Cancro al seno: tutto quello che bisogna fare per prevenirlo

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  • di V. P.

Il cancro al seno è la tipologia di tumore più comune tra le donne, ne colpisce una su 8 e, anche se la percentuale di sopravvivenza è salita al 90% negli ultimi anni, è necessario dare importanza alla prevenzione. Ecco tutto quello che bisogna fare per riconoscere il prima possibile la malattia e intervenire in tempo utile.

Il cancro al seno è la tipologia di tumore più comune tra le donne, ne colpisce una su 8 ma la percentuale di sopravvivenza è salita al 90% negli ultimi anni. Quelli più comuni sono il carcinoma duttale, cioè quello che si forma nelle cellule che rivestono un dotto mammario, e il carcinoma lobulare, che si viene a creare in un lobulo del seno.

Si manifesta con alcuni sintomi ben precisi come la presenza di un nodulo duro e indolore, gonfiore al seno, increspatura della pelle, dolore o retrazione del capezzolo, secrezioni, tutti segni del fatto che è necessario sottoporsi a dei controlli medici specifici per scoprire qual è la gravità della situazione.

Per evitare che la malattia avanzi nel suo stadio, è fondamentale dare importanza alla prevenzione, così da intervenire in tempo utile.

Autopalpazione: tutto quello che c’è da sapere

L’autopalpazione del seno è fondamentale per prevenire il cancro poiché aiuta a riconoscere noduli e anomalie, così da richiedere il prima possibile un consulto medico o una visita ginecologica. Si tratta di un semplice massaggio e non di un esame vero e proprio ma è il primo passo da compiere nel caso in cui si nota qualcosa di strano.

Quando farla? – L’autopalpazione deve essere praticata tutti i mesi quando il seno è morbido, cioè 2 o 3 giorni dopo la fine del ciclo mestruale. Quando si è in menopausa, invece, non c’è un momento ideale ma sarebbe buona abitudine farla a scadenze regolari. E’ a partire dai 20 anni che bisogna cominciare a praticarla con una certa regolarità, visto che è proprio durante l’età più fertile che aumenta ill rischio di andare incontro a un cancro al seno.

Perché è importante? – Palpare il seno a scadenze ben precise è fondamentale per conoscere l’anatomia, la consistenza e le particolarità di questa parte del corpo. In questo modo, si noteranno subito i possibili cambiamenti come rigonfiamenti o perdite e si avrà la possibilità di rivolgersi a un medico il prima possibile. Molto spesso si tratterà solo di cisti benigne ma sarebbe bene tenerle sotto controllo.

Come bisogna farla? – La prima cosa che bisogna fare quando si vuole praticare l’autopalpazione è osservare il busto davanti allo specchio, così da tenere sotto controllo i possibili cambiamenti nella dimensione e nella simmetria dei seni. Si possono alzare e abbassare le braccia, in modo tale da osservare le possibili deformazioni e irregolarità. L’autoesame vero e proprio deve essere fatto mentre si è stese sulla schiena con un cuscino sotto le spalle, poggiando la mano destra sul seno sinistro e viceversa. Con dei piccoli movimenti regolari si dovrà notare se ci sono dei cambiamenti di volume. E’ importante inoltre “passare in rassegna tutta la superficie, comprese le ascelle.

Come riconoscere i noduli? – Quando si diventa esperte di autopalpazione, si riconosceranno i noduli di 1 cm, visto che si noteranno delle irregolarità sul proprio seno, ma è necessario sottoporsi a delle mammografie per trovare quelli allo stadio iniziale di 2-3 mm di diametro. Il consiglio dei medici è ricorrere all’esame regolarmente dopo i 40 anni, mentre dopo i 50 dovrà essere fatta una volta ogni 2 anni.

I sintomi del cancro al seno

Il cancro al seno viene accompagnato da alcuni sintomi ben precisi, primo tra tutti la comparsa di un nodulo mammario. Può essere duro e indolore oppure soffice e rotondeggiante ma, quando è cancerogeno, con molte probabilità presenterà dei bordi irregolari. La malattia può inoltre manifestarsi con gonfiore al seno, irritazione, increspatura della pelle, dolore, arrossamento o retrazione del capezzolo, cambiamenti nella forma e nelle dimensioni, secrezioni diverse dal latte materno. In alcuni casi, inoltre, il tumore può diffondersi anche ai linfonodi ascellari ma solo in pochissimi casi provoca dolore. Nel momento in cui si cominciano a notare delle anomalie, sarebbe bene rivolgersi a un medico e sottoporsi a un controllo specialistico.

Gli esami per prevenire il tumore al seno

Ogni volta che si notano o si avvertono delle anomalie che fanno pensare alla presenza di un tumore, è bene richiedere consiglio al proprio medico che, dopo aver fatto alcune domande sulla storia personale e familiare della paziente, potrà decidere se è necessario ricorrere a un esame fisico. In questo modo, si potranno vedere i tessuti all’interno del seno e capire se esiste davvero il rischio che la malattia sia maligna.

Esame clinico del seno – Si tratta di un esame praticato da un medico esperto che attraverso la palpazione può avvertire la presenza di noduli, analizzandone dimensione, forma e consistenza. I noduli benigni sono infatti differenti da quelli maligni poiché appaiono rotondi, mobili e morbidi al tatto. Quelli dalla forma irregolare e saldamente ancorati al seno hanno più probabilità di essere cancerosi.

Mammografia – Le mammografie diagnostiche sono delle radiografie del seno e vengono praticate quando si notano dei cambiamenti inusuali delle mammelle come dolori, ispessimento del capezzolo, cambiamento di forma o noduli. Grazie allo screening, è possibile scoprire il motivo di quelle anomalie.

Ultrasuoni – L’esame agli ultrasuoni è quello che meglio permette di capire se il nodulo è solido o se è ricco di liquido. Le onde, infatti, rimbalzano sui tessuti e il computer utilizza gli echi prodotti per creare le immagini che il medico analizzerà. Nel caso in cui si tratti solo di una cisti, si noterà facilmente che è solo una sacca piena di liquidi.

Imaging a risonanza magnetica – La risonanza magnetica (MRI) serve per rendere più dettagliate le immagini del tessuto mammario, servendosi di un potente magnete collegato a un computer. L’ideale è utilizzarla insieme a una mammografia.

Biopsia – Si tratta dell’esame più invasivo ma che permette di sapere al 100% se ci si trova di fronte a un cancro. Viene praticata da un chirurgo o da un esperto di malattie al seno poiché viene rimosso il liquido o il tessuto di quella parte del corpo, così da scoprire se la malattia esiste.

Cosa fare per ridurre il rischio del cancro al seno

Non esiste un metodo sicuro per evitare al 100% il cancro al seno ma è possibile ridurre il rischio seguendo uno stile di vita sano. E’ consigliabile limitare l’uso di alcolici, fare regolarmente attività fisica, tenere sotto controllo il proprio peso, allattare per almeno 2 mesi dopo una gravidanza non usare la terapia ormonale post-menopausa, così da limitare al minimo le possibilità che la malattia compaia. E’ fondamentale, inoltre, che una donna segua le linee guida per una diagnosi precoce, così da scoprire il prima possibile la presenza del tumore e prendere i provvedimenti necessari. Tra i 20 3 i 30 anni è necessario sottoporsi regolarmente a un esame clinico del seno, dai 40 anni in su bisogna ricorrere a una mammografia ogni anno e continuare fino a quando si è in buona salute. Diverso è il caso di quelle più a rischio, che dovrebbero sostenere una risonanza magnetica e una  mammografia ogni anno.

Fonte: Fanpage.it