adesso è costretto addirittura a coprirla: «piena fiducia» a Maria Elena e nessun conflitto tra lei e Gentiloni, «anche mercoledì sera hanno lavorato insieme alla legge di bilancio». Quanto alla conferma del governatore, «la scelta sarà basata sulle prerogative attribuite dalla legge ed ispirate esclusivamente al criterio di salvaguardia dell’autonomia dell’Istituto». In sostanza, nessun rancore, decide MEB e tutti muti. Nella bagarre, il più divertente è Renzi, che usa la demagogia al contrario“Non so se sono poteri forti, però tra stare coi cittadini o coi banchieri non ho dubbi” riferendosi a chi difende la poltrona di Ignazio Visco. Renzi paladino dei cittadini contro le banche, certo, non si può proprio sentire.

Il conflitto di interessi e il legame di Maria Elena con le banche ormai è storia antica. Dopo lo scandalo di Banca Etruria, nel maggio scorso Ferruccio de Bortoli ha raccontato nel suo libro di come la Boschi avesse fatto pressioni sull’allora ad di Unicredit Ghizzoni perché si interessasse delle sorti della popolare aretina. Dopo appena cinque mesi, si infila nella mozione che chiederà la testa di Ignazio Visco, e lo fa nel momento in cui la neonata Commissione di inchiesta parlamentare sulle banche si appresta a cominciare il suo lavoro.

Per non sbagliare, in ogni caso, la Commissione è presidiata dall’amico ed ex collega del sottosegretario, Francesco Bonifazi e da un presidente, Pier Ferdinando Casini, che inspiegabilmente ha deciso di iniziare dalle banche venete, postponendo il caso Etruria. Se poi le elezioni che a breve avranno luogo, dovessero interrompere le indagini, pazienza. Per l’ennesima volta la femme fatale del Nazzareno cadrà sempre in piedi.

fonte: lintellettualedissidente