Burioni criticato ( giustamente ) a Modena

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Grazie, Roberto!

Ieri sera la BPER, banca modenese di origine ottocentesca, con la generosità e la lungimiranza che chiunque le riconosce ha regalato a diverse centinaia di convenuti al forum intitolato al ragionier Monzani un tardo pomeriggio indimenticabile. TV, fotografi e giornalisti giustamente indaffaratissimi: l’informazione prima di tutto.

L’attesa era tanta: sul palco si sarebbe materializzato l’accademico Burioni Roberto da Pesaro (https://codacons.it/podcast/fiorello-imita-burioni/), luminare di un’università privata nata per volere di un ecclesiastico ingiustamente pluricondannato dai tribunali terreni ma della cui sorte celeste tutto s’ignora, per presentare, come si diceva nei vecchi spettacoli di burattini, “al colto pubblico e all’inclita guarnigione” la sua ultima fatica letteraria dal titolo autobiografico “La Congiura dei Somari”.

Ad attenerlo fuori del locale c’era una piccola folla di persone che, in difesa del nobile equino menzionato nel titolo del libro, distribuivano volantini riportanti l’opinione “Meglio somari che Burioni”, e su questo drappello di facinorosi, pericolosissimi energumeni padri e madri di famiglia, era al controllo la Polizia di Stato.

Sulla porta e all’interno del locale vegliavano, invece, manipoli di guardie del corpo che si sarebbero poi rivelate essenziali per la riuscita dello spettacolo.

Con qualche minuto di ritardo come si addice ad una star e dopo essere stato dovutamente introdotto da un presentatore, accolto da un lungo applauso e dalle tachicardie del pubblico, ecco Burioni Roberto da Pesaro in persona che, sfoderando il sorriso intelligente che l’ha reso popolare ancor più delle sue siringhe, l’accademico ha dato subito inizio alla tanto attesa presentazione.

Burioni Roberto parla. Passano i minuti. Pendiamo tutti dalle sue labbra. Il pubblico si aggrappa alla convinzione che il Manuale delle Giovani Marmotte, la terra rotonda, l’eliocentrismo del sistema solare e l’inchiostro simpatico della cui essenza il Faro pare conoscere ogni risvolto siano solo l’ouverture per una sinfonia grandiosa di scienza che atterri i somari e i dottoracci in malafede.

Le marmotte, la terra tonda… La terra tonda… Due più due fa quattro… I minuti passano: del libro non si parla. Dei vaccini nemmeno, finché, dopo aver dato prova di una creatività ammirevole inventando un po’ di tutto solo apparentemente a ruota libera a carico dei somari (ricordo per i soliti distratti che la ruota è rotonda), a sorpresa, ecco una doppietta di accenni più che centrati: un paio di tabelle impossibili da decifrare per noi somari e sulle quali Burioni Roberto da Pesaro, in un fiat, sorvola rassicurando tutti: chi ha dubbi sui vaccini è un somaro.

Questa è l’ovvia conclusione di qualunque sillogismo, similitudine o paragone indipendentemente dalla natura delle espressioni e dalla loro pertinenza, una pertinenza che non c’è mai semplicemente perché non è richiesta.

E somari sono coloro che, nell’esiguo numero di qualche decina, abbandonano la sala per andare educatamente a vomitare al riparo di occhi indiscreti. I nuovi insulti, allora, sono d’obbligo e fanno parte della spontaneità del Vate, insulti che costituiranno un elemento fondamentale per tutto il resto dell’appassionante pomeriggio.

Qualcuno tra il pubblico, insofferente, tenta d’intervenire perché, somaro che è, gli pare che ciò che dice Burioni Roberto sia cosa da trattamento sanitario obbligatorio e, al colmo della sfacciataggine, crede pure che sia da denuncia per procurato allarme.

Ma il grande pubblico capisce e applaude all’indirizzo del Luminare mentre le guardie del corpo, con la gentilezza che è una loro peculiarità, aiutano qualcuno ad uscire. E alle guardie del corpo io devo un ringraziamento personale.

Forse temendo che io non reggessi al peso delle rivelazioni, un paio di loro, pronto per ogni evidenza, si è appostato a pochissimi metri da me che sedevo in undicesima fila al margine estremo della platea.

E, appena discosto, sedeva un professore universitario che conosco da decenni e che si occupa delle tantissime ragazzine massacrate da quel toccasana (Burioni Roberto ce lo ha riconfermato) che è il vaccino anti-HPV.

Bene: il professore era impietrito, forse, chissà, non trovando la forza di accettare che il personaggio che si esibiva facesse parte della più che nobile corporazione dei medici. Ma, ripresosi per un attimo, mi ha sussurrato che poi ci sarebbe stato il momento delle domande, e allora…

A questo punto corre l’obbligo di spiegare qualcosa ai somari che non avevano capito: le domande non ci sarebbero mai state perché Burioni Roberto stava semplicemente scherzando. Nessun medico, nemmeno chi è uscito dall’università di Burioni Roberto, può credere a stravaganze simili.

