Afterimage: l’esperimento che dimostra che il nostro cervello percepisce più di ciò che ci appare

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Un interessante esperimento visivo

Una delle principali obiezioni sollevate più spesso a riguardo dei backmasking rovesciati è quella secondo cui il nostro cervello non sarebbe in grado di decodificare parole o frasi ascoltate al contrario. Una prima risposta a questa difficoltà viene dal funzionamento dell’occhio umano. É un fatto certo che il nostro occhio invia alla retina qualsiasi immagine che percepisce – tramite la cornea, la pupilla, l’iride e il cristallino – proiettandola a rovescio sulla retina.

Solo in un secondo tempo, il nostro cervello provvede a raddrizzare l’immagine percepita tramite il nervo ottico presentandocela così com’è realmente. Dunque, il nostro cervello compie già operazioni molto simili a quella del cosiddetto mirror reading («lettura speculare»). L’esperimento che andiamo a presentarvi andrà a rafforzare questa convinzione. Sotto potete vedere un immagine con uno spazio bianco a fianco. Si tratta di un negativo fotografico di un ritratto femminile. Ecco cosa dovrete fare:

Fissate il puntino rosso sul naso della figura per almeno quindici secondi. Più tempo si rimane sull’immagine, più il risultato finale sarà sorprendente;

Terminato il tempo, spostate subito il vostro sguardo sul riquadro bianco a lato del negativo;
Chiudete riaprite gli occhi velocemente per migliorarne la percezione.

Sicuramente, quando avete spostato gli occhi dal negativo fotografico allo spazio bianco avrete visto qualcosa del genere…

L’immagine in negativo è stata inviata alla retina dov’è rimasta fissa per un certo tempo prima di svanire. Portando gli occhi su di uno spazio bianco, il cervello è stato in grado non solo di ribaltare l’immagine (cosa che fa abitualmente), ma anche di vedere l’originale del ritratto in positivo (un primo piano dell’attrice statunitense Kirsten Dunst). Come abbiamo già detto, più il tempo di esposizione aumenta e più l’immagine persiste alla vista, e a volte la si può continuare a vedere anche quando si sposta lo sguardo altrove. Questa particolare illusione ottica viene chiamata afterimage.


In definitiva, questo semplice esperimento accessibile a tutti prova che il nostro cervello è in grado di percepire anche il contrario di un negativo fotografico (un positivo), riportando al loro posto i colori originali, un altro elemento che va a consolidare l’idea secondo cui la nostra mente sarebbe in grado di decodificare anche i backmasking rovesciati.
Fonte: Centro San Giorgio