Carenza di vitamina D: ecco cosa succede se sottovaluti questi sintomi

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Carenza di vitamina D

Carenza di vitamina D: sintomi e rischi per la salute – di Redazione Donna

La vitamina D è fondamentale per il nostro organismo: la sua carenza può compromettere la salute delle ossa, del sistema nervoso e non solo.

Scopriamo quali sono le cause e i sintomi della carenza di vitamina D e come prevenirla.

Cosa accade in caso di carenza di vitamina D? Si tratta di una vitamina molto importante per il nostro organismo grazie alla sua capacità di mantenere in salute le ossa, il cuore e il sistema nervoso.

Le fonti da cui il nostro corpo riceve la vitamina D sono il sole e l’alimentazione: spesso però è difficile rendersi conto di una carenza, fino a quando non viene diagnosticata attraverso gli esami del sangue.

È importante quindi fare controlli periodici che devono riguardare sia i bambini che gli adulti: gli effetti della carenza di vitamina D possono essere infatti anche molto gravi.

Scopriamo allora quali sono le cause e i sintomi di questa carenza, i rischi per la salute e come prevenirla.

Quali sono i soggetti più predisposti alla carenza di vitamina D?

I soggetti più predisposti alla carenza di vitamina D sono le persone che passano poco tempo all’aria aperta, non godendo dei raggi del sole, ma anche chi non assume alimenti che contengono vitamina D.

Le persone maggiormente a rischio sono comunque bambini, donne in gravidanza e allattamento e anziani.

Di solito, in caso di carenza accertata, il medico prescrive degli integratori specifici per ripristinare i valori di vitamina D.

Carenza di vitamina D: cause e sintomi

Le cause principali della carenza di vitamina D sono: inadeguata esposizione ai raggi del sole, necessaria per la sintesi della vitamina D; apporto alimentare insufficiente;

Malattie del fegato o dei reni, che interferiscono con l’assorbimento della sostanza: insufficienza renale, epatica, pancreatite e fibrosi cistica; abuso di alcool

Tra i sintomi più comuni della carenza di vitamina D troviamo:

Malattie delle ossa: rachitismo, osteomalacia, osteoporosi e dolori alle ossa; debolezza muscolare, formicolii e spasmi; problemi cardiaci;

eccessiva sudorazione delle mani; asma nei bambini o disturbi cognitivi negli anziani; sbalzi di umore (a causa dei bassi livelli di serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità”).

Carenza di vitamina D: le conseguenze per il nostro organismo

Le conseguenze della carenza di vitamina D possono variare in base all’età e allo stato di salute della persona, inoltre ad incidere può essere anche il posto in cui viviamo. Ma vediamo quali sono le conseguenze più diffuse dovute alla carenza di vitamina D.

Rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. Tra le conseguenze più gravi della carenza di vitamina D nei bambini c’è il rachitismo dovuto spesso ad un’alimentazione non adeguata alle esigenze dell’organismo, o a una scarsa esposizione ai raggi del sole.

Per prevenire il rachitismo nei bambini è importante che le donne in gravidanza abbiamo adeguati livelli di vitamina D, così da proteggere il feto.

Negli adulti, invece, una carenza di vitamina D può portare alla deformazione delle ossa o a degli anomali inarcamenti della colonna vertebrale o degli arti inferiori.

In particolare l’osteomalacia è una carenza cronica di vitamina D che porta alla fragilità ossea: a causarla sono di solito patologie del fegato o dei reni, oltre ad una mancato assorbimento di questa importante vitamina e a una inadeguata esposizione al sole.

Malattie autoimmuni

Una carenza di vitamina D potrebbe favorire la comparsa di alcune malattie autoimmuni come Lupus, artrite reumatoide, diabete di tipo 1:

una carenza di questa sostanza, infatti, non permette al sistema immunitario di funzionare per il meglio, portando così a contrarre malattie di questo tipo.

Rischio di Alzheimer e depressione per chi vive in zone poco soleggiate. La carenza di vitamina D aumenta il rischio di ammalarsi di Alzheimer soprattutto nelle popolazioni che vivono in posti poco soleggiati.

Lo stesso vale per la depressione, un’altra conseguenza della carenza di questa vitamina riscontrata principalmente nei Paesi del nord Europa: nei casi più gravi si arriva fino al suicidio.

Per questo nei Paesi nordici assumono integratori di vitamina D3 per prevenire la depressione in quanto stimola la produzione di serotonina.

Rischi per la salute del cuore. Una carenza di vitamina D può inoltre causare danni alla salute del cuore, a rivelarlo una ricerca condotta dai ricercatori dell’Ospedale Maggiore della Carità dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale:

chi ha livelli inferiori a 20ng/mL di vitamina D è più predisposto a sviluppare la caronaropatia, una malattie a carico delle arterie del cuore.

Come prevenire la carenza di vitamina D

Per prevenire la carenza di vitamina D ci sono dei comportamenti che possiamo mettere in atto. Principalmente è importante:

Esporsi al sole per almeno 15 minuti al giorno. È infatti questo il tempo necessario per permettere all’organismo di sintetizzare la vitamina D:

bisogna ovviamente farlo con cautela evitando le ore in cui il sole è più forte, dalle 11 alle 15, soprattutto in estate.

In  inverno, in mancanza di sole, è consigliabile trascorrere comunque del tempo all’aria aperta.

Curare l’alimentazione con i cibi giusti. Tra gli alimenti fonte di vitamina D troviamo latte e derivati (formaggi, yogurt ecc…), uova (soprattutto il tuorlo), ma soprattutto l’olio di fegato di merluzzo:

ne basterebbe un cucchiaio al giorno per coprire l’intero fabbisogno giornaliero, anche se si tratta di un alimento che non rientra nella nostra dieta, per questo possiamo sopperire con il consumo di pesci come salmone, sgombro, anguilla, carpa e tonno.

Inoltre troviamo riso, latte di soia, carne di vitello magra e funghi porcini, altri alimenti che non devono mancare sulla nostra tavola, se vogliamo evitare una carenza di questa importante vitamina.

Ma qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina D? Negli adulti è di circa 5 microgrammi al giorno.

Nei bambini, nelle donne in gravidanza e allattamento e negli anziani, la quantità sale a 10 microgrammi o 15 in persone oltre i 70 anni di età. Fonte: donna.fanpage.it

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