Quello che lui partoriva a getto continuo inframmezzandolo con le gustose imitazioni delle lepidezze classiche di chi, lasciatosi trascinare dalle delizie dei derivati alcolici di alcuni vegetali, sproloquia negli ambiti delle mescite pubbliche faceva semplicemente parte dello show promesso alla banca.

E, infatti, a testimonianza del successo, gli applausi della maggioranza del pubblico al suo indirizzo, un pubblico fatto per la stragrande maggioranza di una clientela affezionata, si succedevano scroscianti a scena aperta.

Ora, a beneficio degli sfortunati che non hanno potuto godere della luce, comunico che Burioni Roberto ha fatto il suo dovere veramente fino in fondo lodando espressamente sia Renzi Matteo (vedi mai che, grazie a lui, gli arrivi il ministero della salute per far rimpiangere la signora Lorenzin) sia i grillini, nuovi foreign fighters vaccinali il cui schieramento può sorprendere solo chi non li conosca.

Dopo poco più di mezz’ora di un monologo che ha avuto momenti esilaranti anche se di vaccini e di tutti i problemi che li inchiodano così come di che diavolo stia nel libro non si è accennato e a dispetto del momento delle domande mai concesso, distrutto dalla fatica di un parto così impegnativo Burioni Roberto ha lasciato la ribalta ad un cantautore. Sì: un cantautore. “Che c’entra?” si sono chiesti i somari.

Dopotutto, avuto il pane, i Romani dell’Impero pretendevano i circenses, e la banca modenese, illuminato sponsor, storicamente ben preparata, ha regalato loro nientepopodimenoché il rampollo di Pierangelo Bertoli. Costui si è legittimamente appropriato del microfono e ha ipnotizzato la platea con tre canzoni che, dimostrando con i fatti come la percezione del tempo sia relativa, parevano durare quanto la famosa Trilogia wagneriana.

Ora devo ristabilire la verità: non è vero che qualcuno tra il pubblico protestava. Semplicemente russava. A volerla dire tutta, insomma, il menestrello ospite a sorpresa dello spettacolo di arte varia non si è dimostrato un granché e le musiche nemmeno ma, dopotutto, mica poteva oscurare, anche solo per un po’, la luce abbagliante di Burioni Roberto.

Ma qui, a trionfo quasi celebrato, c’è l’incidente: dal fondo della sala uno screanzato grida all’indirizzo di Burioni Roberto che, nel frattempo, era risalito sul palco per assicurarsi l’ovazione finale: “Sono quattro anni che aspettiamo un suo confronto con Montanari!”

Allora, con l’arguzia che lo fa ancora più grande, Burioni Roberto risponde con la già altre volte impiegata nanoparabola: “Sarebbe come se io pretendessi che Federer giocasse a tennis con me e gli dicessi che è un vile se non accetta,” laddove, nella finzione letteraria, il Burioni Roberto sarebbe Federer (ora numero due della classifica ATP e soppiantato al numero uno da Rafael Nadal, cosa di cui urge informare il vaccinotennista d’occasione Burioni Roberto perché possa aggiornare il verbo).

Così, io mi sono alzato e, dall’undicesima fila, ho cercato di raggiungere il palco per spiegare a Burioni Roberto che, se mai si abbassasse a giocare al tennis immaginario con me, in tutta modestia non farebbe neppure un quindici, e per invitarlo per l’ennesima volta ad un confronto pubblico da tenersi dove e quando gli aggradi, lui ed io senza intralci di regime, dati alla mano.

Ma non dati frutto d’invenzione: dati reali e possibilmente propri come fanno gli scienziati nel cui novero Burioni Roberto, con l’autorità che egli stesso si riconosce (e scusate se è poco), autocertifica di appartenere.

Peccato che una guardia del corpo mi abbia impedito di raggiungere il palco ma, comunque, Burioni Roberto non l’avrei incontrato perché, con la saggia prudenza del coniglio, se l’era già data a gambe.

E, allora, dopo essere stato aggredito verbalmente da una deliziosa coppietta, non mi è restato altro che uscire, trovandomi il presidio di persone bizzarramente convinte che i farmaci non possano essere somministrati indiscriminatamente e, magari, nemmeno possano essere utilizzati obbligatoriamente per far ingrassare i conti in banca di qualcuno a rischio della salute di qualcun altro.

Opinioni, naturalmente. Tra loro, “infiltrato”, c’era un ragazzino, peraltro educatissimo ma disperatamente a corto di nozioni e forte solo della tenera sicumera dello studioso via Internet, che ha tentato un attacco “scientifico”. Vabbè.
Da ultimo, chissà se qualche modenese deciderà di togliere il suo conto corrente dalla banca che, a spese dei correntisti, ha organizzato questo trionfo della Medicina come la intendeva Jules Romains.

Ora, aggiungo per informazione, se il regime non impedirà la conferenza, dopo aver cambiato locale ad imitazione di ciò che è già accaduto più volte, il 2 dicembre alle 15 e 30 ne terrò una a Modena. Come sempre, io presenterò dati reali con il frutto delle nostre ricerche e, naturalmente, risponderò alle domande di chi avrà voglia di porle.