Catalogna, violenza ai seggi: oltre 800 i feriti. Rajoy: “E’ stata una messinscena”

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  • di Gaetano Paciello

Il voto sull’indipendenza della Catalogna si macchia di sangue. Scene di violenza e guerriglia urbana hanno attraversato oggi le città spagnole che fanno capo al governo di Barcellona: quella che doveva essere una “gioiosa” celebrazione elettorale si è trasformata in un incubo. Più volte la polizia spagnola è intervenuta con la forza in centinaia di seggi elettorali per impedire lo svolgimento del referendum. Ma le scelte operate da Madrid non hanno impedito del tutto il voto, definito dal premier Rajoy “illegale”. Oltre seimila seggi, dove erano chiamati al voto ben 5,3 milioni di catalani, hanno spalancato le porte per consentire le operazioni di voto. E i cittadini non hanno disertato l’invito a recarsi alle urne: in migliaia hanno fatto la coda, per tutto il giorno, davanti ai seggi per esprimere le proprie idee circa l’indipendenza, o meno, della Catalogna dal Regno di Spagna. Tuttavia, la polizia spagnola ha sequestrato molte urne, anche quelle provvisorie.

Scontri e feriti

Nel corso della giornata non sono mancati scontri (azioni che sia il governo di Madrid che quello di Barcellona erano intenzionati ad evitare) e violenze.

Violenze a tratti molto forti tanto da sorprendere perfino i dirigenti catalani, impegnati da mesi in un durissimo braccio di ferro con Madrid. Tante le persone rimaste ferite durante le cariche della polizia. Al momento sarebbero 844. A riferirlo è lo stesso governo catalano; dal Ministero degli Interni spagnolo hanno fatto sapere che anche i militari inviati a Barcellona e dintorni per impedire il voto sono rimasti feriti 33 agenti: 19 tra le file della polizia, 14 della Guardia Civil.

Le immagini della violenza degli agenti spagnoli, dei volti insanguinati dei civili, di anziani colpiti dai manganelli, hanno fatto il giro del mondo provocando incredulità e condanne. “Dai tempi del franchismo non si vedeva una tale violenza di stato”, ha accusato il portavoce del governo Jordi Turull, minacciando di portare Madrid “davanti ai tribunali internazionali”. “Oggi la Spagna ha perso la Catalogna“, ha sentenziato l’ex presidente Artur Mas. Il governo spagnolo, dal canto suo, ha definito “esemplare” l’operato della polizia in difesa dello stato: “Hanno agito in forma professionale e proporzionale”, ha detto la vicepremier Soraya de Santamaria. “Abbiamo dovuto fare quello che non volevamo“, ha aggiunto il Prefetto in Catalogna, Enric Millò.

Gli exit poll

I media spagnoli hanno riferito le prime proiezioni sui dati dello scrutinio del referendum catalano: il “Sì” all’indipendenza è all’87%. Il 9% dei cittadini ha votato “No”, e solo il 3% ha votato scheda bianca. L’1% delle schede risulta nullo. A diffondere le proiezioni il partito Democrates de Catalunya, in base allo scrutinio di 200 schede in 50 seggi.

Puigdemont: “Pagina di storia vergognosa”

Ad urne chiuse, il presidente catalano Carles Puigdemont, in una dichiarazione, ha affermato: “Lo stato spagnolo ha scritto oggi una pagina vergognosa della sua storia in Catalogna. E’ una vergogna che accompagnerà per sempre l’immagine dello Stato spagnolo“. Ha poi lanciato un appello all’Unione Europea affinché cessi di ignorare la crisi catalana e le violazioni dei diritti umani di cui si è resa responsabile la Spagna: “L’Ue non può continuare a guardare dall’altra parte – ha concluso – abbiamo guadagnato il diritto di essere rispettati in Europa“.

Rajoy: “Rimane lo stato di diritto”

Madrid non si lascia intimidire: “Oggi non c’è stato alcun referendum, è chiaro a tutti – ha dichiarato in diretta tv il premier spagnolo Mariano Rajoy al termine delle operazioni di voto -. Il nostro stato di diritto mantiene la sua forza e resta in vigore, reagisce di fronte a chi vuole sovvertirlo. Ringrazio le forze di sicurezza dello Stato che hanno tenuto fede agli obblighi e rispettato il mandato della Giustizia davanti ad un attacco così grave alla nostra legalità”. Secondo Rajoy, quello svoltosi in Catalogna “è stato un ricatto di pochi. La maggioranza del popolo catalano non ha partecipato alla sceneggiata degli indipendentisti. Queste persone hanno dato prova di senso civico e grande rispetto per i principi che sono alla base della nostra convivenza: oggi abbiamo constatato la forza della democrazia spagnola”, ha aggiunto. Il referendum in Catalogna “è stato una sceneggiata” degli indipendentisti, ha concluso.

Piquè: “Orgoglioso di essere catalano”

“Quando in Spagna non si votava c’era il franchismo: io sono orgoglioso di essere catalano”. E’ quanto affermato da Gerard Piquè, difensore del Barcellona, dopo la partita, giocata a porte chiuse per motivi di sicurezza e vinta dai blaugrana col Las Palmas, parlando delle tensioni per il voto sull’indipendenza della Catalogna. “Il Pp e il capo del governo Mariano Rajoy mentono, dicono che siamo una minoranza ma siamo milioni – ha detto il calciatore in lacrime -. In sette anni mai una forzatura, mai una violenza. Ma quale sia il suo livello si vede, va in giro per il mondo e non sa neanche l’inglese…”. Nel frattempo, le autorità catalane hanno indetto per martedì 3 ottobre uno sciopero generale in tutta la Catalogna per denunciare la repressione dello stato spagnolo.

fonte: interris