La cannabis è nociva e provoca la sindrome iperemetica

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La cannabis provoca la Sindrome iperemetica da cannabinoidi con vomito e dolori addominali

  • di Andrea Centini

La condizione patologica si credeva fosse rara, ma un nuovo studio indica che potrebbe interessare milioni di persone. La sindrome potrebbe non essere scatenata dai principi attivi più rilevanti della cannabis, ovvero il THC e il cannabidiolo.

La Sindrome iperemetica da cannabinoidi o CHS (acronimo di Cannabinoid hyperemesis syndrome) è considerata una rara condizione patologica che colpisce i grandi fumatori di marijuana, caratterizzata da violentissimi attacchi di vomito e forti dolori addominali. Un nuovo studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Medicina di Emergenza presso la Scuola di Medicina dell’Università di New York, tuttavia, suggerisce che i numeri coinvolti potrebbero essere molto più ampi. Secondo gli scienziati guidati dal professor Joseph Habboushe, che hanno pubblicato i risultati della propria indagine sulla rivista Basic & Clinical Pharmacology & Toxicology, le persone colpite sarebbero addirittura milioni. La scoperta sta preoccupando gli esperti non solo perché fa emergere quanto ancora sono poco conosciuti gli effetti della cannabis, soprattutto quelli a medio-lungo termine, ma anche perché nei Paesi dove la droga è legale e sfruttata a scopo terapeutico viene persino prescritta per trattare proprio i sintomi della malattia.

Cos’è la Sindrome iperemetica da cannabinoidi

La Sindrome iperemetica da cannabinoidi è una forma di intolleranza alle sostanze presenti nella cannabis; non è chiaro se ai due principi attivi principali, cioè il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo), o ad altri cannabinoidi in concentrazioni minori. Emerge tipicamente nelle persone che fanno largo uso della sostanza stupefacente, come quelle fumano da anni più volte al giorno, ma non sarebbe così rara come suggerito dalle indagini del recente passato. Intervistando i pazienti finiti a un pronto soccorso di New York, Habboushe e colleghi hanno infatti individuato 155 fumatori assidui di marijuana tra i 18 i 49 anni, dei quali ben un terzo con i sintomi tipici della CHS. È numero molto elevato rispetto al dato atteso; in base ad esso gli scienziati hanno stimato che gli americani colpiti dalla sindrome potrebbero essere due milioni.

I sintomi della CHS

Come suggerisce il nome stesso, la sindrome iperemetica scatena violenti attacchi di vomito, anche più di cinque in una sola ora, e sono accompagnati da intensi dolori addominali e nausea. L’eccesso di vomito innesca un processo di disidratazione e perdita di peso corporeo. Tipicamente, nella fase iniziale della condizione – che può durare mesi o anni – i fumatori avvertono nausea, conati di vomito e dolori alla pancia, ma la sintomatologia non è esplosiva. Questa è la fase più delicata poiché laddove legale la cannabis viene prescritta proprio per ridurre simili sintomi, peggiorando la sindrome, fino a scatenare gli attacchi più gravi e costanti. Nella fase ipermetica le crisi di vomito sono acute e producono una debilitante sensazione di malessere.

Come si cura la CHS

Non esiste una cura per la Sindrome iperemetica da cannabinoidi, e l’unica soluzione efficace è smettere di fumare marijuana. Per alleviare i sintomi è noto il ‘rimedio’ dei bagni e delle docce caldi, con temperature talvolta insopportabili. Questa malattia è stata descritta per la prima volta nel 2004 da alcuni scienziati australiani in un semplice ‘case report’, dopo aver analizzato casi di pazienti assidui fumatori di cannabis che sperimentavano gravi ed improvvisi attacchi di vomito, e che trovavano sollievo proprio nei bagni di acqua caldissima. A causa delle conoscenze lacunose sugli effetti della cannabis, questa condizione viene spesso confusa con la sindrome del vomito ciclico, una malattia rara.

Uno studio con alcuni limiti

Sebbene il nuovo studio suggerisca che la CHS possa essere molto diffusa, ci sono alcuni limiti nell’indagine di cui tener conto. Nei questionari proposti ai pazienti, ad esempio, non c’erano domande relative alla ‘potenza’ (la concentrazione di cannabinoidi) della marijuana consumata, e soprattutto all’uso di farmaci. La CHS è una condizione emersa solo di recente, ma la marijuana viene fumata da moltissimo tempo; secondo alcuni la sindrome potrebbe non essere strettamente associata ai cannabinoidi, bensì alle sostanze usate nella coltivazione della pianta – come i pesticidi – o al trattamento dopo il raccolto. Inoltre potrebbero avere un ruolo anche farmaci o altre sostanze, che combinati con la marijuana potrebbero scatenare l’effetto iperemetico. Habboushe e colleghi tengono a sottolineare che col loro studio non vogliono giudicare se la marijuana è buona o cattiva, ma evidenziarne gli effetti collaterali che devono essere studiati e compresi, per essere evitati e trattati.

Fonte: Fanpage