Con Aldo Moro morì una Repubblica, Mani Pulite arrivò dopo

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Con Aldo Moro morì una Repubblica – di Giorgio Maruotti

A quarant’anni dalla scomparsa è tempo di bilanci, senza pessimismi formali.

Pochi hanno avuto il coraggio di dire con chiarezza che la Prima Repubblica terminò con quel corpo ritrovato il 9 Maggio 1978 in via Caetani, più o meno nelle vicinanze della sede centrale dei due partiti in causa nel celebre compromesso storico di cui Aldo Moro era la sponda principale all’interno della Democrazia Cristiana.

Quando Mani Pulite arrivò la Prima Repubblica era già stata seppellita e il Pool si ritrovò soltanto un opulento simulacro tra le mani, che volò via al primo soffio.

Aldo Moro non fu soltanto il principale sostenitore del discusso compromesso, ma anche uno dei più importanti Ministri degli Esteri della Storia Repubblicana, ed ebbe una peso rilevante anche sui Servizi Segreti.

Fu lui il creatore del poco ricordato Lodo Moro, con il quale l’Italia si impegnò segretamente a garantire l’impunità ai terroristi palestinesi, in cambio del loro impegno a non colpire in Italia. Non trascurò affatto la Realpolitik, né una certa visione della politica che tuttavia non mancò di rimproverare nelle sue lettere durante la prigionia a Giulio Andreotti. Fu anche un accanito conservatore.

Io se fossi Dio /…ci avrei anche il coraggio / di andare dritto in galera / ma vorrei dire che Aldo Moro / resta quel faccia che era

tuonava Giorgio Gaber nell’apocalittica Io se fossi Dio, scritta a quattro mani con Luporini, rinfacciando a più riprese nel testo il conservatorismo del politico democristiano.

Cosa possiamo dire, con sincerità, a quarant’anni dalla sua scomparsa? Badiamo a dare un giudizio politico, e non giudiziario, come si fa spesso, confondendo le carte. Chiediamoci, con coraggio: cosa morì davvero con il ritrovamento di quella Renault rossa? Senza dubbio perì qualunque formale innocenza delle Istituzioni, e questo al di là delle tesi sconvolgenti sostenute da Ferdinando Imposimato, per il quale Andreotti e Cossiga seppero il luogo della detenzione di Moro e di proposito non intervenirono.

Morì la possibilità di qualunque moderna alternanza democratica, dimostrando reiteratamente l’incapacità del Paese ad avvicinarsi ai requisiti di una democrazia liberale. Perì la fiducia del medesimo Stato nella propria capacità decisionale e sanamente coercitiva, annegata tra blocchi di poteri più o meno occulti e travolgenti, con il ruolo di mediatore o peggio, di spettatore.

La situazione sembra traslabile nella contemporaneità, eppure non c’è Moro ma Di Maio, non Almirante ma Salvini, non Berlinguer ma Renzi. I paragoni sono impietosi, caricaturali: perì anche un tipo di cultura politica, con tutti i suoi vizi e virtù.

Oggi rimangono i cocci. Il medesimo giorno fu ritrovato il cadavere di Peppino Impastato. Una storia diversa, un’anima senza ombre e genuinamente rivoluzionaria. Ad essa dobbiamo dedicare tutto il coraggio di cui siamo capaci, lottando senza timore su qualunque maceria, sia essa politica, morale o culturale. Buon quarantennale.

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE